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Industria, per la prima volta l'export di Made in Italy vale più della metà del fatturato manifatturiero

L'indagine Intesa-Prometeia si attende un 2023 di consolidamento, con un fatturato stabile (+0,4%). I settori più dinamici: Elettrotecnica, Meccanica, Elettronica, Auto e moto
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Elettrotecnica, Meccanica, Elettronica e Autoveicoli e moto: ecco i settori pronti a trainare la manifattura italiana, in un quadro che si attende di "consolidamento" per il Made in Italy dopo il forte rimbalzo del biennio precedente in uscita del Covid. Con un fattore simbolico da record: per la prima volta, il contributo dell'export supererà la soglia del 50% sul totale del fatturato.

Sono i punti fondamentali del Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia, presentato oggi a Milano. Il documento prevede per il 2023 un "livello di fatturato stabile a prezzi costanti (+0,4% tendenziale)" per l'industria manifatturiera italiana. A prezzi correnti, si parla di una crescita dell'1% che dovrebbe portare il fatturato a "superare i 1170 miliardi di euro a fine anno, 260 miliardi di euro in più rispetto al 2019".

Da unaparte, il rientro dell'inflazione e - si spera - la "distensione del contesto o…

Elettrotecnica, Meccanica, Elettronica e Autoveicoli e moto: ecco i settori pronti a trainare la manifattura italiana, in un quadro che si attende di "consolidamento" per il Made in Italy dopo il forte rimbalzo del biennio precedente in uscita del Covid. Con un fattore simbolico da record: per la prima volta, il contributo dell'export supererà la soglia del 50% sul totale del fatturato.

Sono i punti fondamentali del Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia, presentato oggi a Milano. Il documento prevede per il 2023 un "livello di fatturato stabile a prezzi costanti (+0,4% tendenziale)" per l'industria manifatturiera italiana. A prezzi correnti, si parla di una crescita dell'1% che dovrebbe portare il fatturato a "superare i 1170 miliardi di euro a fine anno, 260 miliardi di euro in più rispetto al 2019".

Da unaparte, il rientro dell'inflazione e - si spera - la "distensione del contesto operativo interno e internazionale" dovrebbero poi portare il manifatturiero italiano "a crescere a ritmi più vivaci di quelli degli ultimi decenni (1,3% medio annuo nel 2024-27 a prezzi costanti e 2% a prezzi correnti). Cruciale sarà il contributo dell’export, che nel 2023, per la prima volta, supererà la soglia del 50% sul totale del fatturato. Grazie alla buona capacità dell’industria italiana di servire nicchie a elevato valore aggiunto, l’avanzo commerciale continuerà a crescere verso un nuovo record, superando i 110 miliardi di euro nel 2027".

Che il Pnrr sia fondamentale per sostenere il ciclo degli investimenti non è certo una novità, e per questo destano preoccupazione i rallentamenti nello sviluppo del piano. Servono anche per controbattere l'atteso rallentamento dei consumi.

Venendo ai diversi ambiti dell'industria "fra i settori più dinamici nel 2023 e nel medio termine - dice il Rapporto Asi - troviamo Elettrotecnica, Meccanica, Elettronica e Autoveicoli e moto, fondamentali per sostenere i progressi in chiave digitale e ambientale. Seguono i settori che più di altri saranno in grado di cogliere le opportunità di crescita sui mercati esteri: Sistema moda, Farmaceutica e Largo consumo. In fisiologico rallentamento i Prodotti e materiali da costruzione e gli Intermedi chimici, sensibili alla domanda edilizia, e i settori produttori di beni destinati all’ambiente domestico, Mobili ed Elettrodomestici".

Tra gli ambiti di dettaglio analizzati, il rapporto definisce "determinante" per raggiungere i risultati attesi "la corretta gestione del passaggio generazionale ai vertici delle imprese, che incide sulla propensione a adottare nuove tecnologie per affrontare la transizione digitale, ambientale ed energetica. Inoltre, il passaggio di competenze e il rinnovo della forza lavoro sarà messo a dura prova da un contesto demografico caratterizzato da vincoli sempre più stringenti: nel 2022 la quota di occupati under 40 nell’industria manifatturiera italiana è scesa al 34,8%, dal 51,1% del 2008, la percentuale più bassa fra le grandi manifatture europee".