La ricostruzione dell’Ucraina: una speranza da 500 miliardi per le imprese
di Giovanni PonsIl primo a saltare sul carro della ricostruzione dell'Ucraina è stato Olaf Sholz, il cancelliere tedesco, che il 25 ottobre 2022 parlò di "Piano Marshall per il ventunesimo secolo". Ma della partita, ovviamente, vorranno far parte anche francesi e italiani, visto che può rappresentare un'opportunità di sviluppo molto importante per centinaia di imprese europee. "L'Italia vuole essere protagonista e fornire solidarietà e sostegno all'Ucraina non solo dal punto di vista militare ma anche per la ricostruzione del Paese", ha detto Antonio Tajani alla Conferenza bilaterale per la ricostruzione del Paese invaso al Palazzo dei Congressi di Roma.
Un piano sulla carta
Per intenderci, il piano per la ricostruzione dell'Ucraina è ancora tutto sulla carta, ma potenzialmente mobiliterà ingenti risorse - si va dalla stima della Banca Mondiale …
Il primo a saltare sul carro della ricostruzione dell'Ucraina è stato Olaf Sholz, il cancelliere tedesco, che il 25 ottobre 2022 parlò di "Piano Marshall per il ventunesimo secolo". Ma della partita, ovviamente, vorranno far parte anche francesi e italiani, visto che può rappresentare un'opportunità di sviluppo molto importante per centinaia di imprese europee. "L'Italia vuole essere protagonista e fornire solidarietà e sostegno all'Ucraina non solo dal punto di vista militare ma anche per la ricostruzione del Paese", ha detto Antonio Tajani alla Conferenza bilaterale per la ricostruzione del Paese invaso al Palazzo dei Congressi di Roma.
Un piano sulla carta
Per intenderci, il piano per la ricostruzione dell'Ucraina è ancora tutto sulla carta, ma potenzialmente mobiliterà ingenti risorse - si va dalla stima della Banca Mondiale di 411 miliardi al trilione di dollari - a partire da quando si riuscirà a firmare una pace, che al momento sembra ancora lontana. Intanto le autorità e i principali gruppi industriali ucraini sono già al lavoro per pianificarla. I due conglomerati più attivi in questa ricognizione sono il gruppo siderurgico Metinvest e il colosso dell'energia Dtek, quello che è riuscito durante l'inverno a fornire elletricità al Paese e a non far morire assiderati milioni di persone. I due comandanti alla guida dei due complessi industriali, Yuriy Ryzhenkov e Maxim Timchenko, si sono messi in testa un obbiettivo ambizioso: far rinascere nelle regioni del Sud-Est le attività che facevano capo all'acciaieria Azovstal e alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, conquistate dai russi dopo mesi si sanguinose battaglie.
La ricostruzione di Maripul
Ryzhenkov e Timchenko stanno adattando le loro aziende a produzioni e attività anche diverse dal loro core business, proprio per essere pronti quando partirà la ricostruzione. Parallelamente stanno intrecciando rapporti e relazioni con partner e aziende occidentali interessati a partecipare al grande Piano. "Metinvest sta lavorando con le città che hanno bisogno di più aiuto, in particolare Mariupol, dove c'è già un piano di ricostruzione della città e per il quale l'azienda ha già stanziato 1,5 milioni di euro - rivela Ryzhenkov - l'obbiettivo è ridisegnare la città con la consulenza di esperti internazionali che hanno le necessarie competenze. La città non sarà più la stessa, dovrà cambiare, è abbastanza ovvio che non ricostruiremo l'enorme acciaieria, ma saremo lì, costruiremo nuovi impianti siderurgici con un approccio green steel".
Secondo la Banca Mondiale dopo un anno di guerra i danni sul territorio ucraino ammonterebbero a 135 miliardi di dollari, in particolare nel settore edilizio abitativo (38%), dei trasporti (26%), dell'energia (8%), del commercio e dell'industria (8%) e dell'agricoltura (6%). Gli interventi urgenti avrebbero un costo di 14 miliardi.
"La situazione delle infrastrutture sembra stabilizzata, le ferrovie funzionano e l'energia elettrica arriva - spiega Ryzhenkov - È vero che molti ponti sono stati distrutti, soprattutto nell'area a Sud-Est del paese, ma Metinvest è in grado di fornire l'acciaio che servirà per ricostruire i ponti, come abbiamo fatto con il Ponte San Giorgio di Genova. Per le ferrovie, visto che una buona parte sono state danneggiate, stiamo guardando a possibili fornitori terzi e in parallelo alle nostre nuove strutture che potrebbero produrre i materiali necessari".
Il problema energia
Più difficile ripristinare la capacità di generazione di energia, dovrà esserne installata di nuova basandosi più sulle rinnovabili. "L'Ucraina ha una buona topografia e morfologia per investire sulle energie rinnovabili, solare, eolico, ma anche per un migliore stoccaggio - sostiene Timchenko - dobbiamo fare in modo che gli ecosistemi siano migliorati, non soltanto per le energie verdi e per l'Ucraina ma anche per cominciare a esportare questa energia verde in Europa. Pensiamo che l'Italia possa prendere parte a questa ripresa".
L'area dove i progetti di ricostruzione sono più avanzati è quella della città di Mariupol. Qui il sindaco in esilio Vadym Boichenko, insieme al capo della regione del Donetsk Pavlo Kyrylenko, alla Banca Mondiale, alla Berd e alla Metinvest, ha messo a punto un piano dettagliato di rinascita di Mariupol, che vorrebbero partisse nel luglio 2024. I danni stimati per la città sono pari a 14,5 miliardi e si pensa di investire almeno un miliardo all'anno per la ricostruzione, per 15 anni.
I numeri della ricostruzione
Con il coinvolgimento attivo dei cittadini la città dovrebbe ripopolarsi, le 200 mila persone sfollate dovrebbero rientrare entro il 2030 e nel 2040 si dovrebbe arrivare a 6-700 mila abitanti con una città completamente rinnovata. Oltre alla ricostruzione vera e propria di 2.275 condomini distrutti, 38.895 case private, 63 scuole e 15 strutture ospedaliere il Piano prevede la realizzazione di un Campus dedicato alla medicina, un centro per la pubblica amministrazione, un nuovo aeroporto, un polo universitario e un terminal per lo stoccaggio del grano. Per rendere più facili e veloci i lavori la Metinvest-SMC ha sviluppato il progetto Steel Dream per 13 tipi di edifici in acciaio, che possono adattarsi a diverse condizioni e circostanze, dagli edifici residenziali, alle scuole, agli asili, agli ambulatori, parcheggi, impianti sportivi e rifugi sotterranei. "Speriamo che l'Italia ci possa fornirci la sua esperienza nel campo dell'educazione - dice a Affari & Finanza il sindaco Boichenko -. Le Università italiane possono diventare il primo partner del piano di rilancio di Mariupol portando il nostro livello di educazione su nuovi e più alti livelli".
Le aziende italiane interessate
Le aziende italiane che potranno essere interessate al Piano sono migliaia, piccole e grandi. In pole position Danieli, Cimolai, Rizzani De Eccher, Cosulich, che già hanno rapporti con Metinvest, ma tutti i traffici di merci ne beneficeranno. "Nel primi sei mesi di guerra, con la chiusura del porto di Odessa, 50 treni hanno portato i container attraverso l'Ungheria fino a Trieste e da qui sono stati smistati in tutto il Mediterraneo", rivela Zeno D'Agostino, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Sicuro che con una rete intermodale sempre più capillare che si sta sviluppando dal porto di Trieste in tutta l'Europa dell'Est e del Nord vi possa essere un forte aumento dell'attività nel momento in cui potrà partire il piano di ricostruzione ucraino.