ROMA - Buxelles punta i fari sulla gestione dei fondi Ue e in particolare sull'attuazione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza. E lo fa tramite l'Olaf, l'Ufficio europeo antifrode, che ha rivelato di aver aperto una serie di indagini relative ai fondi di Recovery, pur evitando di nominare gli Stati membri coinvolti. Al contrario, l'agenzia Ue per la lotta alle frodi ha svelato nel suo ultimo rapporto relativo al 2022 di aver ravvisato per gli altri programmi europei irregolarità per 426 milioni di euro in particolare in Ungheria, Italia, Francia e Slovenia.
Martedì in una conferenza stampa i rappresentanti del servizio antifrode della Commissione europea hanno dichiarato di aver aperto "una serie di indagini" sulla gestione dei fondi dei Piani nazionali di ripresa e resilienza da parte di "alcuni Paesi membri". Le preoccupazioni riguardano "i problemi classici" legati alle frodi e "il modo in cui sono stati progettati i sistemi di controllo" degli aiuti, precisando che però che si tratterebbe di indagini ristrette a "casi specifici".
Per quanto riguarda gli altri fondi europei, l'Olaf ha raccomandato di recuperare 426 milioni di euro per il bilancio dell'Unione europea poichè frutto di frodi e altre irregolarità amministrative nell'utilizzo dei fondi Ue nel 2022. Una cifra inferiore ai 527 milioni che aveva consigliato di restituire l'anno prima lo stesso ufficio, ma che non sarebbe "un'indicazione del livello generale di frode in Europa", ha avvertito l'agenzia. Analogamente agli anni precedenti, le indagini dell'Olaf sulla spesa dei fondi Ue hanno riguardato "accuse di collusione, manipolazione delle procedure di appalto, conflitti di interesse e fatture gonfiate".
I dati sono contenuti nella rapporto annuale pubblicato e presentato in occasione della conferenza stampa, in cui l'ufficio ha indicato di aver concluso solo lo scorso anno 256 indagini, emettendo un totale di 275 raccomandazioni alle autorità nazionali e alle istituzioni dell'Ue. Il rapporto specifica inoltre che lo scorso anno sono state aperte 192 nuove indagini dopo oltre mille analisi preliminari condotte dagli esperti dell'Olaf, nonché che l'agenzia ha deferito 71 casi per possibili reati alla Procura europea.
Ma nel report l'Ufficio europeo per la lotta antifrode c'è soprattutto la classifica degli Stati membri con il maggior numero di indagini portate a compimento dall'Olaf. Andando per Paese, l'Ungheria è stato lo Stato membro con il maggior numero di inchieste concluse nel 2022, con 15 casi chiusi - 10 dei quali con raccomandazione di recuperare fondi. Al secondo posto l'Italia con 10 inchieste concluse e 9 raccomandazioni, seguita da Polonia con 9 fascicoli conclusi e la Francia con 7 casi.
Gli esperti dell'Olaf hanno inoltre concluso 38 indagini per comportamento "fraudolento o irregolare" di personale e membri delle istituzioni dell'Ue, 16 delle quali al Parlamento europeo e sette alla Commissione europea. Un'azione che - hanno riferito in rappresentanti dell'organismo - ha assunto sempre più rilevanza dopo gli interrogativi sollevati dal Qatargate. "Anche un solo caso di comportamento irregolare o fraudolento da parte del personale Ue o dei membri delle sue istituzioni", è l'ammonimento dell'Ufficio, "sarebbe un caso di troppo" perché "i cittadini si aspettano giustamente i più elevati standard di condotta dalle loro istituzioni, membri e personale".
La maggior parte delle indagini dell'Olaf sull'erogazione di fondi europei sono state condotte su accuse di collusione, brogli di appalti pubblici, possibili conflitti di interesse e fatture con prezzi superiori a quelli di mercato. L'attività svolta dall'organismo indipendente ha permesso anche di bloccare "una serie di schemi di contrabbando, contraffazione e frode doganale". E, per la prima volta dall'inizio della guerra in Ucraina, il lavoro investigativo si è concentrato anche sul contrasto dell'elusione delle sanzioni imposte da Bruxelles nei confronti della Russia e la Bielorussia.