Finanza, il governo manda in pensione le assemblee in presenza: la modalità "in remoto" diventerà obbligatoria
di Andrea GrecoMILANO - Le assemblee societarie dal vivo e i loro “disturbatori” stanno per diventare un passato ricordo: anche se ciò indebolirà i diritti degli azionisti. Il governo, che già a febbraio accolse le istanze delle grandi aziende quotate inserendo nel Milleproroghe l’estensione al 31 luglio del regime speciale varato nel 2020 per svolgere le riunioni tra soci in remoto, col recente “Ddl capitali” vuole trasformare la “facoltà” in obbligo esclusivo.
Potrebbe accadere tra pochi mesi se il disegno di legge diventerà legge. Nel frattempo, a stagione assembleare finita, la proroga proposta dal senatore leghista Massimo Garavaglia è stata sfruttata da quasi tutte le quotate. Così, per il quarto anno di fila, le assemblee sono state solo l’incontro a tre fra il “rappresentante designato”, latore di ogni delega di partecipazione e voto, il presidente della società e un not…
MILANO - Le assemblee societarie dal vivo e i loro “disturbatori” stanno per diventare un passato ricordo: anche se ciò indebolirà i diritti degli azionisti. Il governo, che già a febbraio accolse le istanze delle grandi aziende quotate inserendo nel Milleproroghe l’estensione al 31 luglio del regime speciale varato nel 2020 per svolgere le riunioni tra soci in remoto, col recente “Ddl capitali” vuole trasformare la “facoltà” in obbligo esclusivo.
Potrebbe accadere tra pochi mesi se il disegno di legge diventerà legge. Nel frattempo, a stagione assembleare finita, la proroga proposta dal senatore leghista Massimo Garavaglia è stata sfruttata da quasi tutte le quotate. Così, per il quarto anno di fila, le assemblee sono state solo l’incontro a tre fra il “rappresentante designato”, latore di ogni delega di partecipazione e voto, il presidente della società e un notaio. Del resto, malgrado l’emergenza Covid sia cessata nel mondo il 5 maggio, le assemblee virtuali costano una frazione delle tradizionali, in più minimizzano le critiche dei soci e la loro eco.
Addio ai "disturbatori"
Pochissime aziende, tra cui Italgas, Prysmian, Enel, Italmobiliare, oltre al rappresentante designato hanno invitato i soci in presenza. Una modalità “ibrida” che è già prassi negli Usa e in altri Paesi europei: ma trascurata nel Ddl capitali, il cui art. 12 disciplina la materia in tre commi. Primo, “lo statuto può prevedere che l’intervento in assemblea e l’esercizio del diritto di voto avvengano esclusivamente tramite rappresentante destinato”. Secondo, “non è consentita la presentazione di proposte di deliberazione in assemblea”, vanno inoltrate dai soci 15 giorni prima, poi la società le mette sul sito. Terzo, “il diritto di porre domande è esercitato unicamente prima dell’assemblea”, e la società risponde per iscritto “almeno tre giorni prima”.
Niente più interventi, domande o repliche dirette. Un modo, anche, per levare di mezzo i disturbatori d’assemblea, quei piccoli soci che, talora coltivando propri interessi, convinzioni o ribalte, da decenni affollano i palchi societari. Forse un uso estensivo del diritto al dibattito: ma sempre forme di democrazia finanziaria. I disturbatori del futuro chiederanno per iscritto, senza più puntare su retorica, empatia o linguaggio del corpo.
Chi si oppone
La norma allo studio piace alle emittenti titoli di Borsa, che proposero simili prassi mesi fa, in un paper del Forum dei segretari dei cda. La presidente di Assonime, Patrizia Grieco, ha definito il Ddl “un ottimo punto di partenza e un passo importante”. Sul piede di guerra invece sono i fondi del mercato, perché la norma avversa molti loro principi. Il 19 aprile li enucleava, tra le “Pratiche assembleari post Covid”, l’International corporate governance network, che riunisce gestori di 40 Paesi e 70 mila miliardi di dollari: “L’assemblea annuale è occasione per un dialogo costruttivo e in presenza con cda e manager, che solo per ragioni sanitarie e di sicurezza fu accettata con modalità remote, annacquando i diritti degli azionisti”.
Icgn trova che “la modalità ibrida è ottimale”, e minaccia di “votare contro ogni modifica di statuto che comprometta l’assemblea come esperienza efficace e inclusiva, e chi le proporrà”. Il legale Dario Trevisan, che rappresenta molti investitori per delega in Italia, dice: “L’assemblea a porte chiuse come modello permanente di riferimento non incontrerà certo il favore degli istituzionali, favorevoli allo sviluppo di formule che consentano il voto a distanza, purché sia data loro sempre la possibilità di intervenire di persona, per interagire con gli amministratori. Merita invece un approfondimento l’introduzione di meccanismi che impediscano azioni di disturbo per finalità estranee all’esercizio del voto”.