"Tempi troppo stretti". Così Palazzo Chigi rinuncia ai 9 miliardi previsti da Bruxelles
di Giuseppe ColomboROMA - La rinuncia, invece del rilancio dell’impegno. Motivata, dal governo in retromarcia, con la spesa che arranca. Ma sempre una resa resta quella di non sfruttare il Pnrr per rafforzare il contrasto al dissesto idrogeologico. Eppure lo spazio c’è. Perché la revisione del Piano di ripresa e resilienza è stata voluta da Giorgia Meloni proprio per riadattare gli obiettivi a un contesto che è mutato da quando il Piano è nato. Tra le priorità, però, non rientra la tutela del territorio se, come dicono i suoi ministri, il Pnrr non è la leva da utilizzare per cambiare passo nei giorni dell’alluvione in Emilia-Romagna.
ROMA - La rinuncia, invece del rilancio dell’impegno. Motivata, dal governo in retromarcia, con la spesa che arranca. Ma sempre una resa resta quella di non sfruttare il Pnrr per rafforzare il contrasto al dissesto idrogeologico. Eppure lo spazio c’è. Perché la revisione del Piano di ripresa e resilienza è stata voluta da Giorgia Meloni proprio per riadattare gli obiettivi a un contesto che è mutato da quando il Piano è nato. Tra le priorità, però, non rientra la tutela del territorio se, come dicono i suoi ministri, il Pnrr non è la leva da utilizzare per cambiare passo nei giorni dell’alluvione in Emilia-Romagna.
Una valutazione che è stata fatta anche a Bruxelles: l’Italia ha i soldi, ben 9 miliardi, ma non li riesce a utilizzare. Dal governo Draghi, la destra ha ereditato il lavoro preparatorio, fino all’approvazione degli elenchi dei progetti. Poi il meccanismo si è inceppato. Le aggiudicazioni degli appalti procedono a rilento: vanno completate entro la fine dell’anno, ma l’obiettivo è già a rischio. Eppure la stragrande maggioranza di questi progetti deve solo cambiare il vestito finanziario, passando dal Fondo per lo sviluppo e la coesione al Pnrr. Sono progetti “in essere”: esistono da tempo e però fanno fatica ad andare avanti. Dei 2,5 miliardi che il governo può impiegare, appena 800 milioni sono stati invece indirizzati a nuovi investimenti. E qui il quadro si fa più critico perché questi progetti sono ancora più indietro.
Quella che invece ha preso forma è l’accusa del governo alle Regioni. "È inutile cercare altro denaro se ancora qualcuno ha delle risorse nel cassetto", ha tuonato il ministro della Protezione civile Nello Musumeci. Che però, in quanto gestore di una parte dei fondi (1,2 miliardi, gli altri sono affidati all’Ambiente) a ieri non aveva un quadro preciso della spesa. Al ministero, i dati li aspettano dalle Regioni. L’esito di questo cortocircuito è la decisione del governo di alzare bandiera bianca. Per mettere in sicurezza il Paese bisognerebbe marciare a un ritmo più spedito, con una spesa di 3 miliardi all’anno, per un decennio, secondo le stime elaborate dai tecnici di “Italia Sicura”, la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico chiusa nel 2018. E invece il governo Meloni ha scelto la resa.
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