Tutto fermo all’Inail. Le ombre sul candidato dividono il governo
di Valentina ConteROMA - Slitta ancora la nomina dei commissari di Inps e Inail, dopo l'azzeramento dei vertici deciso per decreto l'11 maggio scorso. Ieri nulla è stato comunicato dal Consiglio dei ministri. Il motivo dello stallo è il nome che la Lega sostiene per la guida di Inail: Francesco Capone, attuale segretario generale dell'Ugl, il sindacato di destra. Un nome scomodo, per motivi sindacali e ombre giudiziarie. Ma il suo sponsor, il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, tiene il punto. La premier Meloni invece prende tempo.
I commissari di Inps e Inail
Non ce n'è molto, di tempo. La norma del commissariamento concede dieci giorni per la nomina dei commissari, da formalizzare dunque con dpcm (decreto del presidente del Consigl…
ROMA - Slitta ancora la nomina dei commissari di Inps e Inail, dopo l'azzeramento dei vertici deciso per decreto l'11 maggio scorso. Ieri nulla è stato comunicato dal Consiglio dei ministri. Il motivo dello stallo è il nome che la Lega sostiene per la guida di Inail: Francesco Capone, attuale segretario generale dell'Ugl, il sindacato di destra. Un nome scomodo, per motivi sindacali e ombre giudiziarie. Ma il suo sponsor, il sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, tiene il punto. La premier Meloni invece prende tempo.
I commissari di Inps e Inail
Non ce n'è molto, di tempo. La norma del commissariamento concede dieci giorni per la nomina dei commissari, da formalizzare dunque con dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) entro mercoledì 31 maggio. E martedì, tra l'altro, i sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per un confronto sulle riforme con la premier. Accanto ai leader di Cgil, Cisl e Uil ci sarà anche Capone. L'attrito sulla candidatura del segretario Ugl blocca pure l'altra nomina alla guida di Inps, data per acquisita, di Maurizio Castro, ex senatore Pdl in quota Alleanza nazionale, dal curriculum solido e apprezzamenti trasversali.
L'ostacolo sindacale
L'eventuale ascesa di Capone ai vertici di Inail - nomina di prestigio in un ente con un bilancio annuale da 1 miliardo, 35 miliardi di cassa, 5 miliardi di patrimonio immobiliare - cozza con due ostacoli di non poco conto. Il primo normativo risale al decreto legislativo 479 del 1994, nel dopo Tangentopoli, che pur non vietando esplicitamente gli incarichi di vertice ai sindacalisti, riservò loro il Civ, il Comitato di indirizzo e vigilanza. Capone dovrebbe poi dimettersi dalla carica in Ugl, dove è arrivato nel 1987 mettendosi in aspettativa dalla Bnl. E questo non è accaduto, vista la convocazione a Palazzo Chigi del 30 maggio.
I fascicoli in Procura
Ma più che l'ostacolo sindacale, a destare perplessità tra i più stretti consiglieri della premier è il timore di ritrovarsi un cavallo zoppo alla testa di uno dei due giganti del welfare italiano. Alla Procura di Roma risultano aperti due fascicoli che impattano su Francesco Capone in quanto segretario Ugl. Uno sulle presunte tessere gonfiate di iscritti al suo sindacato. E l'altro sull'appartamento romano dell'Enpaia, l'ente previdenziale dei lavoratori agricoli, il cui affitto sarebbe stato pagato dall'Ugl all'allora suo vicesegretario generale Claudio Durigon, anche quando Durigon è stato poi eletto deputato della Lega nel 2018 (circostanza che Durigon smentisce).
Ombre fitte che si sommano a una fama poco limpida dell'attuale Ugl, come sindacato firmatario di contratti pirata se non capestro come quello sui rider, pagati a cottimo. Palazzo Chigi non vuole queste ombre, specie dopo il caso Colosimo. La partita è aperta.