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Nell'azienda che va a caccia degli "introvabili" del mondo del lavoro: "Sono loro che dettano le regole nel mercato"

I nuovi uffici di Oliver James, a Milano 
La britannica Oliver James si occupa di andare a trovare data analyst, sviluppatori software, architetti digitali. Le figure più ambite dalle aziende, disposte a tutto pur di assicurarsi i pochi profili disponibili sul mercato. Il country manager Novelli: "Solo così le imprese possono competere a livello internazionale". E i candidati, più che stipendi maggiori, cercano flessibilità e formazione
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MILANO - Nell'Olimpo delle professioni digitali, cambiare lavoro è poco più che una passeggiata di salute. A sviluppatori software, data engineer, esperti di cyber security, data analyst, digital architect e altri professionisti per cambiare azienda basta uno schiocco di dita. La sfida, semmai, per le aziende è farsi trovare pronte e per prime a sentirlo, quello schiocco di dita. E considerati i numeri che si leggono sul mercato non potrebbe andare diversamente: secondo una ricerca Assintec-Assiform ci sono in questo momento 89mila posti vacanti soltanto nel settore IT. Cioè posti di lavoro che potrebbero essere occupati, se solo ci fosse chi ha le competenze per farlo.

"Solo così le aziende possono competere"

Per le cosiddette professioni tecniche high skill, il mondo del lavoro è letteralmente capovolto rispetto a come siamo abituati ad osservarlo. I talenti sono pochi, quasi introvabili, e le aziende sono disposti a fare ca…

MILANO - Nell'Olimpo delle professioni digitali, cambiare lavoro è poco più che una passeggiata di salute. A sviluppatori software, data engineer, esperti di cyber security, data analyst, digital architect e altri professionisti per cambiare azienda basta uno schiocco di dita. La sfida, semmai, per le aziende è farsi trovare pronte e per prime a sentirlo, quello schiocco di dita. E considerati i numeri che si leggono sul mercato non potrebbe andare diversamente: secondo una ricerca Assintec-Assiform ci sono in questo momento 89mila posti vacanti soltanto nel settore IT. Cioè posti di lavoro che potrebbero essere occupati, se solo ci fosse chi ha le competenze per farlo.

"Solo così le aziende possono competere"

Per le cosiddette professioni tecniche high skill, il mondo del lavoro è letteralmente capovolto rispetto a come siamo abituati ad osservarlo. I talenti sono pochi, quasi introvabili, e le aziende sono disposti a fare carte false per trovarli. "Queste professioni sono quelle che abilitano le aziende a competere a livello internazionale. Se non ce le hai non hai prospettive di crescita", spiega Pietro Novelli, country manager italiano di Oliver James, società di recruiting con base a Manchester che si occupa proprio di reperire sul mercato i pezzi pregiati, introvabili per le imprese. "Noi facciamo tech, finance e digital. All'interno di queste categorie vediamo già i trend e ci focalizziamo a mappare quelle nicchie di professionisti che si posizionano in queste aree", spiega ancora Novelli.

"Sono loro che dettano le regole del gioco"

Basta osservare uno dei tanti colloqui che svolgono ogni giorno a possibili potenziali candidati per capire come in questo segmento del mercato del lavoro la "caccia al talento" sia serratissima, Gianni, nome di fantasia, ha appena concluso un'esperienza come sviluppatore software in una importante realtà finanziaria e ha già sul tavolo due possibili opportunità di carriera. I recruiter di Oliver James lo hanno trovato su LinkedIn e, a mo' di procuratori nel mondo del calcio, dopo mezz'ora di colloquio sarebbero pronti già a proporlo alle aziende che sono alla disperata ricerca di figure di questo tipo. Ma con ogni probabilità è già tardi, ed entro qualche settimana Gianni avrà trovato già un nuovo impiego. "Sono loro che dettano le regole del gioco", spiega un recruiter della società. "Mi sono capitate situazioni di candidati che chiedevano di avere anche quattro giorni di smart working a settimana e le aziende hanno accolto tutte le richieste pur di assicurarsi la loro competenza, perché sanno che se non lo facessero probabilmente questa figura potrebbe andare dall'azienda concorrente".

Da LinkedIn alle convention, dove sono gli "introvabili"

Ma dove si va a caccia di introvabili? "LinkedIn è una strada, ma è anche vero che - al netto del gioco di parole - i profili migliori hanno solitamente un profilo molto basso. Chi si propone con lunghe descrizioni magari è in cerca, e non per forza è il candidato migliore. Anzi. Per noi un bacino più importante è il network: ad esempio seleziono una persona e poi gli chiedo di altri professionisti con cui ha lavorato, oppure partecipiamo ad aventi e convention per incontrarli fisicamente". Anche per questo l'azienda ha inaugurato una nuova sede a due passi dalla stazione Centrale di Milano, e con ampia area "meeting" dove organizzare eventi e incontri e fare scouting di nuove figure.

Un'altra strada è quella della formazione ad hoc: "Si prendono figure cosiddette entry level, cioè non specializzati, vengono formate su determinate aree tecnologiche, Con alcune aziende abbiamo preso dei ragazzi che non erano degli sviluppatori, li abbiamo fatti formare da partner tecnici, e poi sono stati inseriti in azienda". Una mano, oggi la dà sempre di più il welfare, come leva per attrarre talenti. "In passato i candidati domandavano quale auto aziendale venisse fornita dall'azienda - conclude Novelli -  oggi le richieste sono altre, principalmente flessibilità e formazione. Il tema retributivo è laterale".