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Tremonti tifa per il Recovery: “Finalmente gli eurobond”

GIULIO TREMONTI INTERVISTATO DA MAURIZIO MOLINARI 
Il colloquio con il direttore di Repubblica: "L’ortodossia finanziaria che c’era vent’anni fa in Europa ora è sparita". Integrare Balcani e Ucraina significa ripensare l’architettura dell’Ue
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TRENTO - Sicuramente il Pnrr non serve al nuovo triangolo industriale del Paese, quello che va da Milano a Bologna e Venezia, «che ha la sua forza». Ma va realizzato perché ne ha bisogno tutto il resto dell’Italia.

E perché, rivendica Giulio Tremonti al Festival dell’Economia organizzato dal Sole 24 Ore, è la conseguenza diretta di un’idea buona, quella degli Eurobond: «Le idee sbagliate camminano veloci in discesa, mentre le idee giuste camminano in salita ma arrivano: dopo vent’anni abbiamo gli eurobond che finanziano il Pnrr».

Intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, Tremonti, presidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati, in passato più volte ministro dell’Economia e delle Finanze, non nega le difficoltà di realizzazione del Piano di ripresa e resilienza, che «è di enorme complessità, fin troppo strutturato», a cominciare dalle dim…

TRENTO - Sicuramente il Pnrr non serve al nuovo triangolo industriale del Paese, quello che va da Milano a Bologna e Venezia, «che ha la sua forza». Ma va realizzato perché ne ha bisogno tutto il resto dell’Italia.

E perché, rivendica Giulio Tremonti al Festival dell’Economia organizzato dal Sole 24 Ore, è la conseguenza diretta di un’idea buona, quella degli Eurobond: «Le idee sbagliate camminano veloci in discesa, mentre le idee giuste camminano in salita ma arrivano: dopo vent’anni abbiamo gli eurobond che finanziano il Pnrr».

Intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, Tremonti, presidente della Commissione Esteri della Camera dei deputati, in passato più volte ministro dell’Economia e delle Finanze, non nega le difficoltà di realizzazione del Piano di ripresa e resilienza, che «è di enorme complessità, fin troppo strutturato», a cominciare dalle dimensioni, «è un documento alto 23 centimetri». «Avrebbe messo in difficoltà chiunque», osserva.

Sei milioni di alberi

L’economista si concede anche qualche battuta: «Dentro c’è di tutto, anche una nuova specie umana, sei milioni di alberi da piantare...».

E del resto, ricorda Tremonti, la nostra difficoltà di utilizzare i fondi europei è atavica: ne utilizziamo in media una quota compresa tra il 20 e il 30%. Il resto finisce per essere riassegnato: «In Polonia c’è l’autostrada Italia», afferma, costruita proprio con i fondi di coesione non utilizzati dal nostro Paese.

Ma le difficoltà non devono fermarci: quell’«ortodossia finanziaria» che 20 anni fa ha fermato gli eurobond adesso non c’è più. Pur essendo convinto che per la realizzazione del Piano vada fatto il massimo possibile, «sono sicuro che sarà così», Tremonti respinge la possibilità che una eventuale mancata riuscita, magari parziale, del Pnrr, rappresenti una minaccia per l’Italia, e tanto meno per l’Europa.

L'economia nazionale

L’economia italiana è in salute, afferma, anche più di quella dei nostri partner europei. E per dimostrarlo non cita dati economici ma la pubblicità: «Quella italiana è straordinaria, e comunque è molto meglio di quella degli altri Paesi».

E se c’è pubblicità, rileva, «vuol dire che c’è uno che paga per vendere i suoi beni e i suoi servizi, vuole dire che un certo tenore di vita c’è ancora. Certamente ci sono situazioni di difficoltà, di disperazione, ma nell’insieme l’Italia tiene».

Mentre nei confronti dell’Europa i «disastri attesi e annunciati», afferma, è più probabile che arrivino a causa della «massa sconfinata di liquidità creata negli ultimi 10 anni» piuttosto che dalla mancata realizzazione del Pnrr da parte dell’Italia.

Le parole di Draghi

«Siamo davvero così sicuri che non generi rischi sull’economia dell’Occidente?», chiede. Definisce «una follia» le conseguenze del “whatever it takes” dell’allora presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, se la prende con «due dementi che in un pontile di Deauville dicono che gli Stati possono fallire, sto parlando di Merkel e Sarkozy». «Spero di no - conclude - ma se c’è un rischio viene da quelle dimensioni».

Alla domanda posta dal direttore di Repubblica su quale sia la direzione che sta prendendo l’Ue, se quella indicata dal cancelliere tedesco Scholz o dal presidente francese Macron, Tremonti indica una terza via, citando invece il discorso tenuto dal presidente del Consiglio dei Ministri polacco Mateusz Morawiecki all’Università di Heidelberg: «C’era una frase con alcune parole straordinarie - ricorda - “Europe great again”. Non è vero che dall’Est si pensa soltanto alle nazioni. Non vogliono rinunciare all’identità nazionale, ma vogliono creare una struttura europea superiore».

ANTONIO TAJANI CON GIULIO TREMONTI (ansa)

Il Manifesto di Ventotene

E del resto, aggiunge, «se l’allargamento avviene includendo Ucraina e Balcani, devi immaginare un’architettura costituzionale diversa da quella di adesso, ma è fondamentale averne una».

Ma cita anche Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene, che parlava di «politica estera ed esercito comuni». E Papa Francesco che parla di «ponti tra le culture europee», sottolineando come l’Occidente non abbia il monopolio dei valori ma anche l’Est europeo abbia i suoi, «che non devono essere necessariamente essere omologati ai nostri».

Il colloquio con Molinari arriva anche alle questioni che più pesano sul futuro dell’Italia, dalla demografia al lavoro. Sulla demografia Tremonti si mostra pienamente in armonia con le posizioni del governo: «Io potrei persino dire che capisco Eliogabalo che diceva sono uomo di giorno e donna di notte, però se avanti così, cancellando i valori della famiglia e della natalità, tra 20 anni non avremo più né ospedali né pensioni».

Il salario minimo

Alla domanda invece «salario minimo sì o no», risponde che «dipende da cosa si intende per salario minimo. Secondo me dovresti dare il posto di lavoro, e il posto di lavoro lo creano le imprese. Non si tratta tanto di conteggiare quanto dai, ma soprattutto di creare posti di lavoro», ribadisce.

Tremonti si schermisce, alla fine del colloquio, dall’invito di Molinari a dare un consiglio ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro: «Sono bravi, non hanno bisogno di consigli. Io sono convinto che i nostri giovani hanno capacità, prospettive, possibilità di trovare un posto di lavoro».