ROMA - Nel primo trimestre dell'anno, l'economia italiana regge, migliora le previsioni di crescita - anche se di poco - e l'inflazione rallenta. Al punto che Francia e Germania, per una volta, fanno peggio: per loro l'agenzia di rating Moody's prevede una "mini recessione", mentre migliora le aspettative sull'Italia da qui a fin anno (da +0,3% a +0,8%).
Tutto bene, dunque? La prudenza è d'obbligo, perché nello stesso tempo l'export - punto di forza dell'industria nazionale - ha fatto segnare una frenata, la prima dopo due anni. E dalla Cina si allungano ombre sulla crescita globale: ne sanno qualcosa le Borse europee che ieri hanno tutte perso tra l'1 e il 2% punti dopo i deludenti risultati della manifattura cinese.
ROMA - Nel primo trimestre dell'anno, l'economia italiana regge, migliora le previsioni di crescita - anche se di poco - e l'inflazione rallenta. Al punto che Francia e Germania, per una volta, fanno peggio: per loro l'agenzia di rating Moody's prevede una "mini recessione", mentre migliora le aspettative sull'Italia da qui a fin anno (da +0,3% a +0,8%).
Tutto bene, dunque? La prudenza è d'obbligo, perché nello stesso tempo l'export - punto di forza dell'industria nazionale - ha fatto segnare una frenata, la prima dopo due anni. E dalla Cina si allungano ombre sulla crescita globale: ne sanno qualcosa le Borse europee che ieri hanno tutte perso tra l'1 e il 2% punti dopo i deludenti risultati della manifattura cinese.
Ma partiamo dai dati. Secondo l'Istat nel primo trimestre del 2023, il Pil italiano è cresciuto dello 0,6%, contro una prima lettura che era stata dello 0,5%. Lo stesso vale per le previsioni di fine anno, con una crescita ora fissata all'1,9% (anche qui con un aumento di un punto decimale). All'inverso, sempre nel primo trimestre la Francia ha visto il Pil migliorarsi solo dello 0,2%, mentre in Germania per il secondo trimestre consecutivo il dato è andato a scendere, questa volta dello 0,3%.
Se continuerà la tendenza in atto, l'Italia farà meglio di Francia e Germania anche alla fine del 2023, quando si prevede che a Parigi si dovranno accontentare di un +0,8%, mentre a Berlino ad andare bene limiteranno la caduta a un -0,2%. Ma non solo: l'Italia batte persino gli Stati Uniti, il cui Pil è cresciuto dello 0,3% nel trimestre e dovrebbe arrivare chiudere a +1,6% per Natale.
Ma cosa giustifica il buon risultato della nostra economia? Tutto merito delle temperature dello scorso inverno, nettamente al di sopra delle medie stagionali, che hanno limitato l'uso del gas e contenuto la spesa delle bollette. Con un effetto positivo per i bilanci delle famiglie, nonché sul dato complessivo del costo della vita. Ma è anche merito degli italiani stessi, che hanno sostenuto i consumi interni, in particolare tornando a viaggiare e spendere nelle località turistiche. Compensando così la frenata improvvisa delle esportazioni, da sempre il motore che spinge l'industria a essere una delle prime tre d'Europa, dietro a Francia e Germania.
È queste la lettura prevalente dei dati macroeconomici pubblicati ieri, subito salutati dai commenti positivi del governo di centrodestra: "È un risultato incoraggiante, che accogliamo con giusto entusiasmo pensando che sia un buon segnale che diamo anche all'Europa", ha commentato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Che si è poi lasciato andare a qualche considerazione più aulica: "I buoni risultati di crescita, voglio sottolinearlo, sono il frutto dell'impegno degli imprenditori e dei lavoratori, veri eroi dei nostri tempi".
Più concreto il dato sul fronte dei prezzi. L'inflazione ha rallentato, tornando a crescere del 7,6% a maggio (dopo il +8% ad aprile. Come detto, molta parte del merito va ai "beni energetici", i cui prezzi sono passati dal +26,6% al 20,5%. Basterà per convincere la Bce a rallentare la corsa dei tassi? Improbabile, visto che il tasso acquisito per fine anno è al 5,6%, lontano da quel 2% che l'Eurotower ha scritto nello statuto come suo obiettivo principale.