Covip, crescono gli iscritti alla previdenza complementare. Nel 2022 crollano i rendimenti dei fondi pensione, vince il Tfr
a cura della redazione EconomiaMILANO - "A fine 2022, Il totale degli iscritti alla previdenza complementare è di 9,2 milioni, in crescita del 5,4% rispetto all'anno precedente, per un tasso di copertura del 36,2% sul totale delle forze di lavoro". Il dato emerge dalla relazione annuale sull'attività svolta dalla Covip nel 2022, presentata oggi alla Camera.
"I fondi negoziali contano 3,7 milioni di iscritti, quasi 1,8 milioni sono gli iscritti ai fondi aperti e 3,5 milioni ai Pip "nuovi"; circa 650.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti. Gli uomini sono il 61,8% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73% nei fondi negoziali), nel solco di quel gender gap che si è già manifestato negli anni scorsi. Si conferma anche un gap generazionale: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all'età di pensionamento: il 48,9% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 32,3% ha almeno 55 anni e solo il 18,8% è sotto i 35 anni. La situazione è sostanzialmente non dissimile da quella rilevata cinque anni fa. Quanto all'area geografica, la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del nord (57,1%)".
Crollano i rendimenti, risorse giù del 3,6%
La relazione certifica qual è stato l'impatto dell'andamento negativo dei mercati finanziari sulle risorse e sui rendimenti dei fondi pensione. Alla fine del 2022, dice la Covip, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 205,6 miliardi di euro, in calo del 3,6% rispetto all'anno precedente a causa dell'andamento negativo dei mercati finanziari.
In media nel 2022 il rendimento per i fondi negoziali è stato negativo per il 9,8% per i fondi aperti, per il 10,7% e per i Pip nuovi dell'11,5%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato dell'8,3%. Se si considerano gli ultimi dieci anni però il rendimento è stato superiore al 2% per tutti i fondi, in linea con la rivalutazione del Tfr.
Inoltre, "alla fine del 2022, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 205,6 miliardi di euro, in calo del 3,6% rispetto all'anno precedente a causa dell'andamento negativo dei mercati finanziari: un ammontare pari al 10,8% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nell'anno sono pari a circa 18,2 miliardi di euro. In tutte le forme pensionistiche complementari il flusso di contributi del 2022 è risultato in crescita rispetto al 2021: ne sono affluiti 6,1 miliardi ai fondi negoziali (+4,6%), 2,8 miliardi ai fondi aperti (+7,8%), 5 miliardi ai pip (+2,4%) e 4,1 miliardi ai fondi preesistenti (+1,5%)".
Il confronto sul Tfr negli ultimi decenni
Se si considerano gli ultimi dieci anni (dal 31/12/2012 al 31/12/2022), un periodo più adeguato per valutare il risultato del risparmio previdenziale, il rendimento netto medio annuo dei fondi pensione negoziali è stato positivo e pari al +2,2%, quello dei fondi aperti è stato del +2,5% e quello dei Pip del +2,9%. Nello stesso periodo la rivalutazione del Tfr media annua è stata pari al 2,4% mentre l'inflazione è stata in media dell'1,7% annuo.
Se si considera un periodo ancora più lungo e si guarda agli ultimi 20 anni i fondi negoziali registrano un +2,9% netto annuo e i fondi aperti un +2,7% netto annuo in media mentre il Tfr registra una rivalutazione media annua del 2,5% a fronte di un'inflazione media annua dell'1,9%. Se si guarda solo agli ultimi tre anni i rendimenti dei fondi sono lievemente negativi mentre il Tfr si è rivalutato in media del 4,3% annuo, un valore comunque inferiore all'inflazione (4,9%).
I costi
La relazione ricorda che "oltre all'asset allocation adottata, alle differenze di rendimento tra le forme contribuiscono anche i divari nei livelli di costo. Per i fondi pensione negoziali, su un orizzonte temporale di dieci anni, l'Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) è pari allo 0,47%. Per i fondi pensione aperti, esso è dell'1,35%. Per i PIP, lo stesso indicatore è in media del 2,17%". E ancora, si ricorda che per le forme negoziali, il livello più contenuto dei costi dipende anche dalla dimensione dei fondi per effetto delle economie di scala generate dalla ripartizione degli oneri amministrativi. Per le forme di mercato, invece, incide presumibilmente la remunerazione delle reti di vendita.
Dimezzati i fondi pensione nel 2022
Alla fine del 2022, i fondi pensione in Italia sono 332: 33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 68 piani individuali pensionistici (Pip) e 191 fondi pensione preesistenti. Il numero delle forme pensionistiche operanti nel sistema è in costante riduzione. Oltre venti anni fa, nel 1999, le forme erano 739, oltre il doppio. "La razionalizzazione del sistema consente di conseguire economie di scala e guadagni di efficienza a vantaggio degli iscritti", sottolinea la presidente facente funzione della Covip, Francesca Balzani, nelle sue considerazioni.