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Colonnine elettriche, al via i bandi per gli incentivi del Pnrr

Dopo mesi di attesa sono state finalmente lanciate le gare. Ma per le aziende i 28 giorni a disposizione sono troppo pochi. E si rischia il deserto
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Colonnine di ricarica finanziate dall'Europa, con i soldi del Pnrr, che rischiano di diventare un miraggio. Dopo mesi di attesa, che non dipendono solo dal governo Meloni, sono state lanciate le gare per dare i contributi alle aziende che vogliono piazzare le infrastrutture in tutta Italia. Sul piatto ci sono i primi 270 milioni, che permettono di sistemare e collegare 6.500 colonnine, divise tra città e strade extraurbane. Peccato che le imprese abbiano solo 28 giorni per rispondere alla chiamata lanciata dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che dice: "Ora tocca alle aziende fare la loro parte". C'è il rischio concreto che la graduatoria finale, che va compilata entro il 30 giugno, ultimo giorno utile visto che si tratta di fondi del Pnrr, sarà un foglio bianco o un elenco scarno che interesserà poche zone del Paese. E sarebbe un'occasione persa per colmare la distanza tra l'Italia…

Colonnine di ricarica finanziate dall'Europa, con i soldi del Pnrr, che rischiano di diventare un miraggio. Dopo mesi di attesa, che non dipendono solo dal governo Meloni, sono state lanciate le gare per dare i contributi alle aziende che vogliono piazzare le infrastrutture in tutta Italia. Sul piatto ci sono i primi 270 milioni, che permettono di sistemare e collegare 6.500 colonnine, divise tra città e strade extraurbane. Peccato che le imprese abbiano solo 28 giorni per rispondere alla chiamata lanciata dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che dice: "Ora tocca alle aziende fare la loro parte". C'è il rischio concreto che la graduatoria finale, che va compilata entro il 30 giugno, ultimo giorno utile visto che si tratta di fondi del Pnrr, sarà un foglio bianco o un elenco scarno che interesserà poche zone del Paese. E sarebbe un'occasione persa per colmare la distanza tra l'Italia e altri Paesi europei, come Francia e Germania, sul fronte del numero di prese pubbliche disponibili per permettere di fare rifornimento.

Gli investimenti

"Speriamo di essere smentiti, faremo di tutto affinché le nostre associate partecipino, così che alcuni ambiti del Paese vengano coperti - sottolinea Francesco Naso, segretario di Motus-E, la sigla che raggruppa le imprese impegnate nella transizione energetica - ma abbiamo già espresso in tempi non sospetti forti perplessità su come sono stati costruiti questi avvisi". La questione si trascina da quando a guidare il ministero c'era Roberto Cingolani, che aveva più volte annunciato l'uscita del provvedimento e degli stessi bandi. Primo pacchetto di un piano che prevede, grazie ai 713 milioni di Pnrr disponibili, di installare 21 mila colonnine entro il 2026. Secondo i calcoli di Motus-E questi contributi sono in grado di mettere in moto 2 miliardi di investimenti da parte delle imprese private. "Senza un intervento tempestivo non solo la prima tornata di gare è in bilico, ma l'intero piano Pnrr relativo ai punti di ricarica", rimarca Naso. Intervento che servirebbe a riequilibrare le differenze tra un'area e l'altra. La metà dei Comuni italiani (58%) non ha punti di ricarica ad accesso pubblico e il 32% del totale dei punti si trova nei capoluoghi di Provincia. La media totale è di circa 6 punti ogni 10.000 abitanti.

Le coloninne installate nel primo trimestre

Per i bandi non è solo un problema di tempi, ma di interpretazione dei commi e di burocrazia, almeno sentendo le imprese che vogliono provarci. La scorsa settimana non erano ancora uscite le Faq per definire meglio alcuni passaggi delle gare, così come non è chiaro se le aziende che hanno in canna delle autorizzazioni dei Comuni possano utilizzarle o debbano richiedere nuovi permessi. E ci vogliono più di 28 giorni. Cosa che costringerà gli operatori a cercare più location private, come supermercati e pompe di benzina. C'è poi la questione di divisione del Paese in ambiti, che sembrano avere le dimensioni delle regioni, e lotti. Chi punta a un ambito deve aggiudicarsi tutti gli impianti di quell'area e non ci potranno essere più aziende nello stesso ambito. "Siamo a disposizione del governo per dare suggerimenti in vista delle prossime scadenze. Non vorremmo che con l'incrocio tra i bandi Pnrr e i piani dei privati ci sia per paradosso un rallentamento delle installazioni", dice Naso. Quando si lascia fare alle aziende le cose funzionano. Nel primo trimestre del 2023 sono stati installati in media 340 punti di ricarica ogni settimana, per un totale che ha superato i 4.400 da gennaio a marzo e fatto arrivare a 41.173 le prese ad uso pubblico per la ricarica di veicoli elettrici. Tanto che l'Italia non sfigura rispetto a Francia e Germania in rapporto al numero di mezzi elettrici immatricolati.

Il problema, semmai, è la vendita di Bev (Battery Electric Vehicle). Ad aprile è cresciuta, ma i numeri rimangono bassi rispetto al resto dell'Europa: si contano 3.985 immatricolazioni, che rappresentano comunque un aumento del 31,4% rispetto alle 3.032 vendite di aprile 2022, ma la quota di mercato si ferma al 3,2%, che rappresenta appena lo 0,1% in più rispetto al 3,1% di aprile 2022. Se si prende il quadrimestre la quota dell'elettrico più alta è del Regno Unito con il 15,4%, seguito dalla Francia con il 14,8%, dalla Germania con il 14,3%, dalla Spagna con il 4,5% e dall'Italia con il 3,7%.

La posizione dell'Italia

"L'Italia fa meglio solo di Croazia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia", dice Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor. E il Bev Italy Progress Index, elaborato da Quintegia per l'edizione 2023 di Automotive Dealer Day di Verona, indica che l'Italia nel campo dell'elettrico viaggia a velocità ridotta rispetto agli obiettivi fissati per il 2030. L'indice è al 46,7 nel primo trimestre, considerando parco circolante, nuove immatricolazioni e sviluppo della rete di colonnine. Numeri e tendenze che hanno però convinto il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, intervenuto a Verona: "L'Italia deve recuperare il gap con gli altri Paesi dell'Europa sul fronte dell'elettrico". Non solo. Attenzione. Salvini ha detto che "ci vuole tempo" e che "l'elettrico non può essere l'unica soluzione", ma ha anche aggiunto che "la mobilità elettrica è il futuro" e "userò questi quattro anni e mezzo per colmare il ritardo". D'altronde il ministro a Roma usa un'auto elettrica e dice che la ricarica è "una missione impossibile". Un doppio registro che fa sperare chi si occupa di mobilità elettrica. Massimo Nordio, presidente di Motus-E, parla di "convergenza di vedute con Salvini sul fatto che l'Italia debba giocare un ruolo di primo piano nella mobilità elettrica, recuperando terreno". A iniziare dai punti in autostrada, competenza che è di Salvini.