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Bce, "Le pressioni sui prezzi restano intense". Avanti con i rialzi dei tassi

(ansa)
Calo record della domanda di prestiti. Secondo l'Eurotower i prezzi al conusmo non hanno ancora assorbito del tutto i rincari e potrebbero riaccelerare. L'Eurozona resta in crescita grazie al settore dei servizi
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MILANO - La persistente inflazione non consente ancora alla Bce di levare il piede dall'acceleratore delle strette monetarie. Per quanto nell'ultima riunione il ritmo di innalzamento dei tassi sia sceso, da mezzo a un quarto di punto percentuale, il Bollettino pubblicato dall'Eurtower chiariesce che la morsa dei prezzi non ha mollato abbastanza da vedere una fine al ciclo restrittivo della politica monetaria.

"Le pressioni sui prezzi restano intense" e "vi sono ancora significativi rischi al rialzo per le prospettive di inflazione", afferma la Banca centrale nel documento appena pubblicato. E sottolinea come gli ultimi dati siano in linea con la valutazione a medio termine di marzo scorso. "L'inflazione complessiva ha registrato una riduzione negli ultimi mesi, sebbene le pressioni di fondo sui prezzi rimangano intense", spiega il bollettino. Allo stesso tempo i rialzi "si stanno trasmettendo con vigore" alle condizioni di finanziamento, "mentre il ritardo e l'intensità della trasmissione all'economia reale restano incerti".

Tra i rischi al rialzo dell'inflazione, il documento mette il fatto che le pressioni accumulatesi sono "suscettibili di far aumentare nel breve periodo i prezzi al dettaglio più di quanto atteso". In sostanza, e lo stiamo vedendo anche in Italia, il 'carrello della spesà delle famiglie sta continuando a rincarare a un ritmo superiore rispetto all'indice generale, perché i rincari a monte delle filiere ancora si stanno scaricando a valle. "Inoltre - dice la Bce - la guerra russa contro l'Ucraina potrebbe nuovamente spingere al rialzo i costi dei beni energetici e alimentari. Oltre a ciò, un incremento duraturo delle aspettative di inflazione al di sopra dell'obiettivo del Consiglio direttivo, oppure aumenti delle retribuzioni o dei margini di profitto maggiori di quanto anticipato, potrebbero sospingere al rialzo l'inflazione, anche nel medio termine. I recenti accordi in materia di retribuzioni contrattuali hanno contribuito ad aumentare i rischi al rialzo per l'inflazione, specialmente se i margini di profitto rimarranno elevati. Fra i rischi al ribasso ci sono le rinnovate tensioni nei mercati finanziari, che potrebbero abbattere l'inflazione più rapidamente di quanto stimato nelle proiezioni. Anche una domanda più debole, riconducibile ad esempio al più marcato rallentamento del credito bancario o alla più intensa trasmissione della politica monetaria, condurrebbe a spinte sui prezzi meno forti di quanto anticipato attualmente, soprattutto nel medio periodo".

In ogni caso, si assicura, le decisioni future del Consiglio direttivo della Bce "assicureranno che i tassi di riferimento siano fissati a livelli sufficientemente restrittivi da conseguire un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2 per cento nel medio termine e siano mantenuti su tali livelli finché necessario".

Nel frattempo, sull'economia reale le strette si stanno facendo sentire: il Bollettino riconosce ovviamente un irrigidimento dell'erogazione del credito, e in questo anche gli ultimi dati Abi sull'Italia hanno mostrato il congelamento della crescita dei prestiti, anche per via della frenata della domanda da parte delle imprese e le famiglie che pagano il conto dell'incertezza. Ribadisce la Bce oggi che "il calo della domanda di prestiti da parte delle imprese e' stato il più marcato dalla crisi finanziaria mondiale, mentre la contrazione della domanda di prestiti da parte delle famiglie è stata la più elevata dall'avvio dell'indagine nel 2003".

La crescita dell'Eurozona è comunque vista proseguire: "I dati  che finora sono stati resi disponibili segnalano per il secondo trimestre del 2023 la prosecuzione di una crescita positiva, anche se moderata". Crescita che è ormai a macchia di leopardo: "Il settore manifatturiero sta smaltendo gli ordini arretrati, ma le prospettive indicano un peggioramento. Il settore dei servizi sta registrando una crescita più forte, soprattutto a seguito della riapertura delle attività economiche".