Pnrr, Fitto chiede tagli. Ma nessun ministro rinuncia ai fondi
di
Giuseppe Colombo
(ansa)
Il governo prova a dare un segnale a Bruxelles dopo la strigliata sui ritardi: il nuovo Pnrr sarà inviato entro metà luglio. Sul tavolo del responsabile del Piano le rinunce dei ministeri, ma da Salvini a Urso è già caccia alla prenotazione delle risorse
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ROMA - È una partita a poker con più giri, la revisione del Pnrr. Perché i ministri hanno messo le carte sul tavolo di Raffaele Fitto, chiamato a fare ordine tra i progetti. Ma il primo giro è un atto dovuto, a maggior ragione dopo la strigliata di Bruxelles, che ha chiesto al governo italiano di fare in fretta se vuole vedersi riconosciuta una "flessibilità" sulle modifiche.
E così i ministri hanno messo in fila gli investimenti che fanno fatica, candidati a essere esclusi dal Piano di ripresa e resilienza perché irrealizzabili entro giugno del 2026. Dal titolare dell’Istruzione Giuseppe Valditara a quella dell’Università Anna Maria Ber…
ROMA - È una partita a poker con più giri, la revisione del Pnrr. Perché i ministri hanno messo le carte sul tavolo di Raffaele Fitto, chiamato a fare ordine tra i progetti. Ma il primo giro è un atto dovuto, a maggior ragione dopo la strigliata di Bruxelles, che ha chiesto al governo italiano di fare in fretta se vuole vedersi riconosciuta una "flessibilità" sulle modifiche.
E così i ministri hanno messo in fila gli investimenti che fanno fatica, candidati a essere esclusi dal Piano di ripresa e resilienza perché irrealizzabili entro giugno del 2026. Dal titolare dell’Istruzione Giuseppe Valditara a quella dell’Università Anna Maria Bernini, quasi tutti hanno risposto alla lettera che Fitto ha inviato giovedì scorso per ottenere le informazioni necessarie a scrivere la revisione del Piano. Che lo stesso Fitto conta di inviare alla Commissione europea entro la metà di luglio, prima della scadenza formale del 31 agosto, provando così a dare un segnale rassicurante.
Nelle prossime ore leggerà i documenti dei ministeri che contengono le ipotesi di revisione delle misure, ma anche la garanzia a rispettare gli obiettivi e le scadenze che si intendono confermare, oltre alle criticità "tali da compromettere il pieno conseguimento dei traguardi fissati nel Piano". Ogni ministro è stato chiamato ad assumersi la propria dose di responsabilità, ma anche a rinunciare a qualche progetto. Matteo Salvini ha fatto sapere che è disposto a un ritocco su quelli per il trasporto rapido di massa, in bilico anche i bus elettrici e qualche tratta ferroviaria.
E il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è convinto che il suo ministero realizzerà più della metà degli investimenti. Valditara ha proposto modifiche sugli interventi di riqualificazione delle scuole, a causa dei costi gonfiati dall’inflazione, mentre l’assegnazione di tutti i lavori per gli asili nido potrebbe essere tagliata, al 60%, se non rinviata, da fine giugno a dicembre.
Solo che la partita non finisce qui. Tutti i ministri hanno lasciato andare qualcosa, liberando così risorse, ma ora vogliono capire quanti di questi soldi andranno altrove, cioè negli altri ministeri, e quanti invece ritorneranno a casa, dentro nuovi progetti capaci di marciare. Ecco perché Salvini ha già pronta una lista di condotte idriche, che hanno bisogno di un miliardo per essere realizzate. E nei prossimi giorni aggiungerà anche le tratte ferroviarie su cui si possono riversare nuove risorse, raccogliendo l’apertura dell’amministratore delegato del gruppo Luigi Ferraris, che ha offerto la disponibilità delle Ferrovie a "valutare nuove opportunità".
Ma anche altri ministri hanno già le idee chiare su come muoversi. È qui che la partita a poker si complica, rendendo più complesso il giro che conta, quello dell’assemblaggio da parte di Fitto. A prenotare la flessibilità che l’Europa è disposta a concedere è anche il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. "La prima misura che rifinanzieremo - dice - sarà la transizione 5.0, un credito fiscale significativo, di almeno il 40%, per le imprese che investono nell’innovazione tecnologica, green e digitale". Dà per scontato l’assegnazione del margine di spesa che, invece, andrà prima quantificato e che soprattutto dovrà tenere conto delle richieste che stanno arrivando anche dagli altri ministeri.
Ma il governo ha un problema ancora più grande: dare prova, all’Europa e alle opposizioni in pressing, che la revisione sta prendendo forma. La settimana prossima, Fitto porterà in Parlamento la relazione semestrale, una fotografia della spesa e dei ritardi. Un’operazione verità che è solo una premessa alla revisione. La partita a poker andrà avanti ancora.