Rete in rame più cara, ecco cosa può cambiare per gli utenti. Una spinta alla fibra ottica
di Alessandro LongoRincara tutto il vecchio accesso a internet e si sconta tutto il nuovo, quello basato su fibra ottica a velocità gigabit. Per i consumatori la delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), approvata giorni fa, sui nuovi prezzi della rete all'ingrosso ha un sapore agrodolce.
"Adesso c'è il rischio che gli operatori concorrenti di Tim ribaltino" i rincari "sugli utenti finali. Di contro però i servizi più veloci, quelli con fibra ottica completa fino a casa e ufficio, potranno diventare più economici. E gli utenti essere così spinti ad abbonarsi", spiega Cristoforo Morandini, storico analista del settore delle telecomunicazioni (un passato da manager Tim e in EY e ora vicepresidente della società di consulenza PtsClass).
Il rincaro colpisce tutti i prezzi associati al rame di Tim, comprese quindi le connessioni misto rame-fibra (dette "Fttc", a 100-200 Megabit), che ora sono quelle p…
Rincara tutto il vecchio accesso a internet e si sconta tutto il nuovo, quello basato su fibra ottica a velocità gigabit. Per i consumatori la delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), approvata giorni fa, sui nuovi prezzi della rete all'ingrosso ha un sapore agrodolce.
"Adesso c'è il rischio che gli operatori concorrenti di Tim ribaltino" i rincari "sugli utenti finali. Di contro però i servizi più veloci, quelli con fibra ottica completa fino a casa e ufficio, potranno diventare più economici. E gli utenti essere così spinti ad abbonarsi", spiega Cristoforo Morandini, storico analista del settore delle telecomunicazioni (un passato da manager Tim e in EY e ora vicepresidente della società di consulenza PtsClass).
Il rincaro colpisce tutti i prezzi associati al rame di Tim, comprese quindi le connessioni misto rame-fibra (dette "Fttc", a 100-200 Megabit), che ora sono quelle più comuni nelle case e negli uffici italiani. Gli operatori che usano la rete Tim (in pratica quasi tutti i concorrenti) per questi servizi insomma dovranno pagare di più. Di qui il rischio "ribaltamento" sui prezzi ai clienti finali. Un passo storico: erano dieci anni che non c'era un aumento dei prezzi all'ingrosso. Quelli al consumo, internet sulla rete fissa, negli ultimi dieci anni sono diminuiti del 35 per cento, secondo dati Agcom.
L'ultimo calo di questi ultimi però risale al 2018 (del 13 per cento); dal 2021 al 2022 sono aumentati dello 0,8 per cento. Gli operatori hanno insomma già cominciato a recuperare un po' dell'inflazione (che ha fatto aumentare anche i loro costi, quelli energetici ad esempio). A maggior ragione i concorrenti di Tim dovrebbero rincarare adesso le tariffe, perché aumenteranno anche i loro costi di accesso alla rete Tim sul rame.
Come detto, l'altra faccia della medaglia è che diventa più conveniente la fibra pura, ora usata però da pochissimi italiani: il 22 per cento, secondo gli ultimi dati disponibili (pubblicati da Idate ad aprile e relativi a settembre 2022). La quota è meno della metà della media europea (53 per cento); un buon motivo per spingere l'adozione tramite prezzi più bassi, appunto.
La copertura della fibra completa riguarda però solo il 55 per cento degli italiani (siamo in linea con la media europea secondo Idate).
La delibera Agcom è storica anche perché "è la prima spinta verso uno switch off del rame, poiché lo disincentiva a favore delle nuove reti", dice Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano e uno dei padri delle telecomunicazioni italiane. Lo switch off, ossia lo spegnimento del rame per passare tutte le reti italiane alla fibra, non ha ancora una data prevista in Italia (Telefonica in Spagna l'ha di recente fissato al 2024). È certo però prevedibile all'orizzonte, quando la fibra - più veloce, affidabile e sostenibile del rame - sarà ovunque in Italia. E con l'ultima delibera Agcom questo momento epocale appare ora un po' più vicino.