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“Anticipiamo i fondi alle imprese del Pnrr”. Le banche aprono al modello Superbonus

(ansa)
Gli istituti di credito temono gli effetti sull’economia del fallimento del Piano e lo stop dei pagamenti da parte di Bruxelles. Gros Pietro: "Possiamo sbloccare la situazione, ma serve la garanzia dello Stato". Patuelli: "Noi al fianco di chi si è già aggiudicato i lavori"
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La terza rata del Pnrr da 19 miliardi di euro non è ancora stata sbloccata da Bruxelles e da giorni si rincorrono le voci sulle difficoltà da parte dell’Italia a rispettare gli obiettivi e le riforme previsti dal piano di rilancio messo a punto in Europa in piena crisi pandemica. Un rallentamento nell’erogazione dei fondi avrebbe un effetto deleterio per la credibilità del governo Meloni e per l’Italia nel suo complesso. Incluse possibili ripercussioni negative sui mercati finanziari, dal momento che i 200 miliardi del Pnrr erano stati calcolati proprio per stimolare una crescita robusta del Pil e per questa via rimettere su un sentiero di sostenibilità il debito pubblico italiano.


Dunque proprio perché…

La terza rata del Pnrr da 19 miliardi di euro non è ancora stata sbloccata da Bruxelles e da giorni si rincorrono le voci sulle difficoltà da parte dell’Italia a rispettare gli obiettivi e le riforme previsti dal piano di rilancio messo a punto in Europa in piena crisi pandemica. Un rallentamento nell’erogazione dei fondi avrebbe un effetto deleterio per la credibilità del governo Meloni e per l’Italia nel suo complesso. Incluse possibili ripercussioni negative sui mercati finanziari, dal momento che i 200 miliardi del Pnrr erano stati calcolati proprio per stimolare una crescita robusta del Pil e per questa via rimettere su un sentiero di sostenibilità il debito pubblico italiano.


Dunque proprio perché il Pnrr è considerato un’occasione unica e irripetibile per rilanciare il sistema italiano oggi pare obbligatorio individuare tutte le strade in grado di sbloccare l’impasse. Un salvagente è in arrivo dal sistema bancario italiano, dopo i primi colloqui informali tra ministeri e uffici delle banche, l'idea è emersa con nettezza ieri al Festival dell’Economia di Trento, espressa a margine di un incontro sul capitalismo famigliare dal presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. «Il governo avrà tutto l’appoggio che Intesa Sanpaolo può dare per il Pnrr - ha detto a Repubblica il banchiere proprio nel giorno in cui la Corte dei Conti certifica ufficialmente il ritardo sui progetti -. Noi sappiamo che il ritardo è determinato dal fatto che non abbiamo delle strutture sufficientemente veloci ed esperte per fare le gare e attuare i progetti».
In effetti il meccanismo degli appalti pubblici in Italia è farraginoso, una volta fatte le gare, le opere devono essere assegnate e solo dopo inizia la fase di progettazione, gestione, permessistica che richiede personale e competenze tecniche specifiche. «Sappiamo che una parte importante del ritardo nasce dai Comuni, che non hanno il personale necessario - spiega Gros-Pietro -. Ricordo quello che è successo con il Superbonus e cioè che era necessario istruire le pratiche, documentarle, certificare che i lavori esistevano veramente, che erano stati fatti e l’effettivo ammontare».


Intesa Sanpaolo, grazie all’accordo con Deloitte è riuscita non solo ad assistere i suoi clienti su tutto il tortuoso percorso dei bonus edilizi, ma anche a rilevare dal mercato più crediti di quelli che erano disponibili nel suo cassetto fiscale, rivendendoli, una volta “bonificati”, ad altri clienti. «Non so se questa esperienza sia ripetibile ma - precisa Gros Pietro -, se la garanzia statale è scritta sulla pietra le banche possano anticipare i fondi alle imprese», sbloccando un meccanismo che ormai da mesi si è impantanato sulla “fattura quietanzata”. Nella sostanza il meccanismo di finanziamento del Pnrr funziona così: i Comuni per ricevere i fondi da Bruxelles devono dimostrare di aver pagato le imprese. Ma i bilanci degli enti locali non hanno liquidità sufficiente per anticipare il pagamento delle fatture. E qui si inserirebbero le banche anticipando i soldi alle imprese che così possono partire con i lavori. Le fatture quietanzate possono così andare agli enti locali che possono quindi ricevere i soldi dalla Ue.


Si tratta di un’idea solo di Intesa Sanpaolo o se ne sta parlando all’interno di tutto il sistema bancario? Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, presente anch’egli a Trento, ha risposto così a Repubblica: «Le banche sono molto impegnate nel sostegno delle imprese che si aggiudicano e si aggiudicheranno i lavori previsti dal Pnrr». Parole che fanno pensare a un consenso di fondo nel mondo bancario alla proposta lanciata da Gros Pietro. È chiaro che le banche preferiscono lavorare con le imprese piuttosto che con i Comuni o gli altri enti locali, notoriamente più lenti a rimborsare i crediti. L’anticipo alle imprese permetterebbe alle banche di seguire i progetti da vicino, fase per fase, in una sorta di work in progress per verificare che i lavori siano effettivamente compiuti. E anche a evitare possibili truffe come è successo con il Superbonus.
I contatti informali con il governo sembra siano già stati avviati e non si può escludere che questa mano tesa serva anche ad allontanare lo spettro del prelievo sugli extraprofitti delle banche paventato nelle settimane scorse. Dopotutto non conviene a nessuno che l’Italia fallisca sul Pnrr.