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Germania, la locomotiva si è fermata. E la ripresa sarà faticosa

Il rischio di una recessione nel 2023 dovrebbe essere scongiurato Ma l'invecchiamento, l'energia e la dipendenza dalla Cina sono gravi preoccupazioni per il futuro del Paese
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Da mesi uno spauracchio agita l'Europa: la Germania si sta insabbiando? Sta scivolando in una recessione, rischia una temporanea stagflazione o addirittura una lunga stagnazione? Il Paese che vanta la più grande industria manifatturiera del continente ha subito indubbiamente un duro contraccolpo nell'annus horribilis 2022 delle "policrisi". Ma come attestato negli ultimi giorni dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, la crisi più grave, quella energetica, "è domata". Idem, finora, il rischio di una recessione, secondo il ministro dell'Economia Robert Habeck. Complici, ovvio, "i generosi pacchetti di aiuti statali" decisi dal governo tedesco in autunno "che sostengono l'economia e i consumatori". Ossia, il famoso "Doppelwumms", il maxi piano di aiuti da 200 miliardi di euro annunciato da Olaf Scholz alla fine dello scorso anno per aiutare imprese e famiglie afflitte dal caro bollette.

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Da mesi uno spauracchio agita l'Europa: la Germania si sta insabbiando? Sta scivolando in una recessione, rischia una temporanea stagflazione o addirittura una lunga stagnazione? Il Paese che vanta la più grande industria manifatturiera del continente ha subito indubbiamente un duro contraccolpo nell'annus horribilis 2022 delle "policrisi". Ma come attestato negli ultimi giorni dal presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, la crisi più grave, quella energetica, "è domata". Idem, finora, il rischio di una recessione, secondo il ministro dell'Economia Robert Habeck. Complici, ovvio, "i generosi pacchetti di aiuti statali" decisi dal governo tedesco in autunno "che sostengono l'economia e i consumatori". Ossia, il famoso "Doppelwumms", il maxi piano di aiuti da 200 miliardi di euro annunciato da Olaf Scholz alla fine dello scorso anno per aiutare imprese e famiglie afflitte dal caro bollette.

La ripresa è un'illusione

Chi pensa che la Germania veleggi verso una ripresa galoppante, però, si sbaglia. Il quadro è più complesso. D'un lato, guardando al 2023, alcuni dei più autorevoli economisti tedeschi dissentono dalle ultime stime del Fmi, che ha predetto una lieve recessione dello 0,1%. E sembrano confermare i toni ottimisti del governo. Ma attenzione: è allungando lo sguardo in avanti che si intravedono motivi di grave preoccupazione. E le grandi incognite che impensieriscono gli economisti sono sostanzialmente tre: sviluppo demografico, svolta energetica, dipendenza dalla Cina.

Improbabile rischio recessione

È vero, a marzo la produzione industriale è crollata del 3,4% su mese, e l'industria automobilistica addirittura del 6,5%. Ma, come spiega l'economista Stefan Kooths del Kiel Institute for the World Economy, si tratta di una flessione influenzata da "un'impennata di assenze per malattia, forse una coda della pandemia" registrata nelle imprese, oltre che dal persistente stallo nelle catene delle forniture - un problema che ci trasciniamo dai tempi del coronavirus. Insomma, problemi contingenti. Allargando lo sguardo a tutto il 2023 né Kooths, né Marcel Fratzscher, direttore del Diw, del Deutsches Institut fuer Wirtschaftsforschung, temono un caduta del ritmo di crescita sotto lo zero. Anche l'economista esperto di Germania Eiko Sievert, che sono andata a trovare al quartier generale berlinese dell'agenzia di rating europea Scope, non vede il rischio recessione per il 2023. Ma quando chiedo a tutti e tre di citare il problema principale dell'economia tedesca, rispondono all'unisono: "La demografia". Nella seconda metà di questo decennio andrà in pensione l'amplissima fascia di popolazione dei "baby boomer", ricorda Kooths.

Una zavorra per l'economia tedesca, che si troverà con una voragine nell'occupazione e nei conti pubblici. "Siamo alla calma prima della tempesta - ma nessuno ne parla. Le pensioni sono il grande rimosso della politica tedesca", sottolinea l'economista del Kiel Institute. L'economista è convinto che "alla fine il governo non potrà fare a meno di innalzare l'età pensionabile dagli attuali 67 anni". Quello demografico sarà un mutamento epocale che peserà sul potenziale di crescita della prima economia europea: "Noi prevediamo che scenderà sotto allo 0,5% entro il 2027", aggiunge Kooths. Una stima molto simile a quella formulata da Eiko Sievert: "Noi di Scope pensiamo che dall'attuale 1% si passerà allo 0,7% di crescita potenziale".

Il tasso di natalità

Nell'ultimo decennio, favorendo l'immigrazione, la Germania ha migliorato il suo tasso di natalità: da 1,4 a 1,6. Fino alle tre ultime ondate migratorie (2008, 2015 e 2022) era rimasto basso nonostante i governi Merkel avessero moltiplicato gli sforzi per migliorare le politiche di conciliazione. Poi sono arrivati i migranti, ma secondo Fratzscher, "andrebbero integrati meglio. Purtroppo c'è un notevole problema burocratico che impedisce di assorbirli rapidamente nel mercato del lavoro". E la Germania risente già adesso, ricorda Kooths, di "una carenza crescente di manodopera specializzata". Un problema destinato ad aggravarsi nei prossimi anni. Il secondo nodo, per l'industria tedesca, è la svolta energetica deragliata. L'anno scorso, a causa della guerra di aggressione in Ucraina e la conseguente riconversione precipitosa a fonti di approvvigionamento energetico alternative alla Russia, la Germania si è immessa su un sentiero difficile. "L'energia resterà più cara da noi rispetto al resto del mondo", prevede Fratzscher. "E vedo un rischio concreto di deindustrializzazione". E sia il direttore del Diw, sia Kooths ritengono che "non si possa continuare a sussidiare l'industria per abbassare artificialmente i prezzi energetici". Ne va della competitività della Germania: "Stiamo mantenendo in piedi, con tutti i piani di stimolo dalla pandemia a oggi, anche delle aziende-zombie, che sarebbero fallite senza l'intervento dello Stato". Peraltro Kooths è drastico, sulla scelta del governo Scholz di mantenere fede alla promessa della rinuncia al nucleare. La svolta energetica "non potrà affidarsi solo alle rinnovabili se rinuncerà all'energia atomica. Non penso sia possibile".

Il miracolo economico che non c'è

Riassume Kooths: "Il "nuovo miracolo economico" è una pia illusione". E non solo perché sul futuro della Germania pesano anche le incognite dei rapporti con la Cina e l'industria tedesca "resiste all'ipotesi di diversificare" rispetto a Pechino. "La Germania è diventata ricattabile" rispetto alla Cina, precisa Fratzscher. Anche perché continua a basarsi molto sull'export e a trascurare un problema strutturale, su cui il direttore del Diw insiste da anni: il gap infrastrutturale. Gli investimenti in infrastrutture "dovrebbero essere una priorità", concorda Sievert dell'agenzia di rating Scope. Se è vero che Scope ha abbassato il rating del debito da "stabile" a "neutro" perché con i suoi massicci piani di stimolo varati dalla pandemia ad oggi e che valgono ormai il 9% del Pil "non si può più considerare la Germania rigorosa come la Svezia o la Norvegia", è vero anche "che deve spendere più soldi per gli investimenti".

Peraltro, a proposito delle poste fuori bilancio da centinaia di miliardi, è interessante spulciare il più recente rapporto del Fondo monetario sulla Germania (Article IV). L'accusa degli economisti di Washington, neanche troppo velata, è quella che a Berlino facciano i furbi sui conti pubblici. Spendere centinaia di miliardi attraverso "fondi speciali" fuori bilancio, facendo finta di rispettare il freno al debito iscritto nella Costituzione, "non potrà fare a meno di pesare sul deficit". E dunque, concludono gli economisti di Washington, piuttosto che essere "poco trasparenti" sarebbe meglio se Berlino si concedesse un disavanzo più ampio, derogasse dalla regola del debito "zero" e si concedesse finalmente i margini per fare le riforme necessarie a riportare la sua economia fuori dalle secche di un futuro incerto.