Il futuro della cosmetica dagli scarti di uva e nocciole
di Patrizia CapuaVinacce, mele, nocciole, uva. E molto altro. Nel recupero degli scarti delle produzioni agroalimentari Maria Grazia Reynaldi ha riposto il futuro della cosmetica. Classe 1948, torinese doc, ha al suo attivo 45 anni di lavoro con il marchio 'Dottoressa Reynaldi. Laboratori di cosmesi naturale'. Ora con la start up Naste, che vende on line, seguita dal nipote Simone, 27 anni, entra a favore di vento nel mondo della cosmetica sostenibile 4.0. Nel suo opificio di Pianezza, nell'area industriale della città sabauda, ottomila metri quadri di stabilimento. arriva a 10mila chili di prodotto al giorno, che per il 98 per cento è destinato a terzi, importanti marchi italiani di prodotti per la bellezza. "Mi sono laureata in Farmacia perché vengo da una famiglia di medici farmacisti, e poi perché ai miei tempi era una facoltà di quattro anni con appena 17 esami e per me che non ero una studiosa, voleva dire fare in fretta. E lo feci bene, con un…
Vinacce, mele, nocciole, uva. E molto altro. Nel recupero degli scarti delle produzioni agroalimentari Maria Grazia Reynaldi ha riposto il futuro della cosmetica. Classe 1948, torinese doc, ha al suo attivo 45 anni di lavoro con il marchio 'Dottoressa Reynaldi. Laboratori di cosmesi naturale'. Ora con la start up Naste, che vende on line, seguita dal nipote Simone, 27 anni, entra a favore di vento nel mondo della cosmetica sostenibile 4.0. Nel suo opificio di Pianezza, nell'area industriale della città sabauda, ottomila metri quadri di stabilimento. arriva a 10mila chili di prodotto al giorno, che per il 98 per cento è destinato a terzi, importanti marchi italiani di prodotti per la bellezza. "Mi sono laureata in Farmacia perché vengo da una famiglia di medici farmacisti, e poi perché ai miei tempi era una facoltà di quattro anni con appena 17 esami e per me che non ero una studiosa, voleva dire fare in fretta. E lo feci bene, con una tesi sperimentale e innovativa molto lungimirante sulla chimica dei prodotti cosmetici". Fisiologia cutanea, igiene e chimica, Maria Grazia Reynaldi era nell'ambito giusto, curiosa e interessata. "A quell'epoca chi sapeva cosa c'era dentro un rossetto, in un profumo? Nessuno. Anche oggi pochi. Ma era un mondo altro da noi che per un'educazione austera usavamo soltanto acqua e sapone. La mia tesi prevedeva già di sostituire nelle creme la vasellina e gli oli petrolati con oli vegetali, oliva, avocado, in modo da produrre una crema più adatta e simile alla pelle, gradevole, spalmabile, una texture morbida, elastica, che si misceli bene, più gradevole ed efficace".
Il primo laboratorio in casa
Laureata in novembre e sposata ad aprile a 22 anni, a 23 aveva già il primo figlio e a 24 il secondo. A quel punto, interrotto il suo lavoro in un laboratorio farmaceutico, si è messa a fare la mamma. Quale è stata la spinta a creare l'azienda? "Mio marito Roberto Piccolo guadagnava 120 mila lire al mese come ingegnere alla Fiat. Mio suocero che era molto generoso ci aiutava. Però io mi sono chiesta: cosa posso fare per la famiglia, di che sono capace?". La risposta la trova in cucina, dove nella pentola della pastasciutta comincia a realizzare prodotti per l'igiene domestica: shampoo alla camomilla, bagno schiuma alla mela, sapone per la cura intima alla menta. Gli amici le dicevano: se lo fai per il tuo benessere sarà buono, fallo anche per noi. Il bagno di casa diventa laboratorio. "Erano formule già ben costruite, quello che avevo imparato all'università. Nel 1978 bastava un'etichetta con la dicitura sul prodotto, non c'era la legge sui cosmetici uscita poi nel 1986. Chiunque poteva farlo". Creme curative, prodotti solari, per i bambini e per gli anziani, creme antirughe anche da uomo. "Credo di essere stata la prima ad aver sostituito il dopobarba alcolico con una crema fluida che non secca la pelle. Mi sono inventata un gel per la rasatura". Nel settembre del 1979 la svolta produttiva. La cucina e le pentole di casa non bastano più, il bagno dove sono conservate le taniche e i bidoni serve ai ragazzi che ormai vanno a scuola. "Mio marito, persona molto pratica mi dice: a settembre ti trovi un negozio. E l'ho trovato proprio dietro casa, di nuova costruzione, in via Cardinal Fossati, un bel laboratorio su due piani con grande vetrata a vista e l'insegna con il mio nome. Volevo far capire che dietro al laboratorio c'era una persona qualificata". L'incontro con una giornalista della Stampa, Antonella Amapane nel 1985 alla fiera "Natura e salute" le porta molta pubblicità. "Da lì grande successo. Il consumatore per la prima volta vedeva in faccia un formulatore di cosmetici. Venivano da me persone con problemi dermatologici. All'inizio ero da sola, poi mia mamma Celestina ha capito che avevo bisogno di aiuto ed è diventata la mia grande risorsa. Era il 1980. Lei figlia di un farmacista sapeva anche molto bene consigliare i prodotti. Mi aiutava nella vendita. Ha interrotto nel 2000 quando mio papa è stato operato al cuore. È arrivata la mia cara amica Renata, molto in gamba. Però io e Renata da sole non bastavamo più: ho cominciato ad assumere".
Un fatturato in crescita
Con un fatturato 2022 di sette milioni di euro, sempre in crescita, lavorano la fondatrice, oggi presidente, i figli Andrea, ceo, Marco, che si occupa di produzione, e le nuore Laura, esperta di digitale, e Grazia che segue l'amministrazione. Più di 80 dipendenti, per il 70 per cento donne. "Siamo una famiglia. Tutta la strategia e la filiera industriale con le macchine digitalizzate è sotto il controllo della proprietà. La nostra produzione è fatta a regola d'arte. Abbiamo le certificazioni sui processi tecnologici". Nel laboratorio guidato dall'imprenditrice lavorano tutte donne. "Investiamo il 13 per cento in ricerca e sviluppo. Il passaggio più delicato oggi è la scelta dei collaboratori,". Maria Grazia Reynaldi oltre al mercato italiano guarda all'estero. "Vendiamo in Ucraina a un grande cliente che apprezza molto i prodotti realizzati con gli scarti del vino provenienti dalle sue proprietà in Toscana. In questo momento, pur con tutte le difficoltà, il rapporto non si è chiuso. Nonostante la guerra noi stiamo lavorando e questo imprenditore ucraino ci ha chiesto prodotti perché vuole entrare nel mercato europeo". Le avances da parte di chi vorrebbe acquistare l'azienda non mancano. Ma ci sono già sei nipoti che, nella libertà di tutti, si stanno preparando a entrare nella compagnia. Perché fare l'imprenditore? "L'impresa è una vocazione ed è di pertinenza di quei soggetti determinati che non si arrendono, che non indietreggiano di fronte alle difficoltà. Ho ricevuto nel 2010 il premio 'Bogianen', che significa 'non arretrare', per la dedizione e la tenacia. 'Non arretrarè era infatti l'ordine alle truppe quando nel 1700, durante l'assedio di Torino, dovevano far fronte all'invasione dei francesi provenienti dalla Val di Susa". Da socia dell'Aidda, Reynaldi conosce tante imprenditrici anche di terza, quarta generazione. "L'eccellenza sono le imprese di famiglia. Cosa ci vuole nella famiglia per andare d'accordo? La volontà di andare d'accordo. Se vogliamo proprio dirlo, ci vuole l'amore, il volersi bene non avendo sempre le stesse idee, per fortuna. A volte è difficile il discernimento sulle cose. E soprattutto affrontare gli ostacoli di ogni giorno. L'impresa è come una barca, se c'è il bel tempo, mare piatto, allora siamo capaci tutti di manovrare, ma poi ci sono le complicazioni in cui bisogna essere bravi. Ce ne sono state molte dal 2000, quando abbiamo cominciato a lavorare tutti insieme. Ci è venuto a mancare un cliente importante e si è persa una parte significativa di fatturato. Poi quando dovevamo comprare attrezzature e bisognava capire di che c'era bisogno. Momenti in cui era necessario prestare attenzione accurata alle finanze dell'azienda, e fasi di difficoltà con il personale".
Tra onlus e monasteri
Su un diverso versante Reynaldi collabora con tante piccole onlus, produce gratis creme e olii venduti in circuiti particolari, per esempio nei monasteri. "Le suore coltivano delle piante e noi facciamo le creme con gli estratti. Con Libera di don Ciotti abbiamo adoperato le erbe che i ragazzi piantano sui terreni confiscati alla mafia, coltivazioni di menta, salvia, lavanda, gli abbiamo insegnato come si fa per permettergli di andare avanti da soli. Nel 2000 abbiamo aiutato delle donne africane a confezionare prodotti con burro di karité. Oggi hanno una piccola azienda che dà lavoro a 25 donne. Siamo un'azienda benefit, la prima in Italia a inserire nel 2016 nel nostro statuto la clausola della sostenibilità. Trattiamo soltanto con fornitori di merce etica e non inquinante". La ricetta per battere i tanti competitor è molta innovazione e una produzione veloce, per essere sempre puntuali. "Ce la caviamo abbastanza bene. Siamo bravi. Perché i prodotti li vendiamo solo nei nostri tre negozi a Torino: via Gramsci, corso Montecucco e nello show room a Pianezza". Il lavoro, secondo l'imprenditrice, è bello, si pensa, si crea, si realizza, è un po' come l'attività del sarto Armani. "Non sono ancora andata in pensione. Seguo i nipoti, la mia famiglia, sono tornata ieri sera da Barcellona perché mia nipote Giorgia studia lì. Sono stata in Terra Santa. Ho sempre viaggiato molto coi figli. Adesso con i nipoti, stiamo preparando un viaggio a Londra dove porto tutta la famiglia. Abbiamo bisogno di pregare, essere credenti è un grande beneficio. Leggo la parola di Dio, il Vangelo, la Bibbia, letture quasi quotidiane. E poi spazio dai grandi classici alla fantascienza alle opere teatrali. Mio marito al mattino è sempre presente in azienda perché segue le modifiche di cui i nostri macchinari hanno bisogno. E li fa funzionare. Siamo bene assortiti". Ai giovani l'imprenditrice guarda con attenzione. "Davanti hanno un futuro molto complesso: devono temprarsi, crescere pensando che la vita non è una passeggiata ma è una strada in salita, scarponi, sacco in spalla e andare. Io cammino in montagna. Scio imperterrita sul Cervino. Devono costruirsi e affrontare le difficoltà. Non è bene che gli facciamo la pappa pronta. Sono quella che sono perché mi sono confrontata con i pali da gara, specie nello slalom speciale, se non fai un certo percorso quei pali li prendi sui denti. Bisogna studiare, impegnarsi e avere un obiettivo alto, faticare per arrivare in vetta. Devono avere già dentro l'amore per l'impresa. Se non hai quello non ti misuri con niente. È lo stesso vale per la famiglia: se hai l'amore dentro, affronti".