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Pnrr e ferrovie, l'alta velocità Palermo-Catania e la Roma-Pescara su un binario morto

Ecco tutti i progetti tagliati e dove saranno dirottati i fondi. Tra i cantieri che finiscono fuori dal Piano anche due lotti della tratta in Sicilia, proprio mentre il governo vuole rilanciare il Ponte sullo Stretto
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ROMA - I soldi sono a rischio, la mappa delle ferrovie da ridisegnare. E la matita che scotta è tra le mani del governo. Chiamato a correggere, e in fretta, perché la revisione del Pnrr è già in ritardo. Però il disegno deve riuscire bene se non si vogliono perdere le risorse che si pensava di spendere in altro modo. E che oggi, invece, si è già sicuri di non riuscire ad impiegare entro l’estate del 2026, la scadenza fissata dal Recovery.

Ma alla nuova mappa è agganciata una prova, per l’esecutivo, ancora più scivolosa: non tradire lo spirito del Pnrr. Perché quella del potenziamento delle ferrovie è una delle grandi promesse contenute nel Piano. Impatta s…

ROMA - I soldi sono a rischio, la mappa delle ferrovie da ridisegnare. E la matita che scotta è tra le mani del governo. Chiamato a correggere, e in fretta, perché la revisione del Pnrr è già in ritardo. Però il disegno deve riuscire bene se non si vogliono perdere le risorse che si pensava di spendere in altro modo. E che oggi, invece, si è già sicuri di non riuscire ad impiegare entro l’estate del 2026, la scadenza fissata dal Recovery.

Ma alla nuova mappa è agganciata una prova, per l’esecutivo, ancora più scivolosa: non tradire lo spirito del Pnrr. Perché quella del potenziamento delle ferrovie è una delle grandi promesse contenute nel Piano. Impatta sulla vita quotidiana dei cittadini come pochi altri progetti. Attraversa tutto il Paese, da Nord a Sud. Ha alimentato attese ovunque, soprattutto nei territori dove i treni viaggiano a passo lento.

Da Roma a Pescara in un’ora e venti minuti. Così c’è scritto nel Piano. Ma la promessa sarà rinviata. Perché il raddoppio della tratta è in cima alla lista delle opere a rischio che Rfi ha consegnato al governo, nella persona del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Il governo ha già messo in conto la rinuncia: il nuovo binario non si farà. Almeno non con i soldi del Pnrr: il progetto traslocherà altrove, su un altro programma di spesa, finanziato con altri fondi europei o nazionali, che hanno una scadenza più lunga. Si prova a salvare la promessa, ma non c’è più la garanzia del Pnrr, che impone di chiudere le opere entro l’estate del 2026.

L’iter amministrativo, spiegano fonti del Mit, si sta rivelando "decisamente troppo lungo rispetto agli standard europei". Ecco allora che i 600 milioni destinati alla Roma-Pescara saranno travasati su altre due connessioni diagonali, come sono definiti i collegamenti che attraversano l’Italia dal Tirreno all’Adriatico e allo Ionio: a beneficiarne saranno la Battipaglia-Taranto, che collega la Campania alla Puglia, e la Orte-Falconara, per unire il Lazio alle Marche.

La rimodulazione dei progetti per le diagonali è solo una parte di un pacchetto di modifiche più ampio, che coinvolge anche altre tratte ferroviarie inserite nel Pnrr: il valore complessivo della revisione ammonta a 6,3 miliardi. A rischio c’è anche l’alta velocità su due dei cinque lotti della Palermo-Catania-Messina. È un passaggio complesso per la destra al governo, nei giorni in cui festeggia l’accelerazione sul Ponte sullo Stretto. Perché diventa un problema fare il Ponte per arrivare più rapidamente in Sicilia e poi ritrovarsi con gli stessi treni di oggi, senza l’alta velocità.

Le opposizioni hanno già annusato la questione. "Discutiamo di Ponte sullo Stretto, ma intanto su questa tratta si continua a viaggiare con tempi medievali", ha dichiarato il segretario regionale e capogruppo dei dem in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo. E la presidente di Azione-Italia Viva al Senato Raffaella Paita ha stigmatizzato così: "È gravissimo che il governo ipotizzi di far saltare le opere ferroviarie: sulla Palermo-Catania, limitarsi al potenziamento della linea storica, ritardando l’alta velocità, significa indebolire il progetto stesso del Ponte sullo Stretto". Parole dure, a cui Salvini ha replicato con fermezza: "Il Pd spieghi perché, da protagonista della maggioranza degli ultimi due governi, non sia stato in grado di garantire l’opera nei tempi previsti da Bruxelles".

Una parte delle risorse che si libereranno dalla Palermo-Catania-Messina sarà utilizzata per potenziare la tratta storica. Il resto del finanziamento sarà assegnato alla Napoli-Bari, che può contare già su 840 milioni. Ma il progetto cambierà: l’idea è rinviare i lavori su uno dei due lotti, per potenziare l’altro. Nel Pnnr resterà, invece, l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Per l’elettrificazione delle linee ferroviarie al Mezzogiorno ci sono 713 milioni: sarà aggiornata la lista delle linee che beneficeranno degli interventi.

Passando al Nord. Il corridoio Liguria-Alpi resterà nel Piano di ripresa e resilienza, con il finanziamento da quattro miliardi già previsto. L’investimento, però, subirà delle modifiche a causa dei problemi subentrati per via delle caratteristiche morfologiche del territorio su cui insiste l’opera. Il tentativo, già in corso, è accelerare le procedure esecutive.

Sempre in materia di trasporti è previsto un rimescolamento dei quasi tre miliardi stanziati per finanziare il sistema Ertms che, come si legge nel Pnrr, "si pone l’obiettivo di aggiornare i sistemi di sicurezza e di segnalazione del trasporto". Il sistema, oggi, è presente solo in poche stazioni. C’è però un problema, che frena il progetto: mancano materie prime per alcune centinaia di chilometri.


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