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Pnrr, il Pd contro il bavaglio del governo alla Corte dei conti. Ricorrerà a Bruxelles

(ansa)
I dem pronti a replicare all'emendamento che cancellerà il controllo concomitante della magistratura contabile sul Piano di ripresa e resilienza. Chiederanno alla Commissione europea un parere sull'iniziativa dell'esecutivo
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ROMA - La stretta ai poteri di controllo della Corte dei conti sul Pnrr rischia di aprire un contenzioso tra il governo italiano e l’Europa. Il Partito democratico aspetta che venga ufficializzato il testo che limita l’azione dei magistrati contabili per mettere in campo una mossa mirata e potenzialmente deflagrante: chiedere alla Commissione europea un parere sull’iniziativa dell’esecutivo. Che, almeno secondo l’opposizione, viola l’impegno legale assunto dall’Italia con l’Europa sul Recovery.

La questione è intricata, ma può riassumersi così: nel regolamento continentale numero 241 del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo del Pnrr, esiste un articolo (il 22) che fa esplicita richiesta agl…

ROMA - La stretta ai poteri di controllo della Corte dei conti sul Pnrr rischia di aprire un contenzioso tra il governo italiano e l’Europa. Il Partito democratico aspetta che venga ufficializzato il testo che limita l’azione dei magistrati contabili per mettere in campo una mossa mirata e potenzialmente deflagrante: chiedere alla Commissione europea un parere sull’iniziativa dell’esecutivo. Che, almeno secondo l’opposizione, viola l’impegno legale assunto dall’Italia con l’Europa sul Recovery.

La questione è intricata, ma può riassumersi così: nel regolamento continentale numero 241 del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo del Pnrr, esiste un articolo (il 22) che fa esplicita richiesta agli Stati nazionali di istituire "un sistema di controllo interno efficace ed efficiente". Il governo, in quelle settimane, valutò se affidare il compito alla Corte dei conti o all’Ufficio parlamentare di bilancio, preferendo alla fine la prima opzione. La previsione finì nel decreto del 31 maggio 2021, messo a punto dall’allora ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, oggi deputato dem. All’articolo 7 si attribuiscono ai giudici contabili "le valutazioni di economicità, efficienza ed efficacia circa l’acquisizione e l’impiego delle risorse finanziarie provenienti dai fondi di cui al Pnrr". Da fare in stretto raccordo con la Corte dei conti europea.

Con l’emendamento della discordia, sosterrà il Pd, si violerà questa previsione di legge. L’idea è quella di coinvolgere gli europarlamentari democratici e socialisti, avanzare formale richiesta di parere alla Commissione e aspettare una risposta che potrebbe rivelarsi una doccia fredda per il governo. Soprattutto per chi, a Palazzo Chigi, ha voluto affermare la linea oltranzista, che confluirà in un emendamento al decreto Pa, all’esame delle commissioni Lavoro e Affari costituzionali della Camera. E così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e il ministro per il Pnrr Raffaele Fitto hanno spento anche gli ultimi tentativi di mediazione portati avanti dal più mite Alfredo Mantovano, insieme agli altri pontieri dell’esecutivo.

Convinti, i due, della necessità di sottrarre il Pnrr al controllo concomitante dei magistrati contabili. Colpevoli di essere andati oltre le funzioni assegnate dalla legge. L’emendamento, quindi. Era atteso già ieri a Montecitorio, ma alla fine la giornata si è rivelata convulsa, tra attese e sedute sconvocate. Con Fitto in missione - a Bruxelles per il Consiglio Affari generali dell’Ue - e i tecnici ancora a lavoro sui testi. Che, a ieri sera, prevedevano la cancellazione del controllo concomitante della Corte sul Pnrr, ma anche sul Pnc, il Piano nazionale complementare da 30,6 miliardi, la “costola” del Piano di ripresa e resilienza. Ma nell’emendamento della discordia c’è anche la proroga dello scudo erariale, sgradito alla Corte perché «ha aperto uno spazio di impunità» a vantaggio dei funzionari infedeli e di chi sperpera le risorse pubbliche. Sarà allungato al 31 dicembre 2024. Eccolo il bavaglio del governo alla Corte dei conti.