Rete Tim, doppio rilancio: Cdp-Macquarie ci provano ma Kkr resta in vantaggio
di Sara BennewitzMilano — Telecom Italia riceve due offerte non vincolanti per la sua Netco, ovvero la società che controlla la rete primaria e secondaria e i cavi sottomarini di Sparkle. A quanto si apprende da fonti finanziarie Kkr avrebbe migliorato la componente economica di poco meno di mezzo miliardo rispetto alla precedente offerta di 21 miliardi (di cui 2 di earn out in caso di fusione con Open Fiber), facendo una proposta molto articolata, con diverse condizioni e ritoccando altri dettagli della precedente proposta, come ad esempio il master service agreement, ovvero il contratto di fornitura che la Netco praticherà a Tim per utilizzare la rete una volta ceduta. L’offerta è poi libera da vincoli Antitrust, e quindi potrebbe diventare vincolante dopo quattro settimane di due diligence.
Milano — Telecom Italia riceve due offerte non vincolanti per la sua Netco, ovvero la società che controlla la rete primaria e secondaria e i cavi sottomarini di Sparkle. A quanto si apprende da fonti finanziarie Kkr avrebbe migliorato la componente economica di poco meno di mezzo miliardo rispetto alla precedente offerta di 21 miliardi (di cui 2 di earn out in caso di fusione con Open Fiber), facendo una proposta molto articolata, con diverse condizioni e ritoccando altri dettagli della precedente proposta, come ad esempio il master service agreement, ovvero il contratto di fornitura che la Netco praticherà a Tim per utilizzare la rete una volta ceduta. L’offerta è poi libera da vincoli Antitrust, e quindi potrebbe diventare vincolante dopo quattro settimane di due diligence.
Cdp e Macquarie tolgono parte del rischio Antitrust
Il cda Cdp ha dato il via libera a una nuova offerta non vincolante, congiuntamente a Macquarie, e che resta valida fino al 30 luglio 2023. Stando a fonti finanziarie l’offerta sarebbe migliorata di un valore simbolico rispetto ai 19,3 miliardi dell’offerta precedente, ma soprattutto avrebbe alleggerito, ma non del tutto il vincolo, Antitrust. Cdp e Macquarie non possono assumersi un onere al buio, senza aver negoziato prima con la Ue i rimedi per una fusione con Open Fiber (di cui la Cassa ha il 60% e Macquarie il 40%). Detto questo, Cdp intenderebbe fare un percorso condiviso con Tim, stesso discorso per Macquarie che sarebbe pronta a prendersi un rischio ragionevole una volta chiariti con Bruxelles i contorni dell’operazione.
La decisione spetta al cda del 22 giungo
Ora la parola passa al cda di Tim del 22 giugno, che sarà preceduto da un altro consiglio il 19 dove insieme alle offerte saranno illustrati i pareri degli advisor Goldman Sachs, Mediobanca e Vitale, sulla bontà delle 2 proposte. L’offerta di Kkr resta in vantaggio, ma non è detto che il cda che aveva ritenuto «non adeguata» quella precedente da 21 miliardi, sia in grado di dare un’esclusiva al fondo Usa. Inoltre il governo, che ha dichiarato di non volersi intromettere nella trattativa, ha anche auspicato una rete Nazionale e in questo caso vedrebbe in maggioranza di un fondo infrastrutturale straniero. Vivendi (primo azionista Tim con il 23,8%) resta convinta che la rete valga di più, e spera che con la nomina di Luciano Carta, ex presidente di Leonardo e in possesso dei requisti di indipendenza, al cda di mercoledì prossimo, cambino anche gli equilibri all’interno del consiglio.