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I fratelli Amodei di Anthropic, eroi buoni dell’intelligenza artificiale

La loro creatura, Anthropic, si propone di allineare l’AI con i valori dell’uomo. Vale già 3 miliardi e ha appena chiuso un nuovo giro di finanziamenti da 450 milioni
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Se Chat GPT ha scatentato paure e persino l’allarme estinzione del genere umano, lanciato una decina di giorni fa da Geoffrey Hinton, precursore dell’intelligenza artificiale, siamo qui per rassicurarvi. C’è anche l’eroe buono dell’AI. La prima vera alternativa a ChatGPT si chiama Claude, nome amichevole, scelto da Dario e Daniela Amodei, fratello e sorella italo-americani della prima generazione, nuova accoppiata dominante della Silicon Valley, idealisti ma concreti: preoccupati dalla piega troppo corporate che stava prendendo il loro datore di lavoro originario, proprio OpenAI, con l’ingresso di Microsoft, decidono, nel 2021, di fondare una startup alternativa alla rete neurale che avevano contribuito a creare, un’alternativa guidata da valori altruistici e sociali. Soprattutto si propongono, loro, che già lavoravano alla sicurezza per ChatGPT, di preoccuparsi di mettere in sicurezza il primato dell’uomo, di stabilire, fin dalle fondamenta, principi che impediranno di creare e autog…

Se Chat GPT ha scatentato paure e persino l’allarme estinzione del genere umano, lanciato una decina di giorni fa da Geoffrey Hinton, precursore dell’intelligenza artificiale, siamo qui per rassicurarvi. C’è anche l’eroe buono dell’AI. La prima vera alternativa a ChatGPT si chiama Claude, nome amichevole, scelto da Dario e Daniela Amodei, fratello e sorella italo-americani della prima generazione, nuova accoppiata dominante della Silicon Valley, idealisti ma concreti: preoccupati dalla piega troppo corporate che stava prendendo il loro datore di lavoro originario, proprio OpenAI, con l’ingresso di Microsoft, decidono, nel 2021, di fondare una startup alternativa alla rete neurale che avevano contribuito a creare, un’alternativa guidata da valori altruistici e sociali. Soprattutto si propongono, loro, che già lavoravano alla sicurezza per ChatGPT, di preoccuparsi di mettere in sicurezza il primato dell’uomo, di stabilire, fin dalle fondamenta, principi che impediranno di creare e autogenerare reti neurali ostili al genere umano.

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Per pubblicizzare il loro obiettivo, essere al servizio del consumatore, non spremerlo rischiando di menomarlo o persino di estinguerlo come teme Hinton, chiamano la loro nuova impresa Anthropic, nome evocativo che significacia appunto “per l’uomo”. Di più, registrano la ragione d’azienda come una “società per il beneficio pubblico”, con il proposito di bilanciare i profitti con attività filantropiche. La combinazione, protezione dai suprusi possibili dell’intelligenza artificiale con un motore che sarà dieci volte più potente di quello dei concorrenti (oltre a GPT ce ne sono almeno altri due) funziona: il 23 maggio scorso Anthropic ha fatto un nuovo giro di investimenti raccogliendo 450 milioni di dollari per una partecipazione che, a due anni dalla nascita, valutava la loro nuova azienda ben oltre 3 miliardi di dollari.

L’algoritmo del futuro

L’operazione è andata benissimo, strutturata e sottoscritta in parte da Spark Capital, un venture capital che, fra le altre cose, aveva lanciato Twitter, ma anche da Google Zoom e altri nomi eccellenti dell’hi-tech. L’obiettivo è raccogliere fino a 5 miliardi in due anni per potersi focalizzare in una dozzina di settori diversificati. Molti di questi investimenti saranno usati per il potenziamento del cosiddetto “Modello Frontiera”, che ha trovato appunto la sua manifestazione concreta in Claude-Next. Il progetto richiederà investimenti per 1 miliardo di dollari nei prossimi 18 mesi e Claude Next diventa così l’“algoritmo della nuova generazione per autoapprendimento” che poggia su un unico principio, allineare l’intelligenza artificiale con le predisposizioni umane.

Gli addetti ai lavori della Silicon Valley conoscevano i fratelli Amodei e la loro storia al servizio di AI. Lui, un dottorato a Princeton seguito da una brillante carriera in varie hi-tech companies prima a Skyline, poi a Baidu infine a Google Brain, da Google, prima di passare per sei anni a Open AI. Lei, Daniela, è invece laureata in letteratura inglese all’Università della California Santa Cruz. All’inizio lavoro in un centro di ricerca a Baltimora, poi passa alla campagna politica e infine al dipartimento comunicazioni del Congresso, prima di unirsi anche lei a OpenAI con il fratello. Donna contemporanea, chiede di rifersi a lei con il pronome plurale they.

Il resto lo sappiamo, con 14 altri programmatori lasciano OpenAI e fondano Anthropic. C’è molto romanticismo nella loro storia, il padre, Riccardo è di Massa Marittima in Toscana. Incontra a Roma la donna della sua vita, una ragazza ebrea di Chicago che diventerà sua moglie. Con lei viene in America e si stabiliscono a San Francisco, dove i ragazzi crescono tenendo sempre un occhio all’Italia, ci tornano tutte le estati. Ma tutto questo il grande pubblico americano non lo sa. Il primo sussulto di curiosità c’è stato appena il 3 maggio scorso, quando Joe Biden ha chiesto a Kamala Harris di convocare il primo incontro formale per occuparsi della nuova minaccia tecnologica del momento: le nuove generazioni dell’Intelligenza Artificiale, capaci di autoistruirsi e di mettere a rischio l’autonomia e il predominio degli esseri umani sulla tecnologia. Dopo ci sarebbero state audizioni al Senato e la conclusione bipartisan di studiare una nuova agenzia per proteggerci da cervelli che potevano essere migliori, più potenti e soprattutto più cattivi e minacciosi degli umani.

Il summit

All’incontro c’erano la vicepresidente, Gina Raimondo, segretario al Commercio, e altri otto altissimi funzionari della Casa Bianca per ogni comparto di policy, economia, politica estera, interna. Dall’altra parte del tavolo i protagonisti del settore: Sam Altman ovviamente, ceo di OpenAI che controlla ChatGPT, il nuovo motore di ricerca intelligente, Satya Nadella, ceo di Microsoft, Sundar Pichai di Google. Il quarto era un nome sconosciuto ai più, appunto Dario Amodei. Come mai? Intanto per una questione strategica, se Microsoft ha puntato su OpenAI, Google, come si diceva, ha puntato su Anthropic. Lo schieramento era dunque completo. Come sappiamo i giganti che dominano il settore hanno il terrore che qualcuno o qualcosa esploda nel giro di pochi mesi rimpiazzandoli con nuova tecnologia. E la sfida per i fratelli Amodei è semplice: evitare che l’intrusione di Microsoft, che li aveva portati alla fuga da OpenAI, si riproponga con la forte presenza di Google nel loro capitale. Ma Dario, che proprio in questi giorni è in vacanza in Italia, e Daniela hanno dalla loro una storia transatlantica con radici profonde nell’umanesimo. E nessuno dubita a Silicon Valley che troveranno il modo per far sì che l’abbraccio di Google non sia troppo stretto.

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