Pnrr, i tecnici Ue in missione a Roma: "I tempi vanno rispettati"
di Giuseppe ColomboROMA - Sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, martedì pomeriggio. Céline Gauer è seduta in mezzo a cinque funzionari della Commissione europea. Tocca a lei, che guida la task force dei tecnici in missione a Roma, spiegare ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil qual è il perimetro in cui si può muovere il governo per la revisione del Pnrr. Perché quello che ha raccolto pochi minuti prima, dallo sfogo dei sindacati, con l'eccezione della Cisl, è un senso di smarrimento misto a irritazione. Inequivocabile nelle parole della segretaria confederale della Uil Ivana Veronese: "Non sappiamo nulla sulle modifiche al Pnrr, il governo non ci tiene aggiornati". E così Gauer si ritrova a dover gestire il malumore delle organizzazioni sindacali e a rispondere con un messaggio che tira in ballo il governo. Presente con Ermenegilda Siniscalchi, capo di gabinetto di Raffaele Fitto, il ministro che ha la delega al Piano d…
ROMA - Sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, martedì pomeriggio. Céline Gauer è seduta in mezzo a cinque funzionari della Commissione europea. Tocca a lei, che guida la task force dei tecnici in missione a Roma, spiegare ai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil qual è il perimetro in cui si può muovere il governo per la revisione del Pnrr. Perché quello che ha raccolto pochi minuti prima, dallo sfogo dei sindacati, con l'eccezione della Cisl, è un senso di smarrimento misto a irritazione. Inequivocabile nelle parole della segretaria confederale della Uil Ivana Veronese: "Non sappiamo nulla sulle modifiche al Pnrr, il governo non ci tiene aggiornati". E così Gauer si ritrova a dover gestire il malumore delle organizzazioni sindacali e a rispondere con un messaggio che tira in ballo il governo. Presente con Ermenegilda Siniscalchi, capo di gabinetto di Raffaele Fitto, il ministro che ha la delega al Piano di ripresa e resilienza, ma in rigoroso silenzio, perché l'ora di confronto con gli ispettori comunitari è riservata alla parti sociali. Il messaggio: una volta concordata la revisione del Piano, l'Italia dovrà rispettare rigorosamente i tempi e gli obiettivi. Non saranno ammesse deroghe.
Per capire l'aria che tira è indicativa una sottolineatura di Gauer, riportata dai partecipanti alla riunione: "Fino ad ora l'Italia ha fatto bene". La frase suona come una promozione per Roma, accompagnata anche dalla legittimazione delle modifiche che, sottolinea sempre il capo della task force, sono ammesse, per l'Italia come per tutti gli altri Paesi che hanno chiesto di cambiare la propria programmazione nazionale. Ma quel "fino ad ora" è anche un avviso a Palazzo Chigi, che apre uno spazio di incertezza sui prossimi passi del governo. Insomma i tecnici temono che lo slancio sul Pnrr possa affievolirsi.
L'incontro a largo Chigi termina dopo poco più di un'ora. Con i sindacati divisi sull'approccio del governo al Pnrr e sulla valutazione dell'incontro con i tecnici Ue. "Denunciamo un grave stallo sull’implementazione del piano nazionale di ripresa e resilienza che, come più volte sottolineato, rappresenta un’occasione irripetibile per il futuro del Paese", dichiara il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Che incalza: "Preoccupano i ritardi e l’incertezza sulle prossime scadenze che rischiano di mettere in discussione, oltre alla terza rata non ancora erogata, anche la quarta e la quinta, in un anno clou come il 2023 che, in base alla programmazione stabilita, prevede il picco di fondi per realizzare gli investimenti previsti". Anche la Uil è critica, con Veronese che punta il dito contro il governo: "Nonostante siano state incluse nella cabina di regia, le parti sociali non hanno avuto ancora la possibilità di entrare nel merito dei provvedimento". La Cisl, invece, è decisamente più morbida: "Valutiamo positivamente l’incontro con i massimi esponenti della Commissione europea preposti alla verifica dell’attuazione di tutti i piani di ripresa e resilienza", dice il segretario confederale Ignazio Ganga, che auspica l'arrivo, in tempi rapidi, della terza rata del Pnrr, ancora congelata a Bruxelles.
La proposta del governo all'Ue: "Il Fondo sovrano finanziato anche con il Pnrr"
Nelle ore in cui i sindacati marcano le distanze dal governo sulla revisione del Piano di ripresa e resilienza, Fitto è di ritorno da Strasburgo, dove in mattinata ha incontrato il commissario europeo al Bilancio Johannes Hahn. Al centro del faccia a faccia la revisione del Quadro finanziario pluriennale, il bilancio europeo 2021-2027 da circa mille miliardi, a cui si aggiungono i 750 miliardi di Next Generatione Eu. L'Italia chiede una revisione del bilancio e, tra le richieste, rilancia anche l'idea di un Fondo sovrano europeo per "colmare il deficit di finanziamento degl investimenti strategici, comprese le infrastrutture".
In un documento inviato la settimana scorsa alla Commissione europea, che Repubblica ha avuto modo di visionare, il governo italiano propone di finanziare il Fondo "con una maggiore flessibilità delle risorse esistenti". Quindi anche con i soldi del Pnrr. E di valutare nuove risorse proprie, in capo all'Ue, per fare meno fatica con il rimborso del debito generato dai prestiti del Recovery Fund. Ma troppa carne al fuoco rischia di produrre solo fumo: per questo nel documento si spiega che sarebbe opportuno tenere separate le due discussioni. E arrivare così a una revisione intermedia del bilancio entro la fine dell'anno. Intanto, però, il conto presentato dal rialzo dei tassi di interesse si fa più pesante: per i Paesi dell'Ue, compresa l'Italia, le spese per il servizio del debito legato ai fondi del Pnrr restano inferiori al costo del ricorso sul mercato finanziario, ma non per questo fanno dormire sonni tranquilli.