Pnrr, governo in fuga dai controllori. “Basta Corte dei conti, meglio l’Ue"
dai nostri inviati Rosaria Amato , Giuseppe ColomboTRENTO - Il confronto è doppio, ma la questione che manda il Pnrr in fibrillazione è la stessa: chi controlla il Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che ruotano le difficoltà del governo, che si ritrova al centro delle due partite. Il primo fronte è con la Corte dei conti, con l’esecutivo di centrodestra che punta a limitare i poteri della magistratura contabile, affidando l’esclusiva dei controlli alla Commissione europea. Poi si passa sull’altro campo di gioco, dove l’interlocutore è la stessa Ue: perché anche i controlli di Bruxelles generano irritazione. È il caso di quelli sulla terza rata: sono ritenuti troppo puntigliosi.
TRENTO - Il confronto è doppio, ma la questione che manda il Pnrr in fibrillazione è la stessa: chi controlla il Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che ruotano le difficoltà del governo, che si ritrova al centro delle due partite. Il primo fronte è con la Corte dei conti, con l’esecutivo di centrodestra che punta a limitare i poteri della magistratura contabile, affidando l’esclusiva dei controlli alla Commissione europea. Poi si passa sull’altro campo di gioco, dove l’interlocutore è la stessa Ue: perché anche i controlli di Bruxelles generano irritazione. È il caso di quelli sulla terza rata: sono ritenuti troppo puntigliosi.
È il sottosegretario all’Economia Federico Freni a illustrare lo schema del governo: "Se qualcuno dice ‘vuoi togliere il controllo concomitante sulle amministrazioni pubbliche?’, la risposta è fermamente no, ma se mi dice ‘sul Pnrr ritieni che la disciplina dei controlli possa essere rivista, assegnando una primazia ai controlli comunitari rispetto ai controlli nazionali, la risposta è sì". A esercitare i controlli sul Pnrr, quindi, deve essere la Commissione europea, non la Corte dei conti.