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Fenomeno Technoprobe il gioiello da 4,4 miliardi nato nel garage brianzolo

(reuters)
L'azienda nata nel 1996 è leader mondiale nei test di funzionamento dei chip di fascia più alta, da un anno fornitore di Nvidia. La famiglia Crippa vende il 4,2% e incassa 182 milioni, aprendo il capitale a una decina di nuovi fondi. Sul tavolo un dossier di acquisizione, da pagare con 400 milioni di cassa o con uno scambio azionario
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MILANO — “Un pezzo di Silicon Valley a un passo da Milano”. O la Nvidia della Brianza, fate voi. Technoprobe, azienda poco nota in Italia ma centrale per i colossi della tecnologia Usa, ieri ha accolto una decina di nuovi fondi nel capitale.
Quattro soci della famiglia Crippa, eredi del patron Giuseppe, hanno venduto un 4,2% del gruppo quotato, incassando 181,8 milioni e ampliando il flottante al 25% del capitale. Quasi tutti rinomati fondi istituzionali, in prevalenza britannici e francesi, pronti a pagare 30 volte gli utili per presidiare la piccola multinazionale che rivaleggia con l’americana FormFactor nella fornitura di strumenti per testare il funzionamento dei semiconduttori. Non è un modo di dire, ma un duopolio: nel senso che questo mestiere, sulla fascia alta dei chip “logici”, lo fanno due aziende al mondo.
La restante parte del gioiello tecnologico nato nel 1996 a Cernusco Lombardone è tutta in mano alla famiglia, come ret…

MILANO — “Un pezzo di Silicon Valley a un passo da Milano”. O la Nvidia della Brianza, fate voi. Technoprobe, azienda poco nota in Italia ma centrale per i colossi della tecnologia Usa, ieri ha accolto una decina di nuovi fondi nel capitale.
Quattro soci della famiglia Crippa, eredi del patron Giuseppe, hanno venduto un 4,2% del gruppo quotato, incassando 181,8 milioni e ampliando il flottante al 25% del capitale. Quasi tutti rinomati fondi istituzionali, in prevalenza britannici e francesi, pronti a pagare 30 volte gli utili per presidiare la piccola multinazionale che rivaleggia con l’americana FormFactor nella fornitura di strumenti per testare il funzionamento dei semiconduttori. Non è un modo di dire, ma un duopolio: nel senso che questo mestiere, sulla fascia alta dei chip “logici”, lo fanno due aziende al mondo.
La restante parte del gioiello tecnologico nato nel 1996 a Cernusco Lombardone è tutta in mano alla famiglia, come retaggio della visione del fondatore che, pensionandosi da Stm dopo una carriera ad alto tasso tecnologico, investì la liquidazione per creare, tra la cucina e il garage di casa, l’azienda dei sogni.

Il rimbalzo in Borsa sulle ali del nuovo cliente Nvidia

Ora l’azienda c’è la capitalizzazione è salita a 4,4 miliardi, e il pacchetto proprietario vale 3,3 miliardi di euro, facendo della famiglia Crippa una delle più ricche d’Italia. Ma la dinastia brianzola, che condivide la passione per il lavoro nella tecnologia, non ne fa un fatto di soldi. La promessa di accrescere il flottante al 25% risaliva al momento della quotazione, nel febbraio 2022: anche se il calo delle azioni di febbraio, causato da una stima al ribasso fornita da Technoprobe sui ricavi del primo trimestre, aveva rallentato il processo.
Il recupero primaverile, avvenuto sulle ali di Nvidia che ha toccato i 1.000 miliardi di dollari di valore al Nasdaq, ha fatto riaprire il dossier flottante. Tutto il settore chip è in fibrillazione da quando Jensen Huang, capo e cofondatore del colosso produttore di chip, ha rivisto al rialzo le stime e tracciato dorati destini per l’intelligenza artificiale. Technoprobe, salita del 19% nell’ultimo mese, è diventata negli ultimi anni un leader mondiale, con oltre il 51% del mercato, nel progettare e produrre interfacce elettro-meccaniche dette “probe cards” usate per testare i chip logici, quelli usati non per l’archivio dei dati, ma per fare imparare le macchine. I tasselli dell’intelligenza artificiale.

Liquidità e azioni per una nuova acquisizione nell'alta tecnologia

La vendita di ieri, tra l’altro, non ha depresso troppo la quotazione: Technoprobe ha perso il 4,05%, il doppio dell’indice, ma si è fermata a 7,35 euro, sopra i 7,20 a cui hanno comprato i fondi. A vendere, invece, sono stati il presidente Cristiano Crippa e i due fratelli Roberto e Monica, insieme al cugino Stefano Felici che è ad del gruppo. Tutti e quattro sono comunque ancora azionisti, e di controllo, tramite la holding di famiglia T-Plus, a fianco del fondatore Giuseppe Crippa, che detiene il 67,90% del capitale sociale (77,59% dei voti). Ai tre Crippa venditori resta anche un 7,1% in trasparenza di azioni. Un controllo così ferreo è inconsueto per un’azienda leader globale in un settore così “veloce”; e potrebbe non durare a lungo. Technoprobe, già presente con impianti in California, Germania, Cina, Taiwan, Giappone, Corea, ha diversi dossier di acquisizione aperti sul tavolo. Secondo fonti finanziarie, hanno per tratto comune «la ricerca di aziende che portino un chiaro vantaggio competitivo tecnologico» nei settori più pregiati della nicchia dei test ai chip, in cui Technoprobe ha da poco aggiunto nuovi brevetti ai 600 depositati. Ci sono 400 milioni di cassa libera allo scopo, ma se non bastassero e ci fosse un’occasione vera la famiglia sarebbe pronta a diluirsi in uno scambio azionario.