L’intelligenza artificiale diventa una priorità anche per le banche
di Andrea GrecoLa corsa all’Eldorado dell’intelligenza artificiale vede la finanza davanti a tutti, verso nuovi e più lucrosi livelli di servizio oltre che per soggiacere all’ingresso dei grandi operatori tecnologici nel credito. Il debutto di ChatGpt ha creato livelli di attenzione e inquietudini raramente visti. Netflix aveva impiegato 41 mesi per avere 100 milioni di clienti, Facebook 10, Instagram due e mezzo, ChatGpt 5 giorni. Postilla tecnica: i progressi di cui tutti parlano riguardano sistemi informatici “intelligenti” su base statistica, che traducono le parole in numeri e usano il termine successivo più probabile. Nessuna intelligenza “senziente” tipo quella cui mira la Artificial general intelligence (Agi), immortalata nelle opere di Asimov e Kubrick. Piuttosto macchine di apprendimento automatico capaci di generare contenuti e servizi efficaci, se ben supervisionate dagli umani.
L’accordo per ChatGpt
Tanto è bastato a…
La corsa all’Eldorado dell’intelligenza artificiale vede la finanza davanti a tutti, verso nuovi e più lucrosi livelli di servizio oltre che per soggiacere all’ingresso dei grandi operatori tecnologici nel credito. Il debutto di ChatGpt ha creato livelli di attenzione e inquietudini raramente visti. Netflix aveva impiegato 41 mesi per avere 100 milioni di clienti, Facebook 10, Instagram due e mezzo, ChatGpt 5 giorni. Postilla tecnica: i progressi di cui tutti parlano riguardano sistemi informatici “intelligenti” su base statistica, che traducono le parole in numeri e usano il termine successivo più probabile. Nessuna intelligenza “senziente” tipo quella cui mira la Artificial general intelligence (Agi), immortalata nelle opere di Asimov e Kubrick. Piuttosto macchine di apprendimento automatico capaci di generare contenuti e servizi efficaci, se ben supervisionate dagli umani.
L’accordo per ChatGpt
Tanto è bastato ai colossi bancari globali per affannarsi in decine di intese, progetti e investimenti. Bain & Company, la società di consulenza che ha stretto un accordo con Open Ai per usare ChatGpt, ha avviato in pochi mesi 80 progetti per il mondo, il 30% nel settore finanza, che la rende «la prima industria per interesse», più della distribuzione e consumo da cui viene un quinto dei progetti. Tra gli operatori più attenti sono Jp Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Klarna, Ping An, Capital One. Il rischio, per una nicchia che parla inglese (accento yankee) è di acuire il divario competitivo ai due lati dell’Atlantico. Per questo l’Europa, dove tra i gruppi più attivi sono segnalati Bbva, Deutsche Bank, Ing ma anche Intesa Sanpaolo, non dovrebbe stare troppo indietro.
QUANTO VALE IL MERCATO DEL CLOUD
Intesa leader italiana
A questi scenari si arriverà con gradualità, dopo cospicui e pazienti investimenti, anche per trovare la schiera di professionalità Stem che mancano. Passare all’uso massivo delle diavolerie tecnologiche è più faticoso che inventare l’abaco parlante. «Costruire un bel modello di machine learning non è così complicato, e ormai credo che tutte le principali banche l’abbiano fatto – dice Walter Rizzi, responsabile prodotto e clienti di AideXa – Il problema è il design che accompagna l’algoritmo e determina se l’utente sappia utilizzare i dati generati». AideXa, banca digitale focalizzata sul credito alle Pmi, usa l’AI anche come fattore di inclusione finanziaria, per rendere bancabili anche le Pmi che non lo sarebbero con filtri tradizionali.
Intesa Sanpaolo è la banca partita prima. Il 22 maggio ha varato la nuova area di governo dedicata ad AI, innovazione e It, affidata a Massimo Proverbio. La struttura comprende 180 risorse specializzate, ma il piano d’impresa 2022-25 – con 5 miliardi stanziati per «tecnologia e crescita» – prevede l’ingresso di «circa 2.000 professionisti in ambito It». La banca usa già circa 150 applicazioni di AI nate da soluzioni interne, dalla cybersecurity all’antiriciclaggio, dall’helpdesk e dei clienti (con l’aiutante virtuale Ellis) alla consulenza operativa ai gestori. Per ovviare alle questioni etiche e di trasparenza, la banca ha sviluppato ogni applicazione secondo un processo interno basato su quattro pilastri – correttezza, spiegabilità dell’algoritmo, veridicità dei dati, supervisione umana – che seguono gli indirizzi emessi dall’AI Act. L’Europarlamento lo ha approvato l’11 maggio e vorrebbe licenziarlo entro un anno.
Unicredit insegue
Unicredit è più carsica in questa fase sull’AI, segno secondo alcuni di un’incubazione più lenta, dovuta anche alla necessità di integrare la cinese Jingle Pang, da un anno e mezzo responsabile del Digital & information office. La banca usa da tempo applicazioni di AI in aree come l’apertura di conti correnti e la gestione crediti, i processi interni e il back office. Un anno fa ha inoltre messo 1 miliardo a disposizione del progetto Technopole Roma, di cui è partner fondatore, per creare un ecosistema dell’innovazione nella capitale, e dove Unicredit sta sviluppando un progetto sul dialogo tra clienti e macchine nel solco della “interpretabilità controfattuale”. Dove il cliente interroga la macchina su ipotesi alternative e ottenere simulazioni in risposta.