Ecommerce, gli acquisti online aumentano. Ma le imprese scappano
di Maria Sole BettiROMA - Tanti consumatori che comprano online ma poche aziende nostrane sui marketplace. È il paradosso del commercio digital in italia per le piccole medie imprese, in preda alla paura di essere "cannibalizzate" dai grandi colossi della vendita online. Una barriera che non premia e che evidenzia al contrario le criticità nel comparto della logistica. Ma diffusa a tal punto da diventare la linea di più della metà delle aziende che vendono sul web.
È questa la fotografia scattata dalla ricerca "Esigenze e politiche delle imprese in termini di servizi e logistica", realizzata da Confcommercio Roma e da Yocabè in collaborazione con l'istituto di ricerca Format Research, che testimonia da un lato come gli italiani comprino sempre di più online e dall'altro quanto i venditori evitino i marketplace. Secondo i risultati dello studio condotto, il 91% dei consumatori italiani compra su piattaforme di questo tipo.…
ROMA - Tanti consumatori che comprano online ma poche aziende nostrane sui marketplace. È il paradosso del commercio digital in italia per le piccole medie imprese, in preda alla paura di essere "cannibalizzate" dai grandi colossi della vendita online. Una barriera che non premia e che evidenzia al contrario le criticità nel comparto della logistica. Ma diffusa a tal punto da diventare la linea di più della metà delle aziende che vendono sul web.
È questa la fotografia scattata dalla ricerca "Esigenze e politiche delle imprese in termini di servizi e logistica", realizzata da Confcommercio Roma e da Yocabè in collaborazione con l'istituto di ricerca Format Research, che testimonia da un lato come gli italiani comprino sempre di più online e dall'altro quanto i venditori evitino i marketplace. Secondo i risultati dello studio condotto, il 91% dei consumatori italiani compra su piattaforme di questo tipo.Tuttavia meno della metà delle aziende che vende sul web li usa per commercializzare i suoi prodotti. In effetti, su oltre 80mila imprese che utilizzano l'ecommerce come canale di vendita, solo il 46,4% di esse è presente sui marketplace, mentre ben il 53,6% usa eslusivamente il proprio sito per vendere online. Di queste, solo il 9,1% piafinifica di iniziare ad utilizzare le piattaforme di marketplace in futuro.
Una scelta chiara, su cui incide la logistica, vero e proprio punto debole del commercio digitale, tanto da essere il tallone d'Achille di un'impresa su tre. L'82,9% delle aziende sceglie infatti di gestire in proprio il magazzino e di avvalersi di corrieri dei fornitori per i trasporti. Al contrario il 7,9% di esse si rivolge a un fornitore globale, mentre solo il 2,5% esclusivamente ai marketplace, sorpratutto a causa dei cambiamenti di policy su costi e approccio allo stoccaggio del sistema di logistica Fba di Amazon, ad esempio.
Altro fattore i costi dei resi, che pesano su circa il 35% delle imprese. Un po' per abitutini culturali differenti nei diversi mercati, un po' per le difficoltà nella gestione dei magazzini, sono tante le aziende che accantonano l'idea di buttarsi nei marketplace perché non in grando di saper gestire la possibilità offerta ai clienti di restituire gli articoli. Una criticità confermata dal fatto che a incontrare maggiori difficoltà sui resi sono proprio le imprese che affidano la gestione del magazzino ai fornitori e utilizzano i corrieri del fornitore. Difficoltà a cui si somma anche la scarsa capacità di utilizzo dei piattaforme tecnologiche, riscontrata dal 50,2% delle imprese.
Eppure, le opportunità non sfruttate dalle aziende sarebbero enormi, specie in relazione all'espensione internazionale. Attualmente solo il 44,7% delle imprese commercia online anche con l'estero, soprattutto nei comparti giocattoli (60,3%), casa e arredo (52,1%) e moda (50,8%). L'internazionalizzazione del business, con le relative complessità logistiche, tocca invece meno di tutti gli altri settori quello alimentare (17,3%). Tuttavia, poiché circa il 60% dei consumatori solitamente fa acquisti sul web o sui social network almeno una volta al mese, sopratutto nell'ambito dell'abbigliamento e delle calzature (62,1%) e primariamente proprio sui marketplace (91%), i fattori di attrazione nei confronti delle piattaforme dovrebbe essere crescente da parte delle pmi.
Ciò che attira i consumatori è infatti l'esattezza dell'indicazione dei tempi di spedizione e la sicurezza di acquistare tramite un brand conosciuto, come Amazon - scelto nel 95% dei cai, eBay e Zalando. Una credibility che non ha però nulla da invidiare alla referenzialità delle imprese italiane, come evidenziato dalla Presidente di Terziario donna Confcommercio Roma, Simona Petrozzi. "Online si può vendere qualsiasi cosa, basta essere credibili, onesti e affidabili. La reputazione è vitale nell'e-commerce, le recensioni degli utenti sulle esperienze di acquisto online sono alla base delle vendite. Per ogni stella che un'azienda ottiene nel proprio rating, i ricavi delle vendite aumenteranno di circa il 10%", ha sottolineato Petrozzi. Un margine interessante, conseguibile anche grazie alle soluzioni tech dell'hub di Concommercio EDI ricordate dal viceddirettore, Nicola Bianchi, e dal modello e dai servizi di logistica Fby per ecommerce multicanale di Yocabè, spiegati dal Ceo & Dounder, Vito Perrone.