ROMA - Una svolta senza precedenti nel settore dei servizi pubblici. Dopo anni di tentativi a vuoto, una grande operatore - e per di più a controllo pubblico - entra nella gestione del servizio idrico nelle regione dell'Italia centrale e soprattutto meridionale. Il gruppo Italgas ha rilevato per 115 milioni le controllate della società francese Veolia in Italia attive nel settore in Sicilia, Campania e Lazio. In particolare, l'operazione prevede l'acquisizione da parte di Italgas del 100% del capitale sociale di Acqua che a sua volta detiene direttamente il 98,7% del capitale sociale di Idrosicilia e, indirettamente, il 75% del capitale sociale di Siciliacque; l'acquisizione del 100% di Idrolatina che a sua volta detiene il 49% circa di Acqualatina e l'acquisizione del 47,9% di Acqua Campania. Nell'operazione Italgas è stata assistita dallo studio legale Gianni&Origoni, mentre Veolia dallo studio BonelliErede.
Da parte di Italgas, leader in Italia e terzo in Europa nella gestione delle reti locali di distribuzione del gas, si tratta di un primo passo per la creazione di un polo per la gestione del servizio idrico nelle regioni centro-meridionali. Il suo compito - a tendere - sarà quello di migliorare la qualità delle infrastrutture anche in altre aree al momento non servite dalle società rilevate da Veolia: in particolare, in zone del Paese dove è più grave il fenomeno degli sprechi, la cosidetta dispersione idrica.
Secondo gli ultimi dati disponibili dell'Istat, nel 2020 sono andati dispersi - per rotture della rete o cattiva manutenzione - 0,9 miliardi di metri cubi, una cifra pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (in lieve miglioramento rispetto 37,3% nel 2018). Si tratta, però, di una media data dalla differenza tra le Regioni più virtuose come Trentino e Lombardia dove l’indice di dispersione è inferiore al 30% e cinque Regioni dove è superiore al 50%: Umbria (54,6%), Lazio (53,1%), Sardegna (51,2%), Sicilia (50,5%). Tra le città, la più virtuosa è Milano (15% di dispersione), mentre sono in fondo alla classifica Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%).
Secondo uno studio presentato da Utilitalia (la federazione delle imprese pubbliche nel settore idrico, ambientale ed energetico) per riuscire a colmare il disavanzo con i paesi Ue più efficienti occorrono almeno 6 miliardi di investimenti all’anno, mentre al momento ne sono disponibili soltanto 4 grazie alla voce “dedicata” in tariffa e 700 milioni che derivano da progetti legati al Pnrr (ma solo fino al 2026).
Perché una societche opera nella distribuzione del gas ha deciso di entrare nel settore dell'acqua? Dal punto di vista industriale il “lavoro” è simile: posare tubi per il trasporto di “materia prima”. Grazie ai suoi numeri (4mila dipendenti e una capitalizzazione di Borsa di 4,3 miliardi), ha una capacità di investimento e competenze per affrontare una sfida che le utility di punta del settore (da Hera a Iren alla stessa Acea) hanno anche preso in considerazione ma che hanno finora evitato tranne poche eccezioni. In particolare, avventurarsi nelle Regioni dove il servizio è meno efficiente e maggiore è il fenomeno della dispersione.
"L'operazione - si legge in una nota Italgas - si inquadra nella più ampia strategia tracciata da Italgas che prevede il potenziamento della presenza del gruppo nel settore idrico". A cui si aggiunge il commento l'amministratore delegato, Paolo Gallo: "Abbiamo compiuto un passo importante per diventare un player di riferimento anche nel settore idrico".
Quanto a Veolia "rimarrà attiva nel mercato idrico attraverso servizi tecnologici e soluzioni avanzate contribuendo altresì alla sicurezza energetica e alla decarbonizzazione per soddisfare la significativa domanda del paese di efficientamento energetico e di accelerazione di produzione di energia locale e decarbonizzata", ha sottolineato Emanuela Trentin, ceo di Siram, controllata dalla società francese.