Prodotti per l'infanzia, Urso: "Taglio Iva trasferito solo a metà sui prezzi". Ma non tiene conto dell'inflazione
di Rosaria AmatoROMA - Dopo i benzinai, i produttori di alimenti e articoli per la prima infanzia, dal latte ai pannolini. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso valuta, sulla base del monitoraggio del Garante per la sorveglianza dei prezzi, che il taglio dell'Iva adottato dalla legge di Bilancio, che ha ridotto l'aliquota dal 10 al 5%, sia stato trasferito solo per il 50% sui prezzi finali. "Dal monitoraggio è emerso che nei primi tre mesi di applicazione delle aliquote ridotte, fino a marzo scorso, gli effetti della manovra non appaiono interamente trasferiti a vantaggio del consumatore", spiega il ministero, annunciando che il ministro Urso ha dato mandato a Mister Prezzi di "convocare al più presto una riunione di allerta rapida, istituita con il recente Decreto Trasparenza, per l'approfondimento delle ragioni sottese alle dinamiche di prezzo dei prodotti interessati, al fine di realizzare gli interventi necessari".
ROMA - Dopo i benzinai, i produttori di alimenti e articoli per la prima infanzia, dal latte ai pannolini. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso valuta, sulla base del monitoraggio del Garante per la sorveglianza dei prezzi, che il taglio dell'Iva adottato dalla legge di Bilancio, che ha ridotto l'aliquota dal 10 al 5%, sia stato trasferito solo per il 50% sui prezzi finali. "Dal monitoraggio è emerso che nei primi tre mesi di applicazione delle aliquote ridotte, fino a marzo scorso, gli effetti della manovra non appaiono interamente trasferiti a vantaggio del consumatore", spiega il ministero, annunciando che il ministro Urso ha dato mandato a Mister Prezzi di "convocare al più presto una riunione di allerta rapida, istituita con il recente Decreto Trasparenza, per l'approfondimento delle ragioni sottese alle dinamiche di prezzo dei prodotti interessati, al fine di realizzare gli interventi necessari".
Un'iniziativa alla quale plaudono la stragrande maggioranza delle associazioni dei consumatori, tra le quali c'è anche chi ritiene che il mancato trasferimento del taglio dell'Iva sia superiore al 50%. Ma un'analisi più approfondita dei dati diffusi dallo stesso ministero, e che tiene conto della letteratura scientifica in materia, che analizza gli effetti del passaggio dei tagli dell'Iva ai prezzi finali, porta a una lettura diversa.
Da un taglio del 5% dell'Iva ci si potrebbe attendere, è vero, una ricaduta nell'ordine del 4,5% sul prezzo finale dei prodotti. Questo però può avvenire solo se il prezzo di base si mantiene costante. L'effetto del taglio, cioè, andrebbe calcolato su quello che sarebbe stato il prezzo finale in assenza della norma in legge di Bilancio. Un calcolo estremamente difficile da fare, anche l'Istat, che effettua una capillare ricognizione per calcolare le variazioni dei prezzi, avrebbe difficoltà a farlo.
Lo stesso ministero delle Imprese ammette che "la misura dell’intervento si inserisce in una fase caratterizzata da un’inflazione tutt’ora presente (i beni alimentari, per la cura della casa e della persona mostrano, tra dicembre 2022 e marzo 2023, un aumento complessivo del +3%)", ma poi non tiene conto di questo elemento di valutazione, arrivando comunque alla conclusione che "si osserva una variazione del prezzo pari solo al 50% di quella attesa".
Ma vediamo le variazioni comunicate dal Garante per i primi tre mesi dell'anno. Il prezzo medio del pannolino aperto è calato del 4,9%, quello del pannolino mutandina del 2,9%, quello del latte dell'"infanzia-partenza" dell'1,3%, quello sul latte "infanzia crescita" del 2,6%, quello del latte di proseguimento dell'1,4%, e infine quello del seggiolino auto del 2%. In tutti i casi si osservano dei cali, per i pannolini aperti si va anche oltre il 4,5% che sarebbe stato ragionevole attendersi se il taglio dell'Iva si fosse trasferito per intero al prezzo finale. Cali insufficienti? Impossibile dirlo. Anche nel caso dei pannolini, non si può arrivare alla conclusione che si tratti di un esempio "virtuoso", perché a determinare il calo finale del prezzo potrebbe essere un eccesso di offerte, un boom del due per tre che per esempio potrebbe essere stato lanciato nel periodo considerato. Però va notato come per altri prodotti per l'infanzia a cui non è stato applicato il taglio dell'Iva si riscontra invece un deciso rialzo: l'ultima rilevazione Nielsen riscontra per esempio per l'ultima settimana di aprile un aumento del 13,4% su base annua per i biscotti per l'infanzia.
"L'elevato livello dei prezzi dei prodotti per l'infanzia - denuncia il presidente di Assoutenti Furio Truzzi - non solo impoverisce le tasche delle famiglie con figli, ma ha effetti negativi diretti sulla natalità nel nostro Paese". Ma ci sono anche associazioni dei consumatori, come Altroconsumo, che, pur plaudendo all'iniziativa del ministro Urso, frenano sulle accuse a imprese e commercianti: in un comunicato che analizza lo stesso periodo considerato da Mister Prezzi e dal Mimit infatti, pur riscontrando un calo equivalente a quello atteso solo per i pannolini, e molto vicino per il latte artificiale, osserva che "occorre però tenere presente che il mancato calo dei prezzi è determinato da molteplici fattori, quali il generale aumento dell’inflazione – spinta dai rincari dell’energia e delle materie prime degli scorsi mesi –, e i conseguenti rincari apportati dai produttori e rivenditori".