Gli anti-Esg suonano la carica in Usa
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliFare la cosa giusta sta diventando sempre più difficile, almeno per le aziende americane. Perché la guerra culturale che già spacca gli Stati Uniti, producendo effetti come l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, si combatte ormai anche nelle assemblee degli azionisti. I conservatori accusano i liberal di aver strumentalizzato la sensibilità dei cittadini per i temi ambientali, sociali e della governance, con l'obiettivo di far avanzare un'agenda "woke", che non ha nulla a che vedere con gli interessi pratici ed economici delle compagnie. Perciò stanno montando una rivolta che cavalca lo strumento delle proposte di discussione avanzate durante le riunioni annuali, quasi raddoppiate nell'ultimo anno, secondo dati ripresi dal Wall Street Journal. Lo scopo è costringere i consigli d'amministrazione a prendere posizione nelle dispute politiche più calde del momento, dall'aborto alla diffusione delle armi…
Fare la cosa giusta sta diventando sempre più difficile, almeno per le aziende americane. Perché la guerra culturale che già spacca gli Stati Uniti, producendo effetti come l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, si combatte ormai anche nelle assemblee degli azionisti. I conservatori accusano i liberal di aver strumentalizzato la sensibilità dei cittadini per i temi ambientali, sociali e della governance, con l'obiettivo di far avanzare un'agenda "woke", che non ha nulla a che vedere con gli interessi pratici ed economici delle compagnie. Perciò stanno montando una rivolta che cavalca lo strumento delle proposte di discussione avanzate durante le riunioni annuali, quasi raddoppiate nell'ultimo anno, secondo dati ripresi dal Wall Street Journal. Lo scopo è costringere i consigli d'amministrazione a prendere posizione nelle dispute politiche più calde del momento, dall'aborto alla diffusione delle armi, dal clima alle questioni di genere, possibilmente deragliando la loro inclinazione a seguire giustizia e buon senso.
Cosa vuol dire Esg
La chiave per capire questa storia è l'acronimo Esg, che sta per environmental, social e governance. Da qualche tempo, in particolare quando la generazione dei millennials ha iniziato ad affacciarsi sui mercati, le scelte delle aziende nel campo ambientale, sociale e della gestione sono diventate elementi decisivi per la loro percezione pubblica, e quindi anche degli investitori. Un osservatore neutrale potrebbe limitarsi a dire che fare la cosa giusta è una virtù, e quindi se una compagnia cerca di inquinare il meno possibile, rispetta i diritti delle minoranze, oppure non discrimina sulla base del genere e delle inclinazioni sessuali, fa solo il suo dovere civico, se non costituzionale.
Ci sono però anche motivi di convenienza pratica, che spingono gli investitori a tenere conto di questi fattori nelle scelte su dove indirizzare i propri soldi. Ad esempio: se una compagnia automobilistica o energetica ignora completamente la tendenza della trasformazione ecologica, diventa un titolo a rischio non tanto perché viola le aspettative della correttezza politica, quanto perché si espone a conseguenze negative come la perdita di ampie fette di mercato o importanti sussidi e agevolazioni statali. Quindi fare la cosa giusta è diventata anche una decisione di buon senso sul piano amministrativo, gestionale e strategico. Lo dimostrano i dati del Forum for Sustainable and Responsible Investment (Us Sif) riportati dall'Associated Press, secondo cui nel 2022 gli investitori attenti ai criteri Esg controllavano 8,4 trilioni di beni domiciliati negli Usa, ossia abbastanza soldi per comprare oltre tre volte la Apple.
Crociata contro Topolino
Il clima politico però è quello che è, come dimostra il fatto che il governatore della Florida e candidato presidenziale Ron DeSantis ha scatenato una guerra contro la Disney, pur di presentarsi agli elettori come il condottiero della crociata culturale conservatrice. La casa di Topolino si è permessa di criticare la sua iniziativa legislativa "Don't Say Gay", che vieta di parlare dell'esistenza degli omosessuali nelle scuole, un po' perché è la cosa giusta da fare, ma forse anche perché vuole vendere i suoi prodotti al numero maggiore possibile di clienti e quindi deve necessariamente essere inclusiva. DeSantis allora si è vendicato togliendole le agevolazioni fiscali e imponendo un controllo statale sulle attività dell'azienda, al punto che il ceo Bob Iger ha cancellato un investimento da un miliardo di dollari in Florida.
Lo stesso sta avvenendo nelle assemblee degli azionisti di molte aziende, dove gli attivisti conservatori usano lo strumento delle "shareholder proposal", per costringere i consigli di amministrazione a prendere posizioni politiche o rimangiarsi le scelte fatte rispettando i criteri Esg. Nel 1934 il Securities exchange act aveva stabilito la Rule 14a-8, per dare agli azionisti la possibilità di chiedere la discussione su questioni che li interessano durante le assemblee annuali. I liberal ne hanno fatto uso a lungo, ma ora il tavolo si è rovesciato. Secondo i dati di ISS Corporate Solutions pubblicati dal Wall Street Journal, le "shareholder proposal" sulle questioni Esg presentate prima del 31 maggio 2023 sono salite da 43 per assemblea nell'anno scorso a 74 oggi. Dunque quasi raddoppiate. In totale, ne sono già state avanzate 682.
Affari e politica
Si va dalla richiesta che l'azienda farmaceutica Eli Lilly rediga rapporti sul rischio di appoggiare l'aborto, a quella affinché Mastercard riporti le transazioni relative alle armi. In genere i consigli di amministrazione invitano gli azionisti a bocciare queste proposte, perché intralciano l'attività imprenditoriale, ma secondo l'interpretazione generale se arrivano a ottenere almeno il 30% dei voti vengono considerate segnali politici impossibili da ignorare. Heidi Welsh, direttrice del Sustainable Investments Institute, ha detto al Wall Street Journal che "l'incredibile dissenso nell'arena politica sta tracimando nei mercati dei capitali. Le compagnie vengono trascinate in lotte partitiche di cui non vorrebbero essere parte, ma che non possono più evitare". Lo ammette Scott Shepard, del think tank conservatore National Center for Public Policy Research, secondo cui "le aziende stanno abbandonando i doveri fiduciari verso gli azionisti, per adottare le posizioni più dure della sinistra. Noi stiamo solo cercando di riportarle verso il buon senso e la neutralità". Naturalmente il dibattito si sposta su quale sia il buon senso e se la neutralità sia accettabile da parte di un'azienda, quando le sue scelte contribuiscono a provocare disastri naturali come le inondazioni appena sofferte in Italia. Ma questa è politica, sommata ad enormi interessi economici. Perciò in democrazia è giusto che scelgano gli elettori, svegliandosi dal loro torpore per capire cosa c'è in gioco quando votano.