Pnrr e ferrovie, l'alta velocità Palermo-Catania e la Roma-Pescara su un binario morto
di Giuseppe ColomboROMA - I soldi sono a rischio, la mappa delle ferrovie da ridisegnare. E la matita che scotta è tra le mani del governo. Chiamato a correggere, e in fretta, perché la revisione del Pnrr è già in ritardo. Però il disegno deve riuscire bene se non si vogliono perdere le risorse che si pensava di spendere in altro modo. E che oggi, invece, si è già sicuri di non riuscire ad impiegare entro l’estate del 2026, la scadenza fissata dal Recovery.
ROMA - I soldi sono a rischio, la mappa delle ferrovie da ridisegnare. E la matita che scotta è tra le mani del governo. Chiamato a correggere, e in fretta, perché la revisione del Pnrr è già in ritardo. Però il disegno deve riuscire bene se non si vogliono perdere le risorse che si pensava di spendere in altro modo. E che oggi, invece, si è già sicuri di non riuscire ad impiegare entro l’estate del 2026, la scadenza fissata dal Recovery.
Da Roma a Pescara in un’ora e venti minuti. Così c’è scritto nel Piano. Ma la promessa sarà rinviata. Perché il raddoppio della tratta è in cima alla lista delle opere a rischio che Rfi ha consegnato al governo, nella persona del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Il governo ha già messo in conto la rinuncia: il nuovo binario non si farà. Almeno non con i soldi del Pnrr: il progetto traslocherà altrove, su un altro programma di spesa, finanziato con altri fondi europei o nazionali, che hanno una scadenza più lunga. Si prova a salvare la promessa, ma non c’è più la garanzia del Pnrr, che impone di chiudere le opere entro l’estate del 2026.
L’iter amministrativo, spiegano fonti del Mit, si sta rivelando "decisamente troppo lungo rispetto agli standard europei". Ecco allora che i 600 milioni destinati alla Roma-Pescara saranno travasati su altre due connessioni diagonali, come sono definiti i collegamenti che attraversano l’Italia dal Tirreno all’Adriatico e allo Ionio: a beneficiarne saranno la Battipaglia-Taranto, che collega la Campania alla Puglia, e la Orte-Falconara, per unire il Lazio alle Marche.
Le opposizioni hanno già annusato la questione. "Discutiamo di Ponte sullo Stretto, ma intanto su questa tratta si continua a viaggiare con tempi medievali", ha dichiarato il segretario regionale e capogruppo dei dem in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo. E la presidente di Azione-Italia Viva al Senato Raffaella Paita ha stigmatizzato così: "È gravissimo che il governo ipotizzi di far saltare le opere ferroviarie: sulla Palermo-Catania, limitarsi al potenziamento della linea storica, ritardando l’alta velocità, significa indebolire il progetto stesso del Ponte sullo Stretto". Parole dure, a cui Salvini ha replicato con fermezza: "Il Pd spieghi perché, da protagonista della maggioranza degli ultimi due governi, non sia stato in grado di garantire l’opera nei tempi previsti da Bruxelles".
Passando al Nord. Il corridoio Liguria-Alpi resterà nel Piano di ripresa e resilienza, con il finanziamento da quattro miliardi già previsto. L’investimento, però, subirà delle modifiche a causa dei problemi subentrati per via delle caratteristiche morfologiche del territorio su cui insiste l’opera. Il tentativo, già in corso, è accelerare le procedure esecutive.
Sempre in materia di trasporti è previsto un rimescolamento dei quasi tre miliardi stanziati per finanziare il sistema Ertms che, come si legge nel Pnrr, "si pone l’obiettivo di aggiornare i sistemi di sicurezza e di segnalazione del trasporto". Il sistema, oggi, è presente solo in poche stazioni. C’è però un problema, che frena il progetto: mancano materie prime per alcune centinaia di chilometri.
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