✕

L'intelligenza artificiale è "madrelingua" inglese: per il resto del mondo costi più alti ed errori

Sam Altman, fondatore e amministratore delegato di OpenAI, l'azienda che ha sviluppato ChatGPT sta facendo un tour in Europa. In foto, mercoledì scorso a Parigi (afp)

Ascolta l'audio

Il modello alla base di ChatGPT è meno efficiente nelle altre lingue: il prezzo può salire di 15 volte per quelle meno potenti. Un nuovo vanataggio competitivo per gli Stati Uniti, a cui una serie di aziende europee stanno provando a rispondere. Trombetti (Translated): "Molti Paesi rischiano di restare indietro". L'italiano la seconda lingua più efficiente
3 minuti di lettura

ChatGPT parla un centinaio di lingue, tra cui il gaelico, l’uzbeco e il dialetto cinese wu. Ma sia lui che i rivali, come Bard di Google, “pensano” tutti nella loro lingua madre: in inglese. Non è un dettaglio, visto che l’intelligenza artificiale promette di cambiare tutto. E quindi i divari tra l’inglese e le altre lingue rischiano di aprire un nuovo abisso di competitività tra gli Stati Uniti – con l’anglosfera al traino – e il resto del mondo. Divari di costo: se in inglese ogni milione di parole prodotto da GPT costa 35 dollari, in italiano sale a 58, in greco si impenna a 182 e in malese esplode a 345. Divario di precisione, visto che gli algoritmi padroneggiano la lingua di Melville ed Eminem meglio delle altre. E pure divario di sensibilità, perché nel linguaggio si incarnano aspetti etici e culturali. Usare ChatGPT in un’altra lingua, per un utente o per un'azienda, significa insomma avere a…

ChatGPT parla un centinaio di lingue, tra cui il gaelico, l’uzbeco e il dialetto cinese wu. Ma sia lui che i rivali, come Bard di Google, “pensano” tutti nella loro lingua madre: in inglese. Non è un dettaglio, visto che l’intelligenza artificiale promette di cambiare tutto. E quindi i divari tra l’inglese e le altre lingue rischiano di aprire un nuovo abisso di competitività tra gli Stati Uniti – con l’anglosfera al traino – e il resto del mondo. Divari di costo: se in inglese ogni milione di parole prodotto da GPT costa 35 dollari, in italiano sale a 58, in greco si impenna a 182 e in malese esplode a 345. Divario di precisione, visto che gli algoritmi padroneggiano la lingua di Melville ed Eminem meglio delle altre. E pure divario di sensibilità, perché nel linguaggio si incarnano aspetti etici e culturali. Usare ChatGPT in un’altra lingua, per un utente o per un'azienda, significa insomma avere accesso a una versione meno potente, mesi indietro in una curva di sviluppo esponenziale. Ed è per questo che tanti, anche in Europa, stanno sperimentando alternative che rendano l’AI davvero poliglotta.

Come funziona ChatGPT

Ma perché questa differenza? Tutto nasce dalla matematica dei “grandi modelli linguistici” come quello alla base di ChatGPT. Le frasi vengono divise in tasselli più o meno lunghi, parole o sillabe, i cosiddetti token. Quando “parlano”, le AI stanno in realtà calcolando quale è il tassello successivo più probabile, uno alla volta, sulla base dei testi che hanno studiato. Ora, per GPT e i suoi fratelli questa segmentazione è basata sull’inglese. Perché in inglese è la maggior parte del materiale che si trova online, con cui si allenano, e perché sono tutti sviluppati da aziende americane. Risultato? La stessa frase che in inglese viene divisa in un numero ideale di tasselli, in francese o in italiano richiede più token, e più ancora in mandarino. Ma più pezzi significano più calcoli e maggiore consumo di energia, con costi fino a 15 volte superiori. E minore velocità, al punto che applicazioni come le chat in tempo reale potrebbero non essere possibili. Il fatto che gli algoritmi abbiano frequentato meno le altre lingue spiega anche la minor accuratezza: se GPT prende 85 su 100 in un test di inglese, ha un assai meno lusinghiero 66 in coreano e appena 56 in panjiabi, i cui 113 milioni di parlanti disporranno di uno strumento che capisce meno e sbaglia di più.

Intelligenze artificiali per altre lingue

“Il peso storico delle lingue in Rete non rappresenta quello che oggi le persone cercano, perché negli ultimi anni una serie di Paesi, per esempio in Asia, sono cresciuti tantissimo”, dice Marco Trombetti, fondatore di Translated, società italiana di servizi di traduzione che combina AI ed esperti umani, e che ha elaborato i costi di ChatGPT nei diversi idiomi. “Avere accesso alla tecnologia più avanzata diventa questione di geografia, e molti rischiano di restare indietro”. OpenAI, la società che ha creato ChatGPT, è consapevole del problema: sta per esempio lavorando con una squadra di linguisti islandesi per migliorare la performance nell’idioma dell’isola. Il rivale Bard di Google, a lungo solo in inglese, ha da poco iniziato a masticare giapponese e coreano. Ma il tema degli squilibri, di costo e efficienza, resta. Come quello culturale, o addirittura geoculturale, per un’innovazione dominata ancora una volta da un piccolo numero di colossi americani. Così in giro per il mondo sono spuntati una serie di concorrenti che vogliono costruire modelli di AI pensati e addestrati in lingue diverse: la finlandese Silo AI, la tedesca Aleph Alpha, mentre in Israele il governo ha finanziato un centro il cui compito è invertire la scarsa qualità di ebraico ed arabo nei sistemi automatizzati. La stessa Translated sta provando ad aggirare l’ostacolo ed è pronta a lanciare un’integrazione del suo sistema di traduzione a ChatGPT che convertirà in inglese – meno caro e più performante - le richieste degli utenti non anglofoni, per poi prendere le risposte e restituirle nella loro lingua.

Il vantaggio dell'italiano

In questa nuova disparità linguistica dell'innovazione, per una volta l’Italia ha un vantaggio competitivo. Proprio la lingua di Dante, nonostante costi quasi il doppio, è quella che ChatGPT parla meglio dopo l’inglese, sopra a tutte le altre. Il motivo non è chiaro, dipende forse dal fatto che noi italiani traduciamo molto e questa molte di testi è finita nel materiale usato per allenare gli algoritmi. Un paradosso, visto che siamo uno dei Paesi dove OpenAI ha avuto l’accoglienza più difficile, con il bando poi rientrato del Garante. E che nel suo grande tour di governi europei, in corso tra Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Polonia, il fondatore Sam Altman ha saltato l’Italia.