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L’intelligenza artificiale diventa una priorità anche per le banche

La prima a partire in Italia è Intesa Sanpaolo, ma per tutte l’AI sarà un formidabile acceleratore dei processi di digitalizzazione
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La corsa all’Eldorado dell’intelligenza artificiale vede la finanza davanti a tutti, verso nuovi e più lucrosi livelli di servizio oltre che per soggiacere all’ingresso dei grandi operatori tecnologici nel credito. Il debutto di ChatGpt ha creato livelli di attenzione e inquietudini raramente visti. Netflix aveva impiegato 41 mesi per avere 100 milioni di clienti, Facebook 10, Instagram due e mezzo, ChatGpt 5 giorni. Postilla tecnica: i progressi di cui tutti parlano riguardano sistemi informatici “intelligenti” su base statistica, che traducono le parole in numeri e usano il termine successivo più probabile. Nessuna intelligenza “senziente” tipo quella cui mira la Artificial general intelligence (Agi), immortalata nelle opere di Asimov e Kubrick. Piuttosto macchine di apprendimento automatico capaci di generare contenuti e servizi efficaci, se ben supervisionate dagli umani.

L’accordo per ChatGpt

Tanto è bastato a…

La corsa all’Eldorado dell’intelligenza artificiale vede la finanza davanti a tutti, verso nuovi e più lucrosi livelli di servizio oltre che per soggiacere all’ingresso dei grandi operatori tecnologici nel credito. Il debutto di ChatGpt ha creato livelli di attenzione e inquietudini raramente visti. Netflix aveva impiegato 41 mesi per avere 100 milioni di clienti, Facebook 10, Instagram due e mezzo, ChatGpt 5 giorni. Postilla tecnica: i progressi di cui tutti parlano riguardano sistemi informatici “intelligenti” su base statistica, che traducono le parole in numeri e usano il termine successivo più probabile. Nessuna intelligenza “senziente” tipo quella cui mira la Artificial general intelligence (Agi), immortalata nelle opere di Asimov e Kubrick. Piuttosto macchine di apprendimento automatico capaci di generare contenuti e servizi efficaci, se ben supervisionate dagli umani.

L’accordo per ChatGpt

Tanto è bastato ai colossi bancari globali per affannarsi in decine di intese, progetti e investimenti. Bain & Company, la società di consulenza che ha stretto un accordo con Open Ai per usare ChatGpt, ha avviato in pochi mesi 80 progetti per il mondo, il 30% nel settore finanza, che la rende «la prima industria per interesse», più della distribuzione e consumo da cui viene un quinto dei progetti. Tra gli operatori più attenti sono Jp Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Klarna, Ping An, Capital One. Il rischio, per una nicchia che parla inglese (accento yankee) è di acuire il divario competitivo ai due lati dell’Atlantico. Per questo l’Europa, dove tra i gruppi più attivi sono segnalati Bbva, Deutsche Bank, Ing ma anche Intesa Sanpaolo, non dovrebbe stare troppo indietro.

QUANTO VALE IL MERCATO DEL CLOUD

Per le banche italiane gli investimenti per l’innovazione – censiti da Abi Lab in 5,3 miliardi nel 2021, e che nel 2022 sono «in aumento o stabili» per il 90% delle associate Abi – si concentrano più sulle infrastrutture: cloud e piattaforma It, le due strade su cui passano i servizi di domani. «Per due aziende su tre l’Ai generativa è oggi una priorità: i suoi vantaggi sono molteplici, perché combina l’analisi e la predizione per chi crea contenuti personalizzati – dice Iacopo Mancini, partner di Bain & Company – Nell’industria finanziaria questa tecnologia può essere particolarmente rilevante perché genera valore per il cliente, permette di ripensare ed efficientare i processi aziendali, consente di valutare più attentamente i rischi». Il consulente vede l’Italia come «partita leggermente più tardi: alcuni operatori sono in fase di sperimentazione e lancio, ma ci aspettiamo un’accelerazione importante già nel secondo semestre, per recuperare il divario con i leader esteri, che si sono mossi da fine 2022».

Bain ritiene che l’AI sarà, anche per gli istituti tradizionali, «un’ottima opportunità e un acceleratore fondamentale nella trasformazione digitale dei processi, dell’accesso alla conoscenza, del supporto di filiali e clienti, riducendo il divario competitivo rispetto a fintech e banche digitali». Già nel triennio 2020-22, stima Bain, la spesa in tecnologia delle banche italiane è più che raddoppiata al 5,7% dei costi, dal 2,7% del 2017-20. E benché il grosso riguardi il cloud, la maggioranza dei banchieri oggi sostiene che la prima priorità è l’AI.

Intesa leader italiana

A questi scenari si arriverà con gradualità, dopo cospicui e pazienti investimenti, anche per trovare la schiera di professionalità Stem che mancano. Passare all’uso massivo delle diavolerie tecnologiche è più faticoso che inventare l’abaco parlante. «Costruire un bel modello di machine learning non è così complicato, e ormai credo che tutte le principali banche l’abbiano fatto – dice Walter Rizzi, responsabile prodotto e clienti di AideXa – Il problema è il design che accompagna l’algoritmo e determina se l’utente sappia utilizzare i dati generati». AideXa, banca digitale focalizzata sul credito alle Pmi, usa l’AI anche come fattore di inclusione finanziaria, per rendere bancabili anche le Pmi che non lo sarebbero con filtri tradizionali.

Intesa Sanpaolo è la banca partita prima. Il 22 maggio ha varato la nuova area di governo dedicata ad AI, innovazione e It, affidata a Massimo Proverbio. La struttura comprende 180 risorse specializzate, ma il piano d’impresa 2022-25 – con 5 miliardi stanziati per «tecnologia e crescita» – prevede l’ingresso di «circa 2.000 professionisti in ambito It». La banca usa già circa 150 applicazioni di AI nate da soluzioni interne, dalla cybersecurity all’antiriciclaggio, dall’helpdesk e dei clienti (con l’aiutante virtuale Ellis) alla consulenza operativa ai gestori. Per ovviare alle questioni etiche e di trasparenza, la banca ha sviluppato ogni applicazione secondo un processo interno basato su quattro pilastri – correttezza, spiegabilità dell’algoritmo, veridicità dei dati, supervisione umana – che seguono gli indirizzi emessi dall’AI Act. L’Europarlamento lo ha approvato l’11 maggio e vorrebbe licenziarlo entro un anno.

«Andiamo verso interazioni sempre più digitali e remote – racconta Proverbio – con un 47% dei nostri clienti che viene in filiale meno di una volta l’anno. Il dato è fondamentale per conoscere il cliente e soddisfare le sue esigenze. L’AI, intesa come machine learning o GenAI, è un modo per ottenere il risultato e riteniamo di essere tra i migliori, anche perché usiamo l’AI in modo consapevole e responsabile». Per l’ex Accenture bisogna «rendere la tecnologia una competenza centrale della banca, può essere un motore di crescita per le competenze digitali dell’Italia». Il 14 giugno il lancio di Isibank, che da due anni il gruppo prepara per quella metà dei suoi clienti che non usa le filiali, darà la cornice commerciale a questi processi.

Unicredit insegue

Unicredit è più carsica in questa fase sull’AI, segno secondo alcuni di un’incubazione più lenta, dovuta anche alla necessità di integrare la cinese Jingle Pang, da un anno e mezzo responsabile del Digital & information office. La banca usa da tempo applicazioni di AI in aree come l’apertura di conti correnti e la gestione crediti, i processi interni e il back office. Un anno fa ha inoltre messo 1 miliardo a disposizione del progetto Technopole Roma, di cui è partner fondatore, per creare un ecosistema dell’innovazione nella capitale, e dove Unicredit sta sviluppando un progetto sul dialogo tra clienti e macchine nel solco della “interpretabilità controfattuale”. Dove il cliente interroga la macchina su ipotesi alternative e ottenere simulazioni in risposta.