E' il primo a dichiararsi colpevole tra i dirigenti Wolksvagen nel caso dieselate. L'ex amministratore delegato di Audi, Rupert Stadler, ha confessato durante una delle udienze del processo incaridinato al Tribunale di Monaco. Una scelta dettata più dalla strategia processuale - l'ammissione può portare ad una condanna con la condizionale - piuttosto che dalla sola volontà di caricarsi le responsabilità per i sistemi e le procedure adottate, compreso il montaggio del software illegale per risultare in linea con i limiti di emissioni previste. Volkswagen ha ammesso nel settembre 2015 di aver installato dispositivi su 11 milioni di veicoli dei marchi del gruppo che li facevano apparire, durante i test di laboratorio, meno inquinanti di quanto non fossero in realtà.
Stadler ha detto di aver "accettato" che i veicoli vengano messi in vendita con software non autorizzato e di aver "omesso" di informare i partner di Volkswagen. La dichiarazione è stata letta dall'avvocato Ulrike Thole-Groll. L'ex boss di 60 anni è il principale imputato nel primo processo penale aperto in Germania. Dopo che il suo legale ha letto la dichiarazione Stadler ha detto solo "sì" per confermare la sua colpevolezza. È sotto processo da due anni e mezzo insieme ad altri ex dirigenti Volkswagen e ha sempre contestato le accuse. Ha cambiato posizione poche settimane fa. Non è accusato di essere il mandante della truffa ma di aver saputo dell'installazione di software illegali e di non aver fatto nulla per fermarla, continuando a sostenere la vendita di auto contraffatte. "Sono pentito", avrebbe anche aggiunto in aula. L'ex amministratore delegato Audi ora potrebbe essere condannato a due anni, ma la pena verrebbe sospesa, e pagare una multa di 1,1 milioni di euro.
Da oltreoceano non arrivano buone notizie per chi possiede una Jeep Cherokee costruita tra il 2014 e il 2016. Il marchio di Detroit, che fa parte del gruppo Stellantis, partecipato da Exor che controlla anche Repubblica, ha lanciato una campagna di richiamo che interessa 219 mila Suv, di questi 65 mila al di fuori del Nord America. Una campagna che mette in guardia i proprietari rispetto al rischio incendio, invitandoli a parcheggiare la vettura all'aperto. Incendio che potrebbe scoppiare causa un rischio cortocircuito del portellone elettronico del Cherokee.