Pnrr, nuovo altolà della Corte dei conti: “A rischio la tutela dei cittadini”. E c’è anche chi chiede lo sciopero
di Giuseppe Colombo , Liana MilellaROMA - Voci più drastiche, e voci più moderate. Le prime - nel corso dell’assemblea “sindacale” delle toghe contabili - arrivano a chiedere anche un’astensione contro il governo che, proprio nelle stesse ore, va avanti a colpi di fiducia sul taglio del controllo concomitante e sulla conferma dello scudo erariale. Due misure che tutti i magistrati della Corte dei conti riuniti in assemblea - oltre tre ore di discussione con decine di interventi - condannano recisamente. All’insegna di un’espressione che rappresenta il fulcro della nota finale dell’associazione sindacale che vede la vertice Paola Briguori, proprio la magistrata che si è occupata del controllo concomitante. A rischio - scrivono le toghe contabili - c’è “la tutela stessa dei cittadini".
Dunque una rivendicazione che non ha minimamente un carattere corporativo, ma guarda - come del resto ha detto subito a Repubblica il procur…
ROMA - Voci più drastiche, e voci più moderate. Le prime - nel corso dell’assemblea “sindacale” delle toghe contabili - arrivano a chiedere anche un’astensione contro il governo che, proprio nelle stesse ore, va avanti a colpi di fiducia sul taglio del controllo concomitante e sulla conferma dello scudo erariale. Due misure che tutti i magistrati della Corte dei conti riuniti in assemblea - oltre tre ore di discussione con decine di interventi - condannano recisamente. All’insegna di un’espressione che rappresenta il fulcro della nota finale dell’associazione sindacale che vede la vertice Paola Briguori, proprio la magistrata che si è occupata del controllo concomitante. A rischio - scrivono le toghe contabili - c’è “la tutela stessa dei cittadini".
Dunque una rivendicazione che non ha minimamente un carattere corporativo, ma guarda - come del resto ha detto subito a Repubblica il procuratore generale Angelo Canale, e poi il presidente Guido Carlino nella sua audizione alla Camera - all’interesse dello Stato e alla bontà e correttezza della spesa pubblica. Nel caso di specie, all’uso tempestivo dei fondi del Pnrr che proprio ci chiede la stessa Europa.
È dunque un’assemblea assai animata quella dell'associazione della Corte dei conti. Perché sul piatto non c’è una rivendicazione corporativa, ma quella - che arriva da tutti i fronti - di un “potere” di controllo che la Corte ha avuto, e che ormai inesorabilmente sta perdendo. I due emendamenti inseriti nel decreto sulla Pubblica amministrazione ormai sono “storia”, sono un fatto acclarato, sono lì a conferma della decisione del governo di fermare i controlli “concomitanti” della Corte.
Ma ecco le parole delle stesse toghe contabili. “L’associazione ribadisce la netta contrarietà alle due norme che sottraggono al controllo concomitante della Corte dei conti i progetti del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza e prorogano l'esclusione della responsabilità amministrativa per condotte commissive gravemente colpose, tenute da soggetti sia pubblici che privati, riducendo di fatto la tutela della finanza pubblica”. Se questo è il dato fattuale, il giudizio della Corte sta tutto in questa frase: “Non sono in gioco le funzioni della magistratura contabile, ma la tutela dei cittadini”.
E le toghe spiegano anche la ragione della loro protesta e della loro resistenza che si è venuta consolidando in questi giorni. Perché, innanzitutto, “la conferma dello scudo erariale, in assenza del contesto di emergenza pandemica nel quale è nato, impedisce di perseguire i responsabili e di recuperare le risorse distratte, facendo sì che il danno resti a carico della collettività”. Un riferimento, quello della pandemia, che proprio oggi ha fatto su Repubblica il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati Giuseppe Santalucia. Perché la prima “pietra” dello scudo erariale viene messa dal governo di Giuseppe Conte nel luglio 2020, nel decreto Semplificazioni. Ma allora, proprio come ha detto Santalucia, il contesto del Covid poteva giustificare l’intervento. Mentre oggi le condizioni sono del tutto diverse, a meno di pensare che la necessità di spendere in tempo i fondi del Pnrr giustifichi minori controlli. Proprio mentre, come ha detto alla Stampa il procuratore nazionale Antimafia Gianni Melillo, sarebbero necessarie verifiche maggiori e piu penetranti contro le mani della criminalità.
Le toghe contabili sono convinte che “abolire oggi i controlli in itinere, su attività specificamente volte al rilancio dell'economia, significa indebolire i presidi di legalità, regolarità e correttezza dell’azione amministrativa”. Comunque i magistrati vanno avanti lo stesso, un annuncio garbato che suona però come una sfida: “Con gli strumenti a disposizione, continueremo a svolgere le nostre funzioni a difesa dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura contabile”. Un’azione che si salda con quella dei vertici della Corte, e con l’annuncio di “ogni iniziativa utile a coniugare celerità e legalità dell’azione amministrativa, nel rispetto delle norme nazionali e dei vincoli europei”. Non è proprio l’annuncio di uno sciopero, ma poco ci manca.