Dalla Bce alla Bei, senza il Mes Italia a rischio flop nel risiko nomine
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - La trattativa inizierà la prossima settimana. Alla riunione dell'Ecofin, il Consiglio dei ministri Ue dell'Economia. Perché le scelte dovranno essere pronte a settembre.
Sul tavolo ci sono almeno tre poltrone decisive: il posto italiano nel board della Bce (che si incrocia con il rinnovo del governatore alla Banca d'Italia), la presidenza della Bei (la Banca buropea di investimenti) e quella dell'SSM (il Meccanismo unico di vigilanza delle banche) che è attualmente ricoperto da un italiano, Andrea Enria.
E il governo di Roma si gioca buona parte della sua reputazione. Anzi, la paura è proprio quella di rimanere fuori dal "grande risiko" delle nomine. Per eventuali candidature sbagliate e perché la mancata ratifica del Mes (l'ex fondo Salva-Stati) rischia di rivelarsi l'ostacolo più alto in questo negoziato.
BRUXELLES - La trattativa inizierà la prossima settimana. Alla riunione dell'Ecofin, il Consiglio dei ministri Ue dell'Economia. Perché le scelte dovranno essere pronte a settembre.
Sul tavolo ci sono almeno tre poltrone decisive: il posto italiano nel board della Bce (che si incrocia con il rinnovo del governatore alla Banca d'Italia), la presidenza della Bei (la Banca buropea di investimenti) e quella dell'SSM (il Meccanismo unico di vigilanza delle banche) che è attualmente ricoperto da un italiano, Andrea Enria.
E il governo di Roma si gioca buona parte della sua reputazione. Anzi, la paura è proprio quella di rimanere fuori dal "grande risiko" delle nomine. Per eventuali candidature sbagliate e perché la mancata ratifica del Mes (l'ex fondo Salva-Stati) rischia di rivelarsi l'ostacolo più alto in questo negoziato.
Dalla Banca d'Italia
Il domino inizia dunque con la Banca d'Italia. Un tassello interamente italiano ma che si rifletterà sulle decisioni dell'Ue. Perché? Perché il mandato dell'attuale Governatore, Ignazio Visco, scadrà a novembre.
Il candidato più accreditato è Fabio Panetta, attuale membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. A ottobre scorso era stato anche in corsa come ministro dell'Economia.
Sul suo nome sono quasi tutti d'accordo: da Palazzo Chigi al Quirinale. Qual è allora il problema? Dai primi contatti avuti dal governo italiano c'è un'incertezza: chi prenderà il suo posto a Francoforte. La nomina dei componenti il board della Bce spetta infatti al Consiglio europeo con voto a maggioranza qualificata.
I Paesi più piccoli
Alcuni dei Paesi più "piccoli" (come la Croazia che ha aderito all'euro da gennaio scorso) hanno iniziato a far sapere che considerano opportuno riservare loro uno spazio nel nucleo di comando della Banca centrale.
E per di più, sia Palazzo Chigi sia Via XX Settembre hanno ricevuto indicazioni sulla opportunità di indicare una donna. Problema non da poco. Soprattutto sta emergendo la possibilità che il "trasloco" di Panetta da Francoforte a Roma possa comportare la perdita di una pedina chiave.
Anche perché fino ad ora il nome segnalato per succedergli nella Bce è stato quello di Piero Cipollone, attuale vicedirettore generale di Bankitalia.
Cipollone e Conte
Fino alle scorse elezioni la sua "corsa" era solitaria. Ma ora, nella maggioranza di centrodestra, inizia a serpeggiare qualche dubbio: Cipollone infatti è stato il consigliere economico dell'ex premier grillino, Giuseppe Conte.
In alternativa potrebbe essere scelto Luigi Federico Signorini, attuale direttore generale di Via Nazionale. Ma resta comunque il "nodo" dell'opzione femminile suggerita da Francoforte. Il governo italiano, dunque, deve in primo luogo ottenere la garanzia di conservare quell'incarico. Assicurazione per niente scontata.
Un mese dopo, a dicembre, ci sono almeno altri due incarichi da selezionare: le presidenza della Bei e del SSM. Tutti legati dallo medesimo filo che porta a Bruxelles. Per la prima il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha messo in pista Daniele Franco, ossia il titolare del suo dicastero durante l'esecutivo Draghi. Ma non è una carta scontata.
Ma c'è la Spagna
Ad esempio alla Banca Europea per gli investimenti punta anche la Spagna con la sua attuale ministra dell'Economia, Nadia Calviño. E anche in questo caso a decidere sono tutti i 27 governi europei attraverso i responsabili delle Finanze.
Infine, c'è il Meccanismo unico di Vigilanza che difficilmente tornerà all'Italia visto che fino ad ora è stato guidato da Enria. Ma rientra inevitabilmente nel tavolo delle trattative. Considerando che la nomina spetta al board della Bce.
L'Italia, insomma, rischia di rimanere a mani vuote. Anche perché c'è un argomento che molti partner dell'Unione stanno già sollevando: come si possono assegnare incarichi così delicati a un paese che non ha ancora approvato il Mes? Considerando che il Meccanismo di Stabilità viene giudicato funzionale in particolare per le crisi bancarie.
Il nodo del Piano
E come si può assegnare il controllo della Bei, probabile cuore del futuro Fondo Sovrano europeo, a un alleato che si sta rivelando inefficace nel rispetto degli impegni assunti con il Pnrr?
La partita inizia in questi giorni. Ma le spine che anche in questo caso circondano l'esecutivo Meloni sono acuminate. Fino a qualche settimana fa la premier poteva contare, su queste vicende, sull'assistenza silenziosa di Mario Draghi. È ancora così?