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Un welfare sociale cucito su misura per i bisogni dei dipendenti

Da Unicredit a ReKeep un'offerta sempre più personalizzata, e un "care manager" per le famiglie con anziani o disabili
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Il welfare aziendale italiano è giunto nella fase "matura" dopo la volata tirata dagli incentivi definiti nel 2016, con la legge di Stabilità. Oggi è un "fattore determinante di sostenibilità", genera "valore economico per le imprese" e "sociale per le comunità". Le aziende sono "diffuse nel territorio e vicine alle famiglie" per cui il loro welfare "è in grado di rispondere in modo efficiente ai bisogni emergenti", dei quali lo Stato e i nuclei faticano a farsi carico per limiti organizzativi e vincoli di bilancio. Così il position paper del Welfare Index Pmi inquadrava il momento del welfare aziendale tricolore.

Le proposte delle aziende

A sentire i protagonisti è chiaro che ci si trova a un punto di svolta. Il welfare diventa "uno strumento di personalizzazione dell'offerta retributiva che consente alle aziende di rispondere in modo individuale alle esigenz…

Il welfare aziendale italiano è giunto nella fase "matura" dopo la volata tirata dagli incentivi definiti nel 2016, con la legge di Stabilità. Oggi è un "fattore determinante di sostenibilità", genera "valore economico per le imprese" e "sociale per le comunità". Le aziende sono "diffuse nel territorio e vicine alle famiglie" per cui il loro welfare "è in grado di rispondere in modo efficiente ai bisogni emergenti", dei quali lo Stato e i nuclei faticano a farsi carico per limiti organizzativi e vincoli di bilancio. Così il position paper del Welfare Index Pmi inquadrava il momento del welfare aziendale tricolore.

Le proposte delle aziende

A sentire i protagonisti è chiaro che ci si trova a un punto di svolta. Il welfare diventa "uno strumento di personalizzazione dell'offerta retributiva che consente alle aziende di rispondere in modo individuale alle esigenze dei dipendenti", ragiona Federico Ferri, partner di JobValue e specialista nelle informazioni retributive. "È un percorso: ogni azienda ha sfide diverse", dice Claudia Chiaraluce, Head of Welfare & People Care di UniCredit. Nella banca l'offerta di welfare, che affonda indietro nel tempo, era arrivata a un livello di complessità tale da "limitarne l'accesso", spiega Chiaraluce. Da qui il progetto Welfare Reconnect, su cinque pilastri: "Riconnettere le persone, metterle al centro; parlare il loro linguaggio; essere flessibili evolvendo secondo i bisogni e le norme; inclusivi rispondendo tanto alle famiglie quanto ai single; e attenti al sociale, dai caregiver ai portatori di disabilità invisibili". Cardini declinati in tre direzioni: aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori (per il caro-bollette, in 20 giorni a fine anno sono stati finanziati 24 milioni); riconciliare esigenze professionali e personali; formare i colleghi. "Tema a noi molto caro, quest'ultimo: aumentare la consapevolezza sulle tematiche di benessere e salute è un prerequisito che permette alle nostre persone di utilizzare a pieno l'offerta di welfare", spiega Chiaraluce.

Fiore all'occhiello in questo senso è il programma Rendere visibile l'invisibile, percorso sul territorio per far conoscere le "disabilità invisibili - come autismo, disturbi dell'apprendimento o alimentari, diabete, malattie mentali - che rischiano di generare pregiudizi verso i colleghi". Paiono residuali, ma messi insieme sono problemi che riguardano uno su quattro. In Unicredit, poi, sono arrivati i care manager per supportare non solo mamme e papà ma anche chi si prende cura di genitori o familiari anziani, o non autosufficienti: un modo per focalizzarsi sulla "riconciliazione generazionale" e supportare davvero tutti i caregiver. Condizione nella quale si trova più di un lavoratore su tre, in Italia.

La figura del care manager

Il care manager è una figura che, con il programma KeepCare Family, è entrata anche in ReKeep, ex Manutencoop Facility Management. Organizzazione altrettanto complessa (27mila dipendenti, 15mila in Italia) ma con esigenze diverse. "Circa il 30% dei nostri colleghi è nato all'estero e per oltre il 90% sono persone operative sui cantieri", racconta la responsabile CSR, Sara Ghedini, "spesso con un livello di accesso alle tecnologie digitali che rende insufficiente il solo modello dei "provider esterni di piattaforme": dobbiamo guardare ai servizi essenziali per gli specifici bisogni delle famiglie". Ecco dunque che l'intervento diventa non può esser calato in modo standardizzato dall'alto. Il care manager si attiva su misura e aiuta i dipendenti ad orientarsi nel panorama di servizi socio-assistenziali pubblici e privati. L'azienda, poi, anche grazie a un iniziale co-finanziamento del Dipartimento per le politiche per la famiglia, aggiunge pacchetti di ore di cura o servizi, tramite voucher gratuiti. "Andiamo dal sostegno per bisogni educativi speciali a servizi di assistenza per adulti e anziani non autosufficienti, dalla ricerca di badanti e baby sitter alla consulenza specialistica di psicologi e counselor", spiega Ghedini. Servizi sartoriali, appunto, che si aggiungono all'offerta già esistente di borse di studio, campi estivi per i ragazzi, assistenza sanitaria.

Il welfare per trattenere talenti

La sfida di sistema è ora estendere queste prassi. Il pubblico può fare la sua parte: "La nostra esperienza di cofinanziamento è positiva: è una leva, sia economica che culturale, per avviare progetti che poi diventano parte del Dna dell'impresa", ragiona Ghedini. "Auspicabile è la stabilizzazione normativa", aggiunge. Quanto alla risposta dei lavoratori, i dubbi non ci sono: "Una offerta di welfare forte e distintiva attrae e trattiene i talenti, facilita un ambiente inclusivo in cui le differenze fanno la differenza", chiosa Chiaraluce. In tempi di scarsità di lavoratori, non è secondario.