Argentina, inflazione al 108%: record da 30 anni. E i tassi salgono al 97%
di Daniele MastrogiacomoL'economia argentina annaspa sotto l'incalzare dell'inflazione che ha ormai raggiunto il 108,8% su base annua, registrando un nuovo balzo di 8,4 punti ad aprile. E' il più alto degli ultimi 30 anni. Il presidente Alberto Fernández preme sul ministro dell'Economia Sergio Massa che vara una serie di misure tampone. Prende tempo. L'obiettivo è difendere il peso dalla speculazione, scoraggiare il risparmio in dollari e aggiungere nuove riserve internazionali alle Banca Centrale che si trova quasi a secco di valuta.
Sono settimane drammatiche per gli argentini abituati a vivere gli andamenti ondivaghi della loro economia ma mai così colpiti da ondate che rischiano di trascinare il paese in un default imminente e ancora rinviato. La prima misura è l'aumento dei tassi di interesse di 600 punti base al 97 per cento. Si vuole frenare l'emorragia di valuta estera; la gente continua a comprare dollari e il paese ne ha bisogno pe…
L'economia argentina annaspa sotto l'incalzare dell'inflazione che ha ormai raggiunto il 108,8% su base annua, registrando un nuovo balzo di 8,4 punti ad aprile. E' il più alto degli ultimi 30 anni. Il presidente Alberto Fernández preme sul ministro dell'Economia Sergio Massa che vara una serie di misure tampone. Prende tempo. L'obiettivo è difendere il peso dalla speculazione, scoraggiare il risparmio in dollari e aggiungere nuove riserve internazionali alle Banca Centrale che si trova quasi a secco di valuta.
Sono settimane drammatiche per gli argentini abituati a vivere gli andamenti ondivaghi della loro economia ma mai così colpiti da ondate che rischiano di trascinare il paese in un default imminente e ancora rinviato. La prima misura è l'aumento dei tassi di interesse di 600 punti base al 97 per cento. Si vuole frenare l'emorragia di valuta estera; la gente continua a comprare dollari e il paese ne ha bisogno per finanziare l'ampio deficit pubblico. Stampare pesos ha finito per dare nuovo fiato all'inflazione e a far precipitare il valore della moneta nazionale. Massa sta cercando di convincere il Fondo Monetario Internazionale ad anticipare l'erogazione del nuovo prestito concordato e a fine mese volerà a Pechino per cercare un accordo sull'utilizzo dello yuan (unità di base del renminbi) nel commercio estero.
Nella sua ultima visita in Cina, il presidente Lula ha spianato la strada suggerendo il ricorso alla moneta cinese sia per il Brasile sia per l'Argentina e sottrarsi così alla dipendenza sul dollaro che condiziona gli scambi internazionali. Il Fondo si è già mostrato clemente nel 2022 lasciando maggior margine di manovra al governo nei vari tentativi di incrementare le riserve, ridurre l'immissione sul mercato interno di pesos e trovare i soldi per iniziare a restituire il debito di 44 miliardi. Anche la Cina ha risposto in modo incoraggiante e ha accettato il pagamento delle importazioni in renminbi per circa 5 miliardi di dollari. Massa vuole portarli a 9 nella sua visita a Pechino il prossimo 29 maggio.
L'Argentina resta uno dei maggiori esportatori al mondo di grano e questo dovrebbe favorire la sua agroindustria nel frattempo penalizzata da una siccità che quest'anno è eccezionale. Nell'attesa il titolare dell'Economia punta ad altre misure interne. Vuole abbassare i tassi di interesse facendo leva su un programma statale che consente alla popolazione di acquistare prodotti locali a credito. I continui aumenti dei tassi non aiutano a compensare l'abnorme deficit pubblico. "Nulla da eccepire se le Banche centrali usano le riserve per attenuare le volatilità e combattere gli speculatori", osserva al Financial times Hector Torres, ex direttore esecutivo del FMI. "Ma in queste condizioni, senza riserve, profondamente indebitati all'estero, senza accesso ai mercati dei capitali, vendere ciò che dobbiamo al Fondo Internazionale per sostenere un tasso di ambio chiaramente insostenibile, è avventato".
La frenetica attività di Massa è legata all'appuntamento di ottobre quando ci saranno le elezioni generali e si sceglierà il nuovo presidente. I peronisti sono in crisi: Alberto Fernández ha già annunciato che non si ricandiderà, la sua vice e rivale Cristina de Kirchner è già considerata fuori dalla contesa dopo la condanna per corruzione e l'interdizione da incarichi pubblici per otto anni. Ma vuole restare regista sulla scelta del nome che sfiderà quello del fronte conservatore. I giochi si concluderanno a fine agosto quando si terranno le primarie obbligatorie e si scoprirà chi saranno gli sfidanti. Il ministro dell'Economia, terza anima dei peronisti, è l'unico nome spendibile. Ma per avere qualche possibilità di prevalere deve usare la bacchetta magica e arrivare all'appuntamento con i conti un po' più in ordine e un consenso di quanti si recheranno a votare.
Non sarà facile. Il giudizio delle urne potrebbe essere spietato e anche l'Argentina, come molti paesi del Continente, si potrebbe trovare con l'uomo nuovo al comando. Il classico populista, ultraconservatore, critico sui diritti civili, profondamente religioso. A Buenos Aires si chiama Javier Milei. E' soprannominato l'"uomo delle motosega". Vuole tagliare tutto. Anzi: "dinamitare tutto", come continua a minacciare raccogliendo sempre più seguaci