✕

Si è bloccato il Pnrr, "Spese ferme su salute, scuola e ambiente"

(ansa)
La Corte dei conti: “Nel 2023 speso un miliardo su 32 disponibili”. Verso la richiesta di taglio di 79 mila nuovi posti negli asili nido
2 minuti di lettura

ROMA - "La priorità assoluta", copyright Giorgia Meloni, si infrange contro la realtà dei numeri. Perché la premier spinge per "spendere al meglio" i fondi del Pnrr. Ma l’atto di buona volontà non basta. I numeri, dunque. Quelli contenuti in una tabella all’interno del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti. Una cifra, su tutte: 1,1 miliardi. Sono i soldi spesi nei primi quattro mesi dell’anno. In tutto. A fronte di una programmazione decisamente più impegnativa, chiamata a impiegare altri 32,7 miliardi entro la fine dell’anno.

L’affanno è evidente, complicato dal tentativo di cambiare…

ROMA - "La priorità assoluta", copyright Giorgia Meloni, si infrange contro la realtà dei numeri. Perché la premier spinge per "spendere al meglio" i fondi del Pnrr. Ma l’atto di buona volontà non basta. I numeri, dunque. Quelli contenuti in una tabella all’interno del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti. Una cifra, su tutte: 1,1 miliardi. Sono i soldi spesi nei primi quattro mesi dell’anno. In tutto. A fronte di una programmazione decisamente più impegnativa, chiamata a impiegare altri 32,7 miliardi entro la fine dell’anno.

L’affanno è evidente, complicato dal tentativo di cambiare in corsa il meccanismo della spesa, per via di quella promessa fatta durante la campagna elettorale. E cioè il Pnrr da smontare e rimontare, dai progetti alla tolda di comando. È la promessa della revisione, ancora sospesa, per prendere atto dei contraccolpi generati dalla guerra in Ucraina e dall’inflazione. Ma anche per dare un’impronta politica al Piano perché il riordino dei progetti tira in ballo scelte di merito, quindi un’assunzione di responsabilità sulla destinazione delle risorse.

Tornando ai numeri, che tra l’altro misurano per la prima volta i risultati della destra al governo sul Pnrr perché si riferiscono al periodo compreso tra il primo gennaio e il 30 aprile. I magistrati contabili hanno rielaborato i dati contenuti nella piattaforma Regis, gestita dalla Ragioneria generale dello Stato e alimentata dai dati sugli avanzamenti che arrivano dai soggetti attuatori del Pnrr, ministeri ed enti locali. Al 4 maggio, il totale della spesa, distribuita nelle sei missioni del Piano, ammontava a poco più di un miliardo, che si è andato ad aggiungere ai 24,5 miliardi messi a terra dal 2020 al 31 dicembre 2022.

L’avanzamento del Pnrr è al 13,4%. E sarebbe stato addirittura inferiore senza la spinta che è arrivata, tra il 2020 e il 2022, dall’ecobonus e dal sismabonus, oltre che dai crediti d’imposta per il piano Transizione 4.0. Sono misure che dipendono dalla domanda dei privati, senza richiedere un particolare impegno delle amministrazioni responsabili: la richiesta sostenuta ha evitato di far precipitare la spesa, che in assenza di questi interventi si sarebbe attestata ad appena 10,5 miliardi.

È la missione “Inclusione e coesione”, secondo il Rapporto della Corte dei conti, ad aver registrato il risultato migliore: da gennaio ad aprile, le risorse impiegate ammontano a circa 750 milioni. Grazie soprattutto agli interventi per gli anziani non autosufficienti, oltre a quelli per riconvertire le Rsa in gruppi di appartamenti autonomi. Ma in termini assoluti, il livello della spesa è decisamente basso. Ancora inferiore, addirittura pari a zero, è quello relativo alle infrastrutture. Dal ministero guidato da Matteo Salvini fanno sapere che i dati aggiornati sono stati caricati su Regis dopo il 4 maggio, successivamente alla fotografia scattata dalla Corte. E che la spesa, quindi, non è a zero, ma pari a 484 milioni, cifra confermata anche da Rfi, a cui è affidato l’impegno sulle ferrovie. Gli ultimi dati trasmessi al ministero, spiegano dalla società, hanno portato il totale dei pagamenti a oltre 4,4 miliardi, al 31 marzo.

Nella tabella del Rapporto, la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, sempre nel periodo gennaio-aprile, ha visto impiegare appena 2,2 milioni. Poco di più, 15,5 milioni, la missione “Salute”, che è all’ultimo posto, con un’attuazione inchiodata allo 0,7%, se si si prende in considerazione la spesa cumulata. La missione 4, che ha dentro gli investimenti per le scuole e le università, è al 4,7 per cento. E la spesa, qui, sarà tagliata. Il ministero dell’Istruzione, infatti, ha intenzione di abbassare i target sull’edilizia scolastica, dalle scuole agli asili. L’inflazione ha aumentato i costi; l’idea è chiedere a Bruxelles di considerare raggiunti gli obiettivi anche se la realizzazione si fermerà al 70%. Senza ridare soldi indietro. Si proverà a fare di meglio, ma intanto si taglierà. E quindi 79.200 posti in meno negli asili nido. È il prezzo della revisione.


©RIPRODUZIONE RISERVATA