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WindTre, Pirelli e le altre: i nodi della rete cinese in Italia

Le tensioni che stanno deflagrando a livello geopolitico investono anche i gruppi italiani partecipati da Pechino E se in alcuni casi le soluzioni sono già state individuate, altri sembrano più spinosi, a cominciare da Cdp Reti
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Sono tante le aziende italiane che fanno capo ad azionisti cinesi, dalle lavatrici Candy, rilevate da Haier, ai servizi telefonici di WindTre, del gruppo anglo-cinese Ck Hutchison, e in un clima geopolitico che si va inasprendo è possibile che anche gli equilibri all'interno delle partecipazioni che i colossi asiatici hanno in Occidente siano destinati a cambiare. Soprattutto laddove l'azionista di Pechino non ha il controllo del 100%, ma si tratta di realtà quotate dove i cinesi hanno importanti quote di minoranza qualificata. Qualche gruppo si è già organizzato spontaneamente, in modo da preservare il valore delle attività in Occidente. Proprio WindTre, ad esempio, pur mantenendo il controllo della società dei servizi, ha appena ceduto al fondo svedese Eqt il 60% della rete mobile attiva, un modo per mettersi al riparo in via preventiva da qualunque limitazione ai sensi del golden power.

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Sono tante le aziende italiane che fanno capo ad azionisti cinesi, dalle lavatrici Candy, rilevate da Haier, ai servizi telefonici di WindTre, del gruppo anglo-cinese Ck Hutchison, e in un clima geopolitico che si va inasprendo è possibile che anche gli equilibri all'interno delle partecipazioni che i colossi asiatici hanno in Occidente siano destinati a cambiare. Soprattutto laddove l'azionista di Pechino non ha il controllo del 100%, ma si tratta di realtà quotate dove i cinesi hanno importanti quote di minoranza qualificata. Qualche gruppo si è già organizzato spontaneamente, in modo da preservare il valore delle attività in Occidente. Proprio WindTre, ad esempio, pur mantenendo il controllo della società dei servizi, ha appena ceduto al fondo svedese Eqt il 60% della rete mobile attiva, un modo per mettersi al riparo in via preventiva da qualunque limitazione ai sensi del golden power.

I cantieri Ferretti

Per lo stesso motivo i cantieri Ferretti, quotati a Hong Kong, sono in procinto di sbarcare anche a Piazza Affari, un'operazione che ha tanti risvolti, a iniziare dal rendere più liquido un titolo che sul listino cinese viene poco scambiato, ma anche per alleggerire il peso dell'azionista Weichai, oggi pari al 68% del capitale, affiancato da altri soci tra i quali Piero Ferrari (che ha l'8,6% del capitale). Nell'ambito dell'operazione, che dovrebbe partire nelle prossime settimane, Weichai sta studiando un'offerta di vendita (Opv) di una parte rilevante del capitale (tra il 28 e il 30%) a favore degli investitori. Il collocamento a Milano servirà a dare un valore certo al gruppo, e potrebbe essere prodromico a ulteriori disimpegni, magari a favore di investitori di lungo termine, pronti ad accompagnare la crescita della società guidata da Alberto Galassi.

Le aspettative di Pirelli

Anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera è in attesa che il governo decida se e come esercitare il golden power, in vista del rinnovo del patto con Sinochem, colosso pubblico cinese padrone del 37% del gruppo che esprimerà nel nuovo cda 8 consiglieri su 15, oltre all'amministratore delegato Giorgio Bruno. Con Sinochem - che anche di recente ha ribadito l'importanza dell'italianità di Pirelli (peraltro garantita dallo statuto, che per trasferire la sede chiede un quorum del 90% del capitale) - il problema si creerà fra tre anni quando, scaduto il patto, si dovrà rinnovare il consiglio. Se Tronchetti, come vice presidente esecutivo, ha ancora il potere di indicare il futuro timoniere, Sinochem ha comunque un potere di veto. Peraltro se il patto non dovesse essere rinnovato, insieme al fondo cinese Silk Road (9%) Sinochem non solo ha la minoranza di blocco in assemblea, ma verosimilmente riuscirebbe a far eleggere una lista per il rinnovo, dato che avrebbe un teorico 46% del capitale, difficile da battere in qualunque assise. A prescindere dalla governance, la forte presenza della Cina nell'azionariato (c'è anche l'imprenditore Niu Teng, che direttamente con la sua Long March e via Camfin ha un altro 7,6%), potrebbe essere un problema per Pirelli. Se è vero che le vendite del gruppo in Asia stanno crescendo più che nel resto del mondo, è anche vero che rappresentano circa un quinto del totale. Pirelli ha adottato una politica industriale dove produce in loco per i singoli mercati, ma in Asia è presente con tre stabilimenti in Cina e uno in Indonesia, per cui servire Paesi come Giappone, Corea e Australia potrebbe diventare complicato se venisse adottata una politica stringente di limitazioni.

La questione Cdp Reti

In attesa delle decisioni del governo su Pirelli, prima o poi andrà risolta anche la questione di Cdp Reti, la holding che custodisce quote di rilievo in Italgas (25,9%), Snam (31,3%) e Terna (29,8%) e che è partecipata a sua volta da State Grid of China. Entrato in Cdp reti nel 2014 con una quota del 35%, il gruppo statale cinese ha fatto un ottimo affare: i 2,1 miliardi investiti sono stati ampiamente ricompensati dai generosi dividendi distribuiti in questi anni. State Grid ottenne anche importanti diritti di governance: oltre a esprimere due consiglieri su cinque in Cdp Reti, è anche rappresentata nelle tre società che gestiscono le infrastrutture energetiche sensibili del Paese. Nel 2014, tuttavia, non venne previsto un meccanismo di opzioni "put and call" per favorire un eventuale cambio nell'azionariato, che quindi non può essere sollecitato da contratto. Non è escluso però che la questione a un certo punto debba essere affrontata dal governo per via diplomatica, dal momento che sul piano finanziario finora non è stato possibile individuare una soluzione. Che sembra invece a portata, giocoforza, in Ansaldo Energia: i cinesi di Shanghai Electric erano già scesi dal 40% al 12, e con la ristrutturazione e l'aumento di capitale da 580 milioni approvato da Cdp sotto la gestione di Dario Scannapieco - a cui hanno scelto di non aderire - dovrebbero diluirsi del tutto.