ROMA - È il giorno dedicato a bandiere, fanfare e sfilata applaudite dal popolo, i giardini del Quirinale di nuovo aperti ai disabili, Montecitorio che spalanca le porte, la Festa idealmente dedicata all'Ucraina, e Giorgia Meloni che al suo primo 2 giugno avanza a piedi per un chilometro, si compiace dell'affetto, sorride: "Chi l'avrebbe mai detto?". Ma è Sergio Mattarella a dribblare ogni retorica: mettendo i giovani al centro, ancora una volta, non a sorpresa, nelle ore in cui si celebra la Repubblica, al suo 77esimo compleanno.
È agli italiani in qualche modo costretti a lasciare l'Italia - per potersi realizzare, per mettere a frutto studio o lavoro - che il Presidente dedica una speciale riflessione. Ecco, per le generazioni col trolley: "Oggi, lavorare all'estero, non dovrebbe più rappresentare, per nessuno, una scelta obbligata - non priva di disagi e di rischi - bensì una opportunità, specialmente pe…
ROMA - È il giorno dedicato a bandiere, fanfare e sfilata applaudite dal popolo, i giardini del Quirinale di nuovo aperti ai disabili, Montecitorio che spalanca le porte, la Festa idealmente dedicata all'Ucraina, e Giorgia Meloni che al suo primo 2 giugno avanza a piedi per un chilometro, si compiace dell'affetto, sorride: "Chi l'avrebbe mai detto?". Ma è Sergio Mattarella a dribblare ogni retorica: mettendo i giovani al centro, ancora una volta, non a sorpresa, nelle ore in cui si celebra la Repubblica, al suo 77esimo compleanno.
È agli italiani in qualche modo costretti a lasciare l'Italia - per potersi realizzare, per mettere a frutto studio o lavoro - che il Presidente dedica una speciale riflessione. Ecco, per le generazioni col trolley: "Oggi, lavorare all'estero, non dovrebbe più rappresentare, per nessuno, una scelta obbligata - non priva di disagi e di rischi - bensì una opportunità, specialmente per i giovani. È responsabilità della Repubblica far sì che si tratti di libera scelta", esorta il Capo dello Stato, in un videomessaggio per Rai Italia, la rete per gli italiani all'estero. Indica anche alla politica un lavoro da fare.
"Si tratta di passare dalla "fuga" dei cervelli alla circolazione dei talenti; alimentando un circuito, virtuoso, di capacità e di competenze. L'influenza, così realizzata, in altri Paesi, dai nostri concittadini, con la cultura e il modo di vivere che sono loro propri, è preziosa", sottolinea ancora Mattarella. E non è tutto.
Poco dopo, un altro gesto significativo. Nei giardini del Quirinale arrivano nel pomeriggio oltre 2 mila persone fragili - con i volontari di 18 associazioni di disabili, tra cui Sant'Egidio e Case famiglie di Roma Capitale. Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, per ore stringe mani: tra i tantissimi, ecco alcuni ragazzi migranti, di origini africane. Si fermano col presidente, gli chiedono di firmare la Costituzione ricevuta in dono all'ingresso, vogliono un selfie, lui sorride e dice sì. "Grazie per quello che fa per noi", lo salutano anche loro, venuti dall'altra sponda del Mediterraneo. Scena che spazza via cento comizi contrari.
D'altro canto, anche alla parata, Mattarella è stato il più applaudito, insieme ai 300 sindaci capitanati da Antonio Decaro, vertice dell'Anci, che al loro passare si prendono un moto scrosciante d'affetto: dedicato specialmente a quelli che arrivano dall'Emilia ferita. È un debutto festoso anche per il ministro della Difesa Guido Crosetto: "Questa calorosa partecipazione conferma l'attaccamento dei cittadini per le nostre forze armate e civili". Ed è bagno di folla per la premier. Ciascuno con la sua prospettiva.
In mattinata, il Presidente aveva ricordato che "libertà, uguaglianza, solidarietà, rispetto dei singoli e delle comunità sono pilastri fondamentali della nostra Carta costituzionale". Giorgia Meloni, invece, parla di patria: "Una dimensione di sacrifici che si compiono insieme per chi l'ha fatta prima di noi e per noi che la facciamo verso gli altri". Così come La Russa aveva definito il 2 giugno con le parole "democrazia, libertà, sovranità della patria". Pensieri e lessici che dividono l'Italia di Mattarella da quella di Meloni. Massima compattezza invece, sull'Ucraina. Per il capo dello Stato, "l'Italia è fermamente schierata per la difesa della sua libertà, integrità territoriale e indipendenza". E Meloni ritwitta subito gli auguri di Zelensky: "Non va mai confusa la pace con la convenienza di chi ha aggredito e distrutto".
La stessa premier, poco prima, attraversando i Fori Imperiali tra strette di mano e incitamenti, non si era sottratta neanche alla domanda sull'infelice slogan elettorale usato a Catania. "Le tasse ai "piccoli" come pizzo? Io ho detto che lo Stato a volte invece di fare imposizione fiscale fa caccia al gettito, e quindi pur di raggiungere la quota prevista di lotta all'evasione fiscale, accadono cose bizzarre. Secondo me non è giusto", rivendica la premier. Alcuni cittadini annuiscono. Non è grave equiparare lo Stato a un estorsore in terra di mafia? "La gente sa capire, per fortuna non legge certe ricostruzioni". Il resto sono i paracadutisti che planano, i caccia che sfrecciano, i bambini con naso all'insù, i cavalli ormai stanchi.