Gas, ecco come la Russia vuole aggirare il blocco del G7 e far salire i prezzi in Europa
di Luca PagniROMA - Nonostante l'inverno sia ancora lontano, le grandi manovre per il controllo delle forniture di gas naturale in Europa sono già iniziate. Da Tokyo, i membri del G7 hanno fatto trapelare che faranno di tutto per limitare le entrate del Cremlino, che si basano - per quasi la metà del totale - sulle esportazioni di idrocarburi. E, di conseguenza, per ridurre la sua capacità di spesa in armamenti, grazie a un undicesimo pacchetto di sanzioni.
Ma allo stesso tempo, Mosca si è attrezzata per continuare a rifornire di gas i paesi Ue ancora per qualche anno: se il gas, come minaccia il G7 già dal prossimo inverno, arriverà in quantità sempre più ridotta attraverso i gasdotti, V…
ROMA - Nonostante l'inverno sia ancora lontano, le grandi manovre per il controllo delle forniture di gas naturale in Europa sono già iniziate. Da Tokyo, i membri del G7 hanno fatto trapelare che faranno di tutto per limitare le entrate del Cremlino, che si basano - per quasi la metà del totale - sulle esportazioni di idrocarburi. E, di conseguenza, per ridurre la sua capacità di spesa in armamenti, grazie a un undicesimo pacchetto di sanzioni.
Ma allo stesso tempo, Mosca si è attrezzata per continuare a rifornire di gas i paesi Ue ancora per qualche anno: se il gas, come minaccia il G7 già dal prossimo inverno, arriverà in quantità sempre più ridotta attraverso i gasdotti, Vladimir Putin ha organizzato una flotta per far arrivare il Gnl, il gas naturale liquefatto, che arriva via nave nei porti europei, come mai è avvenuto in precedenza. Una mossa per cercare di alzare i prezzi in Europa.
Il G7 "chiude" i gasdotti in Germania Polonia
Ma andiamo con ordine, per spiegare come Mosca sta cercando di tenere aperti i rubinetti e continuare a finanziare la guerra in Ucraina. Per il petrolio è più facile: il greggio viaggia quasi tutto via mare e dopo l'embargo decretato dai paesi occidentali nel 2022, ha trovato nuovi mercati in Asia, India e Cina in particolare. Ma per il gas?
Il G7 convocato in Giappone si propone di spingere la Ue a ripagare la Russia con quanto il Cremlino aveva congegnato un anno fa, "inventandosi" imprevisti tecnici per fermare il flusso in due dei tre gasdotti principali che portano in Europa il metano dai giacimenti siberiani. In questo modo, la Russia aveva spinto al rialzo i prezzi del metano, arrivato a costare 340 euro al megawattora pochi mesi dopo l'invasione dell'Ucraina.
In particolare, cosa potrebbe fare l'Europa? In vista dell'inverno e della relativa campagna acquisti potrebbe chiudere i gasdotti che passano dalla Germania e della Polonia: la Russia li vorrebbe riattivare, ma Bruxelles potrebbe chiudere i rubinetti in ingresso. In questo modo, la Ue dipenderebbe dalla Russia solo per il 10% del suo fabbisogno, Come nel 2022, mentre era oltre il 40% solo un anno prima.
Rimane aperto il "tubo" che arriva in Italia
In pratica, rimarrebbe aperto il terzo tubo principale, quello che passa per l'Ucraina, l'Austria e da qui arriva in Italia (al passo del Tarvisio) con una diramazione verso la Germania. Ma anche in Italia il fabbisogno coperto da Gazprom, la società che controlla le esportazioni via gasdotto dalla Russia nel 2022 non è andato oltre il 12%. Era tre volte tanto solo l'anno prima.
La chiusura di due gasdotti su tre è possibile perché, in realtà, non c'è mai stato così tanto gas come in questo momento in tutta Europa. Lo dimostra il livello di riempimento degli stoccaggi, i depositi dove gli operatori immagazzinano il gas e gli Stati conservano le riserve strategiche per coprire le emergenze. A livello Ue, a fine aprile gli stoccaggi erano pieni al 60%, una quota mai raggiunta in precedenza. Ancora meglio in Italia, dove il livello 66%.
Gli stoccaggi pieni al 60 per cento
Tutto questo grazie alle politiche di riduzione dei consumi (la Ue ha posto un obiettivo di riduzione del 15% sul totale), ma soprattutto grazie a un inverno dal clima particolarmente mite. Per una volta, il "generale inverno" ha giocato contro la Russia. Non a caso i prezzi - grazie all'abbondanza di materia prima nei depositi europei - sono scesi in questi giorni fino ai 32 euro al megawattora, in calo del 90 per cento dai massimi dell'agosto scorso.
Ma il Cremlino guarda con molta attenzione ai "futures", le opzioni di acquisto in scadenza nei medi invernali dove al momento la media delle quotazioni è attorno ai 50 euro. Per questo motivo, la Russia ha intensificato negli ultimi mesi le spedizioni via nave di Gnl: i rigassificatori del nord Europa negli ultimi mesi hanno battuto ogni record relativo alla lavorazione di metano russo. In questo modo, Putin sta cercando di creare una nuova dipendenza.
Gnl, la nuova dipendenza dal Cremlino
Dopo il record di 22 miliardi di metri cubi di Gnl importati nel 2022 dalla Russia (+30% sull'anno precedente), anche nel 2023 i flussi rimangono elevati: a febbraio, ancora in piena stagione invernale, nei porti europei sono arrivati 2 miliardi di metri cubi Tanto da spingere la Ue a lanciare un appello ai paesi membri per limitare gli acquisti, con l'80% del totale a carico di Francia, Belgio e Spagna.
Mentre l'Italia può contare su un pacchetto di fornitori molto più differenziati: Azerbajian e Algeria, in particolare, oltre agli Stati Uniti i cui operatori hanno aumentato del 144% le esportazioni di Gnl verso l'Europa nel 2022, proprio per sopperite ai tagli di acquisti dalla Russia. In questo quadro, il G7 può preparare le nuove sanzioni dei confronti di Mosca. Ma senza scordare il Cremlino non si darà per vinto fino a quando sarà in grado di vendere gas all'Europa.