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L'altro debito dell'America che indebolisce Biden

L'aumento dei default societari e delle carte di credito ha indebolito il presidente Joe Biden nella trattativa con i repubblicani sull'innalzamento del tetto federale
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"Danger averted", "scampato pericolo". È questo lo slogan che si sente tra i corridoi del Congresso e della Casa Bianca o fra gli esperti delle grandi banche d'affari. Il pericolo potrebbe essere stato scampato in queste ore, mentre andiamo in stampa. È dalla settimana scorsa infatti che il presidente Joe Biden e il presidente repubblicano della Camera, Kevin McCarthy, hanno avviato un dialogo diretto per alzare il tetto sul debito. La scadenza ultima, dopo una recente caduta di 230 miliardi di entrate fiscali, è ora al primo giugno. Così, per la prima volta, Biden aveva aperto uno spiraglio: "Forse qualcosa si può fare sul fronte della spesa", ha detto dopo il primo vero a tu per tu con McCarthy.

 

Evitare la crisi

Il primo segnale per evitare una crisi drammatica per l'America: bancarotta tecnica, blocchi delle pensioni e dei salari ai d…

"Danger averted", "scampato pericolo". È questo lo slogan che si sente tra i corridoi del Congresso e della Casa Bianca o fra gli esperti delle grandi banche d'affari. Il pericolo potrebbe essere stato scampato in queste ore, mentre andiamo in stampa. È dalla settimana scorsa infatti che il presidente Joe Biden e il presidente repubblicano della Camera, Kevin McCarthy, hanno avviato un dialogo diretto per alzare il tetto sul debito. La scadenza ultima, dopo una recente caduta di 230 miliardi di entrate fiscali, è ora al primo giugno. Così, per la prima volta, Biden aveva aperto uno spiraglio: "Forse qualcosa si può fare sul fronte della spesa", ha detto dopo il primo vero a tu per tu con McCarthy.

 

Evitare la crisi

Il primo segnale per evitare una crisi drammatica per l'America: bancarotta tecnica, blocchi delle pensioni e dei salari ai dipendenti pubblici, blocco del servizio sul debito con un rischio "downgrade" da parte delle agenzie di rating. Che dal muro contro muro si fosse imboccata la via del compromesso lo si è capito quando la settimana scorsa è stata enunciata la volontà di colmare le distanze. Poi un altro annuncio clamoroso martedì 16 maggio: Biden cancellava una tappa del viaggio asiatico, in Papua Nuova Guinea, dove si sarebbe dovuto tenere un vertice con altri 18 Paesi, incluse molte altre piccole isole del Pacifico. Si trattava di una tappa importante per la politica estera americana nel Pacifico e per il contenimento della Cina nella regione. Di più, da lì Biden sarebbe dovuto andare a Sydney per un altro vertice regionale chiamato "Quad", con Australia, India e Giappone. Sappiamo quanto la Cina sia attiva in quella regione, chiave per la sicurezza americana, sappiamo che già Barack Obama, il primo "presidente del Pacifico", aveva cancellato un vertice simile. Sappiamo anche che Biden si sarebbe fermato tre ore, mentre il presidente cinese Xi Jinping ha passato giorni interi a viaggiare per le isole. Ma tutto questo è passato in secondo piano rispetto alla possibilità di chiudere un accordo per superare il tetto sul debito. Biden tornava domenica dal G7 di Hiroshima per essere su piazza e partecipare alle fasi finali del negoziato con i repubblicani. Non poteva aspettare un giorno? Possibile che questo presidente multilateralista si comporti come Donald Trump, ignorando tasselli chiave per la politica estera della nazione?

Gli allarmi per l'America

Possibile, perché la posta in gioco sul piano della politica interna è talmente elevata da avere proiezioni sulle elezioni presidenziali dell'anno prossimo. Detto questo, anche se fosse stato archiviato ieri notte il rischio tetto sul debito, ci sono altri due allarmi correlati per l'America, il debito delle imprese e quello dei consumatori. Ma questo lo vedremo fra un attimo. Chiudiamo prima la questione politica. Per Biden un superamento dello stallo sul tetto sul debito sarebbe un'enorme vittoria politica. A parte lo scampato pericolo della paralisi del governo, il presidente potrà dimostrare di essere riuscito a fare un importante accordo bipartisan, come aveva promesso nella campagna elettorale 2020. Per McCarthy si trattava invece di evitare di restare con il cerino in mano come capitò al predecessore John Boehner nel 2011. Anche allora ci fu una battaglia per alzare il tetto sul debito. Il Freedom Caucus, lo stesso che lo scorso autunno bloccò a lungo l'elezione di McCarthy a presidente della Camera, dodici anni fa mise Boehner in una posizione negoziale impossibile. Ma l'errore fu grave perché gli americani si irritarono profondamente: non si può giocare con le loro pensioni. I repubblicani persero sul piano dell'immagine, Boehner fu costretto alla marcia indietro e alle elezioni del 2012 non solo Obama fu riconfermato con una buona maggioranza alla Casa Bianca, ma i repubblicani persero il controllo del Senato. McCarthy non vuole fare la stessa fine. E a parte alcuni sbandamenti di certe fazioni estreme sia a destra che a sinistra (tra giovedì e venerdì ci sono state manovra di disturbo anche di un gruppo della sinistra democratica), i repubblicani vogliono evitare un replay della sconfitta di allora, anche perché alla Camera la maggioranza è risicata e il Senato è già democratico. L'interesse è dunque di entrambi e McCarthy potrà rivendicare di aver costretto Biden a ridurre la spesa.

La procedura Chapter 11 per le aziende

E qui arriviamo all'impatto economico e al problema del debito privato. Biden non potrà ridurre troppo le previsioni di spesa, altrimenti rischia di compromettere l'obiettivo di un atterraggio morbido dell'economia nel 2024, quando chiederà agli americani la conferma alla Casa Bianca. Inoltre la settimana scorsa si sono registrati dati preoccupanti sul fronte degli "altri" debiti, quello dei consumatori e quello delle aziende. Sul primo fronte si è avuto un forte aumento dei default delle carte di credito e di un preoccupante aumento di quelli dei finanziamenti per comprare le auto. Sul fronte societario, gli alti tassi di interesse hanno reso impossibile per molte aziende far fronte ai debiti. Il 2023, in base ai dati dei primi quattro mesi, si sta prospettando come l'anno con il più elevato numero di fallimenti ormai da tempo: oltre 230 aziende americane infatti hanno chiesto la procedura chiamata " Chapter 11", cioè la protezione dai creditori che chiedono il fallimento, un numero superato soltanto dalle 325 aziende che lo fecero nel 2010, ultimo anno della grande crisi finanziaria scoppiata nel nel 2007-2008. E mentre allora si era in uscita dal una crisi, oggi ci troviamo nel mezzo della tempesta provocata dall'aumento dei tassi, con un debito aziendale in prospettiva ancora più fragile. Cambia dunque qualcosa per il quadro di fondo che mira a un atterraggio morbido? Ancora no. Ma sappiamo che basta poco perché gli indicatori si muovano verso la recessione. Anche per questo Biden non può correre rischi aggiuntivi per la tenuta economica, sfidando i repubblicani allo "shut down" e al blocco dell'aumento del tetto sul debito e rifiutando qualunque genere di tagli alle spese. Un irrigidimento si tradurrebbe in un vantaggio politico di brevissimo termine, se gli cadesse addosso una pesante recessione nel mezzo di un anno elettorale.