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La Ue alza le stime sul Pil italiano. Giorgetti apre a una soluzione sul Mes

IL PALAZZO BERLAYMONT A BRUXELLES 
Per il 2023 crescita stimata all’1,2%, meglio della Germania. Ma il debito resta alto
2 minuti di lettura

BRUXELLES - «Si può trovare una soluzione politica». L’Italia per la prima volta apre sul Mes, il Meccanismo di Stabilità contro cui da sempre si è scagliato il centrodestra.

Ieri, infatti, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la riunione dell’eurogruppo (l’incontro dei ministri finanziari dell’area euro) ha per la prima volta spiegato in maniera esplicita che il suo governo intende uscire dall’impasse.

«Sono consapevole dell’importanza di completare il processo di ratifica del Mes — ha detto durante il vertice — in tutti gli Stati membri, compresa l’Italia». Certo l’esponente leghista non è pronto ad accendere il “disco verde” in maniera incondizionata.

BRUXELLES - «Si può trovare una soluzione politica». L’Italia per la prima volta apre sul Mes, il Meccanismo di Stabilità contro cui da sempre si è scagliato il centrodestra.

Ieri, infatti, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la riunione dell’eurogruppo (l’incontro dei ministri finanziari dell’area euro) ha per la prima volta spiegato in maniera esplicita che il suo governo intende uscire dall’impasse.

«Sono consapevole dell’importanza di completare il processo di ratifica del Mes — ha detto durante il vertice — in tutti gli Stati membri, compresa l’Italia». Certo l’esponente leghista non è pronto ad accendere il “disco verde” in maniera incondizionata.

"Parlamento non pronto"

La posizione tradizionale della sua coalizione resta piuttosto negativa. «Di fatto e probabilmente per questioni storiche — ha sottolineato — la nostra sensazione è che il Parlamento italiano non sia ancora pronto per completare la ratifica».

Ma questo non impedisce di arrivare a una “exit strategy”: «La questione è piuttosto politica e penso che dovremmo cercare di risolverla in modo politico. Sono stato in contatto con Pascal Donohoe e Pierre Gramegna a questo proposito e apprezzo la loro disponibilità nel cercare di trovare una soluzione politica. Spero che insieme riusciremo a trovarla presto».

Probabilmente i contatti avuti dal titolare di Via XX settembre nei giorni scorsi al G7 finanziario in Giappone hanno sortito un primo effetto. La partita del Mes non è del resto scollegata da altri dossier fondamentali: la riforma del Patto di Stabilità e la concessione dei finanziamenti semestrali del Pnrr.

GIANCARLO GIORGETTI IN GIAPPONE (afp)

Le stime di Bruxelles

E anche le previsioni economiche rese note ieri dalla Commissione Ue hanno tranquillizzato, per ora, l’esecutivo Meloni.

In effetti qualche buona notizia è arrivata. Almeno per il 2023. Molto meno per il prossimo anno. La crescita del Pil è fissata all’1,2 per cento. Tra i “grandi” Paesi dell’Unione, l’Italia dovrebbe registrare il balzo più alto: la Germania ad esempio crescerà quest’anno solo dello 0,2 per cento e la Francia dello 0,7.

Sebbene ci sono altri stati membri che avranno delle vere e proprie impennate: l’Irlanda con il 5,5% e Malta con il 3,9. Complessivamente l’Ue si attesterà sull’1 per cento.

Anche sul deficit Bruxelles prevede un dato molto simile a quello dell’esecutivo italiano: 4,5%. Resta altissimo invece il debito che secondo Palazzo Berlaymont sarà al 140,4 per cento rispetto al Pil. Il più alto dopo la Grecia al 160,2.

Peggio solo la Grecia

La soglia psicologica del 100%, però, è stata superata sia dalla Spagna (110), sia dalla Francia (109). «La bilancia dei rischi — ha sottolineato però con soddisfazione il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni — è tornata in negativo».

Le brutte notizie si concentrano sul prossimo anno. La crescita del nostro Pil prevista dalla Commissione si ferma all’1,1 per cento. Secondo le ultime stime del governo Meloni dovrebbe invece salire all’1,4. Non solo.

Per Bruxelles, l’Italia potrebbe avere nel 2024 la peggiore performance sul Prodotto Interno lordo di tutta l’Unione: tutti cresceranno più dell’1,1%. Il deficit/pil sarà al 3,7 per cento (stesso dato del Ministero dell’Economia).

Torna il Patto

Ma alla luce del ritorno in vigore del Patto di Stabilità dal prossimo primo gennaio questo dato ci metterà automaticamente sotto osservazione. Anche perché l’andamento del debito non è previsto felicemente in riduzione: nel 2024 passerà dal 140,4 al 140,3. Certo non una performance rassicurante.

Tra i fattori positivi il calo dell’inflazione. Che in Italia sarà quest’anno del 6,1 e del 2,9 nel 2024. In calo anche la disoccupazione nel 2023, e stabile nel 2024.