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Alluvione, Salvini mette il veto su Bonaccini: slitta la nomina a commissario

(ansa)
Partita da 10 miliardi sulla ricostruzione. Contro il governatore ci sono Lega e Fdi. Spunta il nome del deputato emiliano Galeazzo Bignami
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ROMA - Una partita da dieci miliardi. E Giorgia Meloni prende tempo, prima di decidere a chi farla arbitrare. La ricostruzione dopo l'alluvione diventa oggetto di un braccio di ferro nella maggioranza. Mentre il governatore Stefano Bonaccini, candidato naturale all'incarico di commissario, arriva a Palazzo Chigi accompagnato dagli esponenti delle parte sociali (i rappresentanti di sindacati e imprese) e propone il "modello Emilia-Romagna". Ma deve aspettare. Sperando che l'ostacolo non sia la sua appartenenza al Pd.

Il capitolo ricostruzione è, virtualmente, l'allegato più pesante al decreto alluvione. È un argomento che resta lì, sospeso, fra la premier Meloni e Bonaccini seduti una al fianco dell'altro durante il confronto che segue il consiglio dei ministri. Lui, il governatore emiliano, alla fine ringrazierà l'esecutivo "per l'attenzione mostrata" nei confronti delle popolazioni piegate dal disastr…

ROMA - Una partita da dieci miliardi. E Giorgia Meloni prende tempo, prima di decidere a chi farla arbitrare. La ricostruzione dopo l'alluvione diventa oggetto di un braccio di ferro nella maggioranza. Mentre il governatore Stefano Bonaccini, candidato naturale all'incarico di commissario, arriva a Palazzo Chigi accompagnato dagli esponenti delle parte sociali (i rappresentanti di sindacati e imprese) e propone il "modello Emilia-Romagna". Ma deve aspettare. Sperando che l'ostacolo non sia la sua appartenenza al Pd.

Il capitolo ricostruzione è, virtualmente, l'allegato più pesante al decreto alluvione. È un argomento che resta lì, sospeso, fra la premier Meloni e Bonaccini seduti una al fianco dell'altro durante il confronto che segue il consiglio dei ministri. Lui, il governatore emiliano, alla fine ringrazierà l'esecutivo "per l'attenzione mostrata" nei confronti delle popolazioni piegate dal disastro. Ma dirà chiaramente che "serve una struttura commissariale". Bonaccini non fa nomi, e ovviamente non il proprio, ma garantisce che nella regione da lui amministrata "mediamente le risorse le spendiamo". Ha dalla sua una propensione a fare da collante tra le istituzioni, maturata nei nove anni di attività nel ruolo di commissario post-terremoto e nei sei anni da presidente della Conferenza delle Regioni. Ma la presidente del Consiglio, nel corso dell'intera giornata, non accennerà mai alla nomina. In cuor suo, si apprende da ambienti parlamentari di Fratelli d'Italia, non avrebbe nulla in contrario ad affidare l'incarico a Bonaccini. Anche per sgravarsi da una responsabilità che, in caso di flop nella spesa delle risorse, le ricradrebbe immediatamente addosso.

Però Meloni è stretta in una morsa. Da un lato c'è la Lega che si mette di traverso su Bonaccini. Salvini fa sapere che non è una questione personale: ieri l'ha pure spiegato al telefono al presidente dell'Emilia Romagna. Ma politica sì: il Carroccio imputa al governatore dem una gestione ideologica e troppo ambientalista del territorio che avrebbe portato - il leader lo avrebbe denunciato ieri in cdm - a una cattiva manutenzione degli argini in alcune aree devastate dall'alluvione. Come la pensi la Lega, d'altronde, lo fa capire Jacopo Morrone, segretario del partito in Romagna: "Ci sono diversi fattori che suggerirebbero di optare per una personalità terza, di alto profilo, rispetto a Bonaccini, che ha già molti fronti su cui operare e non ha brillato nella gestione del dissesto idrogeologico".

Dall'altro lato, Meloni ha anche pressioni interne, che provengono del suo partito e vanno in direzione ostinata e contraria alla nomina di Bonaccini. Come quelle che riceve da Galeazzo Bignami, deputato di Fdi di Bologna e viceministro alle Infrastrutture. Uno che non è mai stato amico del governatore emiliano e che in queste ore ne sconsiglia vivamente la designazione. I boatos raccontano che lo stesso Bignami, in forza del suo ruolo nel governo, punti alla poltrona di commissario.

Di certo, Meloni non decide. E da Chigi si fa sapere che prima sarà dichiarato lo stato d'emergenza anche nelle Marche, con la nomina a commissario del governatore di Fdi Francesco Acquaroli. Poi, a gestire in modo congiunto la ricostruzione nelle due regioni colpite (seppur in modo molto diverso) dall'alluvione potrebbe essere chiamata una figura terza. Sarebbe una scelta che penalizzerebbe Bonaccini. Ma la partita (miliardaria) non è ancora chiusa.