Derisking, la carta del G7 per ridurre la frattura con la Cina
di Filippo SantelliLa strategia scelta dai grandi, su impulso di Bruxelles, per fronteggiare Pechino evitando il più radicale "decoupling". Ma non sarà facile, come ha mostrato già l'ultimo Consiglio Ue-Usa su commercio e tecnologia
Gli Stati Uniti e gli alleati, a cominciare dall'Europa, hanno trovato una parola per fronteggiare la Cina: "derisking", riduzione dei rischi. E in una sfida che è anche di narrative, avere una parola comune non è poco. Metterla nero su bianco è stato il successo del G7 giapponese di due settimane fa: "Non ci stiamo separando (decoupling) né piegando su noi stessi", hanno scritto i sette Grandi nel comunicato finale, al capitolo relazioni con Pechino. "Allo stesso tempo, riconosciamo che la resilienza economica richiede una riduzione dei rischi (de-risking) e una diversificazione".
Due frasi di uguale importanza. La prima racconta che gli Stati Uniti mettono da parte la retorica del divorzio completo da Pechino, il "decoupling" auspicato dai falchi ma temuto da tanti Paesi e tante imprese, per i costi che una nuova divisione in blocchi porterebbe. La seconda che l'Europa ha capito che dietro alle rela…
Gli Stati Uniti e gli alleati, a cominciare dall'Europa, hanno trovato una parola per fronteggiare la Cina: "derisking", riduzione dei rischi. E in una sfida che è anche di narrative, avere una parola comune non è poco. Metterla nero su bianco è stato il successo del G7 giapponese di due settimane fa: "Non ci stiamo separando (decoupling) né piegando su noi stessi", hanno scritto i sette Grandi nel comunicato finale, al capitolo relazioni con Pechino. "Allo stesso tempo, riconosciamo che la resilienza economica richiede una riduzione dei rischi (de-risking) e una diversificazione".
Due frasi di uguale importanza. La prima racconta che gli Stati Uniti mettono da parte la retorica del divorzio completo da Pechino, il "decoupling" auspicato dai falchi ma temuto da tanti Paesi e tante imprese, per i costi che una nuova divisione in blocchi porterebbe. La seconda che l'Europa ha capito che dietro alle relazioni economiche con la Cina, a cui non vuole né può rinunciare, si nasconde il pericolo di essere dipendenti, ricattabili. Il derisking dunque, la mitigazione del pericolo, è il compromesso su cui il fronte delle democrazie trova compattezza. Tradurre le parola in pratica, però, si annuncia un passaggio non banale.
Che cosa significa "derisking"? Scrive l'Economist: è il tentativo di ridurre la propria vulnerabilità economica con il minor danno possibile al commercio e agli investimenti. E dove sono i rischi? I primi nei prodotti e nelle tecnologie che le democrazie vendono alla Cina, e che potrebbero essere dei moltiplicatori di potenza, soprattutto militare, per il regime. Come i chip più avanzati, di cui gli Stati Uniti hanno vietato - di fatto anche gli alleati - l'esportazione a Oriente. I secondi stanno nei tantissimi beni che compriamo dalla Cina, spesso solo da lei. Il litio o le batterie per esempio, elementi indispensabili per un'industria strategica come quella verde. Serve quindi abbassare la dipendenza, diversificando i fornitori e aumentando la produzione locale: è l'obiettivo del maxi piano di incentivi americani chiamato Ira, ma anche del più modesto Raw Materials Act europeo.
Una sorpresa da Washington
Il derisking è quindi concetto meno estremo e più mirato del decoupling. E per una volta il merito di aver estratto dal cilindro la parola che determinerà i destini delle filiere globali spetta all'Europa. È stata la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a proporla, due mesi fa: "Non è fattibile - né nell'interesse dell'Europa - separarsi dalla Cina. Per questo dobbiamo concentrarci sul derisking". L'idea non sorprende: incarna gli interessi di Germania e Francia, le cui grandi aziende fanno affari d'oro in Cina. Ed è realista, nel riconoscere che il Dragone produce troppi semilavorati chiave per le imprese europee. Più sorprendente è il fatto che, pochi giorni dopo, Washington si sia allineata: "Non stiamo cercando di separare la nostra economia da quella cinese, sarebbe disastroso per entrambi e destabilizzante per il mondo", ha detto la segretaria al Tesoro Yellen. Un approccio più morbido, con cui l'amministrazione Biden prova a riaprire un dialogo con Pechino. Ma soprattutto risponde ai timori per l'impatto di una frammentazione dell'economia globale, diffusi tra governi e imprese. Se decoupling impone una scelta di campo, sgradita a tutto il mondo in via di sviluppo, derisking descrive una globalizzazione a geometria variabile, ma pur sempre globale. E si concilia con una strategia di resilienza che le multinazionali stavano adottando, costruendo alternative produttive alla Cina per avere filiere più resistenti.
Il G7 lo ha dunque consacrato parola geoeconomica del prossimo futuro. Ma dietro questa cornice comune, le differenze tra le due sponde dell'Atlantico restano. E sono emerse quasi subito: la scorsa settimana in Svezia, al Consiglio Ue-Usa su commercio e tecnologia, gli sherpa americani hanno provato a inasprire il comunicato - inserendo precisi riferimenti a Pechino e l'ipotesi di nuove restrizioni agli investimenti delle aziende in Cina - ma sono stati bloccati dai negoziatori europei. Per gli Stati Uniti l'intesa al G7 contro la "coercizione economica" di Pechino è un minimo da cui partire, per l'Europa un massimo.
Il rischio dell'ambiguità
Così l'ambiguità del termine derisking, un pregio diplomatico, può diventare un limite nella sua attuazione. La definizione di settori, tecnologie o beni strategici non è chiara, e non necessariamente coincidente tra le due sponde dell'Atlantico. Da parte americana resta il dubbio - non infondato - che in Europa prevarranno gli interessi commerciali con la Cina. Da parte europea quello - pure fondato e condiviso da Pechino - che l'obiettivo ultimo degli Stati Uniti sia preservare il proprio status di superpotenza e il proprio vantaggio sul Dragone. Se necessario anche con misure protezionistiche, come quelle contenute nel piano di sussidi verdi di Biden, costi quel che costi agli altri. Solo sciogliendo le ambiguità quello tra Stati Uniti ed alleati potrà essere coordinamento virtuoso, pur nelle differenze, e non un costoso gioco a somma zero. Derisking è solo l'inizio.