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È la Cina il salvagente dell’economia della Russia

Gli scambi commerciali a 200 miliardi. L’export cinese verso la Russia ai massimi storici, Xi importa gas a buon prezzo. Ma è Mosca che dipende da Pechino, non viceversa
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L'obiettivo è quello di arrivare a scambi commerciali bilaterali che tocchino i 200 miliardi di dollari. Con dodici mesi di anticipo rispetto ai piani originari. Mosca preme, stretta com'è dalle sanzioni occidentali. Pechino non può che essere contenta, soprattutto se questo si traduce in forniture energetiche in arrivo ancora a prezzi scontati. L'economia russa ha trovato nel suo vicino un salvagente fondamentale dall'inizio della guerra, rendendo l'Orso ancora più dipendente dal Dragone. Xi Jinping lo sa bene e cerca di trarne vantaggio. Attento però, in ogni caso, a diversificare. Le esportazioni cinesi verso la Russia hanno raggiunto un record in aprile, con un aumento del 153% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 9,6 miliardi di dollari (mentre le importazioni cinesi dalla Russia sono cresciute soltanto dell'8% nello stesso mese). Le forniture energetiche della Russia alla Cina dovrebbero aumentare del 40% quest…

L'obiettivo è quello di arrivare a scambi commerciali bilaterali che tocchino i 200 miliardi di dollari. Con dodici mesi di anticipo rispetto ai piani originari. Mosca preme, stretta com'è dalle sanzioni occidentali. Pechino non può che essere contenta, soprattutto se questo si traduce in forniture energetiche in arrivo ancora a prezzi scontati. L'economia russa ha trovato nel suo vicino un salvagente fondamentale dall'inizio della guerra, rendendo l'Orso ancora più dipendente dal Dragone. Xi Jinping lo sa bene e cerca di trarne vantaggio. Attento però, in ogni caso, a diversificare. Le esportazioni cinesi verso la Russia hanno raggiunto un record in aprile, con un aumento del 153% rispetto all'anno precedente, raggiungendo 9,6 miliardi di dollari (mentre le importazioni cinesi dalla Russia sono cresciute soltanto dell'8% nello stesso mese). Le forniture energetiche della Russia alla Cina dovrebbero aumentare del 40% quest'anno. E proprio Mosca, in questi primi mesi del 2023, ha sorpassato Riad come primo fornitore di petrolio per Pechino.

Cosa sperano i russi

La speranza per i russi è che il commercio bilaterale tocchi quest'anno i 200 miliardi di dollari (dai 190 del 2022), così come già aveva auspicato Vladimir Putin incontrando a Mosca a fine marzo Xi Jinping. Una quota crescente di questi scambi commerciali è ormai regolata in yuan. Allo stesso tempo il leader cinese sa bene che l'interscambio con i russi vale praticamente un decimo di quello che la Cina ha con Usa e Ue. Pechino è ben contenta di comprare a prezzi scontati, ma deve pure stare attenta a non diventare troppo dipendente da un unico fornitore. Per questo le discussioni sul gasdotto "Forza della Siberia 2" (che, una volta ultimato, potrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi all'anno fornendo gas alla Cina passando per la Mongolia) sono ancora in stallo. È più ai russi che serve infatti la costruzione del gasdotto il più velocemente possibile, visto che dopo le sanzioni a Mosca non sono rimaste molte destinazioni verso le quali indirizzare il proprio gas. Pechino deve stare attenta invece a non dipendere troppo da un unico fornitore (essenzialmente per non ripetere l'errore europeo di un'eccessiva dipendenza dalla Russia) e infatti cerca in molti modi di diversificare.

Destreggiandosi tra le sue esigenze di sicurezza energetiche e le sue priorità geopolitiche, Pechino sta accelerando per la costruzione di un gasdotto che passi per l'Asia centrale, rifornendosi dal Turkmenistan. La regione è sempre più centrale nei piani di Xi, che il 18 e 19 maggio a Xian, punto di partenza della vecchia Via della Seta, ha convocato i leader dei cinque "stan" ex sovietici per il primo summit Cina-Asia Centrale. In una zona di mondo che storicamente è sempre stata il giardino di casa di Mosca. Che la Russia sia diventata il "partner di minoranza" in questa "amicizia senza limiti" e sempre più dipendente dai vicini di casa, lo si vede leggendo i dati degli ultimi mesi. E anche dalle concessioni che è pronta a fare: come quella sul porto di Vladivostok. Il 75% dei telefoni cellulari venduti in Russia nel 2022 erano cinesi, rispetto al 50% del 2021. Anche il 70% delle attrezzature per l'edilizia e il 40% dei computer portatili venduti in Russia sono arrivati lo scorso anno dalla Cina. Stesso discorso per le automobili. Le case cinesi hanno riempito il vuoto lasciato dai grandi marchi mondiali, come Toyota e Volkswagen, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina del febbraio dello scorso anno. Risultato: le esportazioni dal Dragone verso l'Orso sono più che triplicate rispetto all'anno precedente, raggiungendo le 140mila unità.

Il boom degli scambi commerciali

"Negli ultimi quindici mesi, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, il valore degli scambi commerciali tra Cina e Russia è aumentato del 36,5% rispetto al livello prebellico", scrivono gli analisti di Natixis. "Dal punto di vista della Cina, i combustibili sono da tempo la voce più importante delle importazioni dalla Russia, che nel 2021 ha registrato 54 miliardi di dollari (pari al 13,3% delle importazioni totali di combustibili della Cina). Ma il numero è ulteriormente salito a 91 miliardi di dollari nei 12 mesi successivi all'aprile 2023. L'aumento, subito dopo l'inizio della guerra, era stato determinato principalmente dall'effetto prezzo, senza un chiaro aumento della quantità. Tuttavia ora è un'impennata del volume delle importazioni di combustibili fossili che è alla base del forte aumento nei primi mesi del 2023". D'altra parte la Russia - continua Natixis - "sta anche espandendo le importazioni di alcuni manufatti dalla Cina, come automobili (sia veicoli passeggeri che camion) e macchine da costruzione come bulldozer e rulli compressori. Così come si trova costretta a cercare alternative ai chip statunitensi ed europei a causa delle sanzioni occidentali su questo settore strategico. Tuttavia, l'aumento delle importazioni di chip dalla Cina non è ancora sufficiente a soddisfare il fabbisogno della Russia, almeno se si considerano le quantità importate dall'Europa in passato".

Esempio plastico di questa dipendenza e dell'approfondimento dei legami tra Pechino e Mosca è l'accordo firmato qualche giorno fa - sarà in vigore dal primo giugno - che prevede che le merci spedite dalla provincia cinese nord-orientale di Jilin verso la provincia orientale di Zhejiang potranno passare attraverso Vladivostok. Il più grande porto dell'Estremo oriente russo diventa così un hub di transito per le spedizioni interne cinesi. La Cina ha controllato per 171 anni la regione prima di cederla ai sovietici con "trattati ineguali". Ora, almeno un pezzetto, se la sta riprendendo.