All’Italia servono 3,5 milioni tra giovani e donne per salvare il Welfare
di Luca PianaMolti risultati raggiunti, tantissima strada ancora da fare, alcuni interrogativi di fondo. Se si volesse esprimere un giudizio sullo stato dell'arte del welfare aziendale in Italia, questa sintesi un po' brutale potrebbe avvicinarsi al vero. I risultati raggiunti sono un fatto: passati sette anni da quando, nel 2016, il governo italiano fece decollare i servizi di welfare intermediati dalle imprese, la loro diffusione è ormai molto ampia. Se si guarda alle piccole e medie imprese, l'ossatura dell'occupazione italiana, stando ai dati elaborati dal Welfare Index Pmi, ormai il 68,4% di loro ha un livello di servizi almeno medio e quasi una su quattro si piazza su livelli elevati.
Anche la lunga strada ancora da percorrere è u…
Molti risultati raggiunti, tantissima strada ancora da fare, alcuni interrogativi di fondo. Se si volesse esprimere un giudizio sullo stato dell'arte del welfare aziendale in Italia, questa sintesi un po' brutale potrebbe avvicinarsi al vero. I risultati raggiunti sono un fatto: passati sette anni da quando, nel 2016, il governo italiano fece decollare i servizi di welfare intermediati dalle imprese, la loro diffusione è ormai molto ampia. Se si guarda alle piccole e medie imprese, l'ossatura dell'occupazione italiana, stando ai dati elaborati dal Welfare Index Pmi, ormai il 68,4% di loro ha un livello di servizi almeno medio e quasi una su quattro si piazza su livelli elevati.
Anche la lunga strada ancora da percorrere è una certezza. Il sistema di welfare così com'è oggi in Italia non è sufficiente, ad esempio, per intaccare l'elevatissimo numero di donne che non lavorano (il tasso di occupazione femminile è poco inferiore al 52%). E ancora: gli squilibri fra generazioni e aree geografiche restano troppo ampi, con i giovani intrappolati in un ascensore sociale che non sale e un Mezzogiorno da dove continuano a fuggire per trovare lavoro altrove. Ancora più preoccupanti sono però gli interrogativi di fondo, che riguardano nuovamente il complesso del sistema di welfare, pubblico e privato. Perché l'invecchiamento della popolazione è come una bomba a orologeria, il cui ticchettio segnala il momento sempre più vicino in cui la spesa pubblica - tra pensioni, sanità e assistenza - non sarà più sostenibile.
Il cambio di paradigma
"La nostra stima è che nei prossimi dieci anni in Italia smetteranno di lavorare 3,5 milioni di persone per raggiungimento dei limiti di età. Visti i numeri attuali della demografia, con le nascite in continuo calo, per sostituire chi andrà in pensione sarà necessario includere nel mercato del lavoro 2,3 milioni di donne e 1,2 milioni di giovani, un obiettivo che per essere raggiunto richiede un fondamentale cambio di paradigma del sistema di welfare", dice Stefania Radoccia, managing partner di EY Tax & Law in Italia. Del cambiamento necessario l'esperienza fatta in questi anni con il welfare aziendale può essere un punto di partenza. Come emerge anche dal Welfare Index Pmi, Radoccia osserva che "le piccole e medie imprese con un welfare più evoluto sono anche le più solide e competitive sul mercato, anche in termini di attrazione dei talenti e capacità di trattenerli, e hanno dimostrato maggior resilienza in questi anni di incertezze". Nel 2021 il rapporto fra l'utile e il fatturato nelle aziende con un livello molto alto di welfare è stato il doppio di quelle che ce l'hanno solo a livello iniziale: 6,7 per cento contro 3,7. Altrettanto ampio è il divario in termini di margine operativo lordo per addetto: 33.097 euro contro 17.084. "I risultati ottenuti dalle aziende che ne hanno fatto un tratto distintivo dicono che il welfare aziendale, se adeguatamente incoraggiato, è in grado di agire come un fattore di innovazione sempre più necessario. La rigenerazione del welfare italiano, infatti, non può essere sostenuta né dalla sola iniziativa pubblica, la cui spesa corrente non è in grado di crescere, né dalla spesa individuale delle famiglie, che ha raggiunto livelli difficilmente sostenibili", osserva la managing partner di EY Tax & Legal.
Le difficoltà
Due dati mostrano le difficoltà della sfida. La spesa tra previdenza, sanità e assistenza è pari ormai al 27% del Pil, con il boom della prima voce - la spesa pensionistica - che ha eroso ogni margine per tutte le altre. La sostenibilità del sistema è ormai compromessa: nel 2040 la popolazione di età compresa fra 20 e 40anni sarà diminuita di un milione di persone rispetto a oggi. A fronte di questi ostacoli, c'è l'opportunità offerta dal Pnrr, che prevede una dotazione di 19,8 miliardi - 13 dei quali oggetto di bandi già pubblicati - per alzare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro, aumentare il numero di laureate nell'area Stem, potenziare i servizi educativi per l'infanzia, la diffusione del tempo pieno nelle scuole, ridurre le situazioni di emarginazione e la dispersione scolastica.
Questi programmi, tuttavia, devono essere completati con la massima efficienza possibile, senza perdere risorse essenziali e prevedendo azioni concrete. Un esempio è il disallineamento di competenze tra domanda e offerta di lavoro: "Secondo uno studio predittivo condotto da EY e Manpower otto lavori su dieci cambieranno faccia nel prossimo decennio. È su questo nuovo set di competenze che dobbiamo focalizzarci per disegnare un sistema efficace di incontro tra domanda e offerta. Giocoforza le aziende hanno idee più chiare su quali siano le competenze fondamentali e quale sarà la domanda di professioni. Devono quindi poter giocare un ruolo attivo in questa partita", dice Radoccia. Il Pnrr, da solo, tuttavia non basta. In parte perché per accelerare l'inserimento di donne e giovani nel mondo del lavoro e per rimettere in sesto il welfare italiano occorrono azioni forti e progetti di ampia portata, ad esempio per favorire la creazione di imprese femminili, ridisegnare le politiche sociali collaborando con il terzo settore, ridurre i divari territoriali, rilanciare la previdenza complementare, generando nuovi servizi di prossimità utilizzando le tecnologie digitali. "Per garantire il fondamentale obiettivo dell'equità con la sostenibilità economica e sociale del sistema di welfare è necessario che il pubblico collabori con il sistema privato, che ha dimostrato di poter funzionare bene", continua Radoccia: "Il welfare aziendale può dare un contributo fondamentale ai diversi progetti, a partire da quelli del Pnrr, nella sanità, nell'assistenza, nell'istruzione e nelle politiche per il lavoro".