Gas, i prezzi crollano sotto i 30 euro: pesano i minori consumi e temperature sopra le medie
di Luca PagniROMA – Non accadeva da un anno e mezzo: il prezzo del gas naturale sul mercato europeo ha aperto la settimana tornando sotto i 30 euro al megawattora, tornando ai livelli del novembre del 2021. Una lunga discesa dai massimi storici, toccati a quota 340 euro nell’agosto di un anno fa, nel momento in cui tutta Europa era corsa ad acquistare gas da immagazzinare negli stoccaggi in vista dell’inverno. In meno di un anno, la situazione si è completamente ribaltata. I prezzi erano cresciuti a livelli mai toccati in precedenza: prima per la fine dell’emergenza Covid che ha fatto ripartire la domanda di materie prime troppo velocemente, poi per l’aggressione russa all’Ucraina.
La scommessa persa di Putin
Il Cremlino s…
ROMA – Non accadeva da un anno e mezzo: il prezzo del gas naturale sul mercato europeo ha aperto la settimana tornando sotto i 30 euro al megawattora, tornando ai livelli del novembre del 2021. Una lunga discesa dai massimi storici, toccati a quota 340 euro nell’agosto di un anno fa, nel momento in cui tutta Europa era corsa ad acquistare gas da immagazzinare negli stoccaggi in vista dell’inverno. In meno di un anno, la situazione si è completamente ribaltata. I prezzi erano cresciuti a livelli mai toccati in precedenza: prima per la fine dell’emergenza Covid che ha fatto ripartire la domanda di materie prime troppo velocemente, poi per l’aggressione russa all’Ucraina.
La scommessa persa di Putin
Il Cremlino si è mossa per far leva sulle quotazioni, interrompendo i flussi verso l’Europa, di cui negli ultimi anni è stato il maggior fornitore arrivando a coprire il 45% del fabbisogno dei paesi Ue, adducendo a operazioni di manutenzione straordinaria. Ma Vladimir Putin ha sbagliato la scommessa principale. Per una volta, il “generale inverno” ha giocato contro la Russia: un inverno con temperature ben al di sopra delle medie stagionali ha fatto crollare i consumi, come dimostra il livello degli stoccaggi in tutta Europa, al momento pieno per il 60% della capacità
A questo bisogna poi aggiungere sia le politiche di contenimento dei consumi fino al 15% del totale, così come stabilito da Bruxelles un anno fa, sia le politiche di sostituzione del gas russo da parte dei singoli governo. Lo dimostra quanto accaduto in Germania e Italia, i due maggiori clienti di Gazprom fino a un anno fa.
I tedeschi si sono rivolti direttamente alla Norvegia, che ha riattivato una serie di piattaforme del Mare del Nord ormai avviate alla dismissione in vista del passaggio del paese scandinavo verso la transizione elettrica. Il governo Draghi, attraverso i contatti del gruppo Eni nel settore degli idrocarburi, ha sostituito il metano russo aumentando le forniture dall’Algeria e in prospettiva da Egitto, Angola e Mozambico.
A far crollare le esportazioni russe dal 40 al 7% del fabbisogno italiano ha contribuito la crescita delle importazioni di Gnl (il gas liquefatto che viaggia via nave) in particolare dagli Usa, nonché la’umento dei flussi in arrivo dall’Azerbaijan attraverso il gasdotto Tap che ha il suo approdo finale in Salento.
L'incognita del prossimo inverno
Tutto bene, quindi? Fino a un certo punto. Intanto perché i 30 euro al megawattora sono un prezzo che – in percentuale - è ancora lontano dai 15-20 euro pagati dagli operatori fino al periodo pre-covid. Ma lo “spread”, in questo caso, è stato coperto – sia dalle imprese che dalle famiglie - grazie a interventi di efficienza energetica, dai pannelli solari alle pompe di calore, alla riqualificazione degli edifici.
La grande incognita riguarda il prossimo inverno: i futures per la fine dell’anno segnano prezzi in crescita fino ai 52 euro per il prossimo inverno. Molto lontano dalle quotazioni di un anno fa, ma comunque un livello che potrebbe costringere i governi a stanziare nuovi aiuti per famiglie e imprese, con un ulteriore aggravio per i conti pubblici, gia appesantiti dagli interventi per la stagione dell’emergenza Covid e poi per le ricadute della guerra in Ucraina.
Ma è anche vero che la situazione potrebbe cambiare completamente se si concretizzassero le aspettative per i colloqui di pace che potrebbero partire dal mese di luglio. Giusto in concidenza con la stagione che solitamente vede gli operatori impegnati nel riempimento degli stoccaggi.