✕

Pnrr, governo in fuga dai controllori. “Basta Corte dei conti, meglio l’Ue"

(ansa)
Il sottosegretario Freni: “Rivedremo le norme a favore della Commissione che interviene a consuntivo e non in corso d’opera”. Ma c’è irritazione anche con Bruxelles per i continui rilievi che rinviano l’erogazione della terza rata da 19 miliardi
2 minuti di lettura

TRENTO - Il confronto è doppio, ma la questione che manda il Pnrr in fibrillazione è la stessa: chi controlla il Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che ruotano le difficoltà del governo, che si ritrova al centro delle due partite. Il primo fronte è con la Corte dei conti, con l’esecutivo di centrodestra che punta a limitare i poteri della magistratura contabile, affidando l’esclusiva dei controlli alla Commissione europea. Poi si passa sull’altro campo di gioco, dove l’interlocutore è la stessa Ue: perché anche i controlli di Bruxelles generano irritazione. È il caso di quelli sulla terza rata: sono ritenuti troppo puntigliosi.

I movim…

TRENTO - Il confronto è doppio, ma la questione che manda il Pnrr in fibrillazione è la stessa: chi controlla il Piano di ripresa e resilienza? È intorno a questo interrogativo che ruotano le difficoltà del governo, che si ritrova al centro delle due partite. Il primo fronte è con la Corte dei conti, con l’esecutivo di centrodestra che punta a limitare i poteri della magistratura contabile, affidando l’esclusiva dei controlli alla Commissione europea. Poi si passa sull’altro campo di gioco, dove l’interlocutore è la stessa Ue: perché anche i controlli di Bruxelles generano irritazione. È il caso di quelli sulla terza rata: sono ritenuti troppo puntigliosi.

I movimenti in casa iniziano a farsi più chiari, all’indomani dello scontro tra il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto e la Corte sul perimetro del controllo concomitante, che i magistrati esercitano in base a quanto previsto da una legge del 2009, poi rinforzata da una norma approvata nel 2020. Lì dove si dice che la magistratura contabile, su richiesta del governo o delle commissioni parlamentari competenti, "svolge il controllo concomitante sui principali piani, programmi e progetti relativi agli interventi di sostegno e di rilancio dell’economia nazionale". Con il compito di segnalare "gravi irregolarità gestionali", quindi "rilevanti e ingiustificati ritardi nell’erogazion" dei fondi, all’amministrazione competente per la presa in carico del delicato tema della responsabilità dei dirigenti.

È il sottosegretario all’Economia Federico Freni a illustrare lo schema del governo: "Se qualcuno dice ‘vuoi togliere il controllo concomitante sulle amministrazioni pubbliche?’, la risposta è fermamente no, ma se mi dice ‘sul Pnrr ritieni che la disciplina dei controlli possa essere rivista, assegnando una primazia ai controlli comunitari rispetto ai controlli nazionali, la risposta è sì". A esercitare i controlli sul Pnrr, quindi, deve essere la Commissione europea, non la Corte dei conti.

Ed è sempre Freni, a margine di un dibattito sulla revisione del Piano al Festival dell’Economia di Trento del Gruppo 24 ore, a spiegare il perché: "Vogliamo che i controlli siano quelli comunitari perché consentono, loro sì, un’omogeneità di visione dato che vengono fatti a consuntivo e non in corso d’opera". In mezzo sono finiti i numeri della Corte sulla spesa del Pnrr inchiodata a 1,1 miliardi, nei primi quattro mesi dell’anno. Una fotografia che non è piaciuta al governo perché - è la critica- , è stata scattata quando i ministeri non avevano ancora caricato gli aggiornamenti sull’utilizzo delle risorse.

E poi c’è la partita con l’Europa. La rata da 19 miliardi è appesa al supplemento d’indagine che la Commissione sta portando avanti sui 55 obiettivi relativi al secondo semestre 2022. Il "confronto costruttivo", come ripetono ufficialmente da Bruxelles, si è fatto ancora più puntiglioso, dopo settimane di decreti, bandi e altri documenti. Che il governo ha dovuto presentare per correggere gli errori rintracciati dai tecnici europei. Ora si è passati al campionamento degli investimenti. Un livello di analisi che sta generando malumori a Roma, alimentati dal dubbio che alla fine la Commissione potrebbe utilizzare un piccolo errore per ridurre l’importo dell’erogazione. Le perplessità, comunque, non stravolgono la convinzione principale e cioè che alla fine non si arriverà a tanto. Non ora almeno. Ma il sospetto, che è anche timore, guarda già agli obiettivi della quarta rata, che scadono a fine giugno. La negoziazione sui ritardi è in corso, il rischio è portare a casa una rata mutilata.