Panetta in pole position per la successione a Visco, ma c'è l'incognita Mes
di Giovanni PonsMILANO - "Per quanto riguarda l'istituzione 'speciale' che ho servito, con ruoli diversi, per un cinquantennio e che mi appresto quest'anno a lasciare sono sicuro che su tale consapevolezza saprà fondare il suo operato anche negli anni a venire". Gli ultimi passaggi delle ultime Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco hanno lasciato spazio a qualche emozione, con Mario Draghi seduto in prima fila a fianco degli alti vertici della banca centrale. Poi però si è cominciato a pensare a cosa succederà il primo novembre prossimo quando il mandato del governatore scadrà ufficialmente dopo 12 anni di servizio. Lo stesso Draghi e Visco potrebbero averne parlato a margine della riunione, alla presenza anche del senatore a vita Mario Monti.
Secondo indiscrezioni raccolte da Repubblica, infatti, la volontà della premier Giorgia Meloni di far tornare da Francoforte Fabio Panetta, attuale membro del Comitato e…
MILANO - "Per quanto riguarda l'istituzione 'speciale' che ho servito, con ruoli diversi, per un cinquantennio e che mi appresto quest'anno a lasciare sono sicuro che su tale consapevolezza saprà fondare il suo operato anche negli anni a venire". Gli ultimi passaggi delle ultime Considerazioni finali del governatore Ignazio Visco hanno lasciato spazio a qualche emozione, con Mario Draghi seduto in prima fila a fianco degli alti vertici della banca centrale. Poi però si è cominciato a pensare a cosa succederà il primo novembre prossimo quando il mandato del governatore scadrà ufficialmente dopo 12 anni di servizio. Lo stesso Draghi e Visco potrebbero averne parlato a margine della riunione, alla presenza anche del senatore a vita Mario Monti.
Secondo indiscrezioni raccolte da Repubblica, infatti, la volontà della premier Giorgia Meloni di far tornare da Francoforte Fabio Panetta, attuale membro del Comitato esecutivo della Bce, rischia di convergere con la richiesta di Bruxelles di approvazione del Mes da parte dell'Italia. Per indicare un nome italiano nella poltrona che Panetta lascerebbe libera, infatti, si dovrebbe passare attraverso una trattativa politica con gli altri stati europei e senza aver approvato il Mes potrebbero crearsi delle rigidità da parte dei partner europei. E quindi non a caso si è introdotta la data del 30 giugno per ratificare in Parlamento il Meccanismo europeo di stabilità che trova il consenso del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ma non quello del suo capo di partito Matteo Salvini.
E' questo, in sostanza, il maggiore ostacolo verso la nomina di Panetta a governatore della Banca d'Italia dal primo novembre, visto che i suoi raspporti con meloni sono rimasti buoni anche dopo il suo rifiuto a fare il ministro dell'Economia lo scorso ottobre. Gli altri nomi papabili sono quelli di Daniele Franco o di Lorenzo Bini Smaghi, ma al momento appaiono molto meno caldeggiati. Mentre crescono le possibilità che il vicedirettore generale di Banca d'Italia, Piero Cipollone, possa prendere il posto di Panetta all'interno del Comitato esecutivo Bce.
D'altronde non è mai successo finora che Germania, Francia e Italia, non fossero rappresentate all'interno del Comitato esecutivo Bce. E' accaduto solo alla Spagna, per un periodo limitato di tempo. Sbarrare la strada a un italiano nel comitato esecutivo sarebbe dunque una ritorsione difficile da giustificare da parte degli altri paesi europei ma è anche vero che l'Italia è l'unico paese a non aver ancora ratificato il meccanismo europeo di stabilità.
Si vedrà dunque a fine giugno come finiranno le trattative politiche su questo tema e poi, dopo l'estate partiranno le procedura per la nomina del successore di Visco che, come tradizione, sono abbastanza complesse proprio per salvaguardare il più possibile l'indipendenza della banca centrale. E' necessario un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio Superiore della Banca d'Italia (composto da 13 membri). In pratica il consiglio dei ministri solitamente sceglie in una rosa di nomi approntata dal Consiglio Superiore, per fare in modo che la scelta sia fatta nell'ambito di banchieri che abbiano le sufficienti caratteristiche tecniche. Dunque la politica entra nella decisione, visto che la proposta è del premier, ma viene attutita da una parte da un organismo tecnico che rappresenta la continuità della Banca d'Italia, e dall'altra dalla firma del Capo dello Stato che vigila che tutto sia fatto con le dovute maniere.
Fino alla nomina di Antonio Fazio, nell'ormai lontano 1993, era consuetudine che il direttore generale diventasse governatore, ma in quell'occasione Lamberto Dini fu scavalcato dal suo vice e da quel momento la tradizione non è più stata rispettata. Fazio si dimise nel 2005, per problemi giudiziari, e Mario Draghi, ex direttore generale del Tesoro e poi a Goldman Sachs, fu chiamato a ricoprire quel ruolo, non prima che la legge 262 del 2016 determinò in 6 anni la durata del mandato del governatore che prima era a vita. Draghi si dimise nell'ottobre 2005 per andare a guidare la Bce e dopo un lungo tira e molla l'allora premier Berlusconi e un vertice a Palazzo Chigi con Tremonti, Bossi, Gianni Letta, Calderoli, Brunetta, indicò al presidente Giorgio Napolitano il nome del vicedirettore generale Visco, spiazzando un po' tutti. Mentre lo stesso Visco sudò sette camicie nel 2017 per essere riconfermato a causa dell'opposizione dell'allora segretario del Pd Matteo Renzi che lo giudicava inadeguato dopo gli scandali bancari di Banca Etruria, banche venete e Monte dei Paschi.