Dissesto del territorio: in 12 anni spesi solo 9 miliardi
di Giuseppe ColomboROMA - Dodici anni e nove governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, inclusi quelli tecnici. E meno di dieci miliardi spesi per la difesa del suolo. Per la precisione 9,1 miliardi. Nonostante le alluvioni, le frane, i terremoti e le mareggiate che tra il 2010 e il 2022 hanno provocato morti e danni. E nonostante progetti presentati per oltre 66 miliardi: in parte sono stat scartati, altrettanti ammessi ai finanziamenti ma rimasti fermi.
A dare la misura dello stallo sono i dati di Open Cup, la piattaforma sugli investimenti pubblici gestita dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio. Dall'incrocio dei dati emergono ritardi, rinvii, bocciature e omissioni che hanno lasciato sulla carta decine di miliardi tra fondi nazionali, regionali ed europei.
ROMA - Dodici anni e nove governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, inclusi quelli tecnici. E meno di dieci miliardi spesi per la difesa del suolo. Per la precisione 9,1 miliardi. Nonostante le alluvioni, le frane, i terremoti e le mareggiate che tra il 2010 e il 2022 hanno provocato morti e danni. E nonostante progetti presentati per oltre 66 miliardi: in parte sono stat scartati, altrettanti ammessi ai finanziamenti ma rimasti fermi.
A dare la misura dello stallo sono i dati di Open Cup, la piattaforma sugli investimenti pubblici gestita dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio. Dall'incrocio dei dati emergono ritardi, rinvii, bocciature e omissioni che hanno lasciato sulla carta decine di miliardi tra fondi nazionali, regionali ed europei.
Non tutti i progetti, però, sono stati ammessi ai finanziamenti alimentati dalle risorse del bilancio nazionale, oltre che dai fondi regionali e da quelli europei, dal Fondo per lo sviluppo e la coesione al Pnrr. Come funziona il monitoraggio degli investimenti lo spiega a Repubblica l'ex capo del Dipe Marco Leonardi, che ha appena scritto un libro sulle ragioni per cui l'Italia non riesce a spendere: "Non tutti i Cup - dice - sono poi ammessi al finanziamento, la procedura è molto difficile: dei sessantasei miliardi riferiti alla programmazione iniziale, al finanziamento sono stati ammessi solo diciassette".
Ma il blocco è subentrato anche in un secondo momento. Basta guardare a quello che è successo ai progetti che alla fine sono entrati nei piani degli enti locali e delle amministrazioni centrali: quelli in attuazione, insieme a quelli conclusi, hanno ricevuto pagamenti per meno di dieci miliardi. In tutto. La media, nei dodici anni, è stata di appena 800 milioni all'anno.
I problemi non finiscono qui. La Corte dei Conti ha messo in fila "una serie di ragioni che hanno impedito una efficace implementazione dei piani di contrasto al rischio idrogeologico". Tra le tante: la lunghezza e "la laboriosità dei procedimenti, dei tempi di progettazione e approvazione, e la carenza degli organismi tecnici deputati alla realizzazione dei progetti". Ancora, la stessa Corte ha evidenziato una riduzione dell'efficacia delle misure perché i commissari straordinari (che ora coincidono con i presidenti di Regione) hanno delegato l'attuazione degli interventi ai Comuni beneficiari.