Economia

La Bce come d'attese: "Inflazione troppo elevata". Tassi su dello 0,25%. Lagarde: "Abbiamo ancora strada da fare"

La Bce come d'attese: "Inflazione troppo elevata". Tassi su dello 0,25%. Lagarde: "Abbiamo ancora strada da fare"
(ansa)
La decisione di Francoforte, che aggiorna le stime sull'inflazione: sarà al 5,4% quest'anno. Limata la crescita. La presidente anticipa un nuovo rialzo a luglio. "Seguiremo approccio guidato dai dati". Stop ai reinvestimenti del programma d'acquisto di titoli da luglio. Salvini attacca: "Danneggia imprese e famiglie"
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MILANO - La Bce procede come da attese con l'ottavo rialzo consecutivo dei tassi d'interesse, della misura di 25 punti base come avvenuto nell'ultima riunione, e fa capire che prossimi passi saranno ancora da fare.

Il tasso sui depositi presso la Banca centrale sale così ai livelli massimi dal luglio del 2001, con il 3,5%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginale rispettivamente al 4 e 4,25%. Fin dall'incipit del suo comunicato, la Bce spiega le sue ragioni: "L'inflazione è diminuita ma dovrebbe rimanere troppo elevata per un periodo di tempo troppo prolungato. Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare il ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2% nel medio termine. Ha pertanto deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce".

Lagarde: "Ancora strada da fare"

La mossa arriva all'indomani della scelta adottata dalla Fed, che come da attese si è presa una "pausa" nel percorso di rialzi dei tassi ma ha aperto le porte a nuove mosse nel corso delle riunioni estive: l'aspettativa è per altri due gradini da qui alla fine dell'anno. "Le prospettive di inflazione sono ancora troppo alte", ha chiarito la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa, aggiungendo che "le pressioni salariali stanno diventando una fonte di inflazione sempre più importante". Rispondendo poi alle domande della sala stampa, Lagarde ha spiegato che "non abbiamo raggiunto la meta" e c'è ancora "strada da percorrere", anticipando di fatto un prossimo tasso nella riunione di luglio. "E' probabile che continueremo con i rialzi dei tassi a luglio: non siamo ancora arrivati a destinazione abbiamo ancora strada da fare", ha detto. "Non pensiamo a una pausa", ha aggiunto. Quanto alle decisioni fin qui annunciate, ha parlato di un "consenso molto ampio" nel Consiglio direttivo.

Le stime su inflazione e crescita

L'Eurosistema ha aggiornato quindi le sue stime macro mettendo le previsioni per l'inflazione al 5,4% nel 2023, al 3,0% nel 2024 e al 2,2% nel 2025. "Gli indicatori delle pressioni di fondo sui prezzi rimangono elevati, sebbene alcuni di essi mostrino timidi segnali di attenuazione. Gli esperti hanno rivisto al rialzo le proiezioni per l'inflazione al netto della componente energetica e alimentare, in particolare per quest'anno e il prossimo, a causa dei passati aumenti inattesi e delle implicazioni del vigore del mercato del lavoro per il ritmo della disinflazione. Nel 2023 si collocherebbe quindi al 5,1%, per poi ridursi al 3,0% nel 2024 e al 2,3% nel 2025". Proprio questa revisione "da falco" delle stime sui prezzi è la novità di maggior rilievo appuntata dagli analisti. Revisione opposta, invece, per la crescita che è vista dello 0,9% nel 2023, dell'1,5% nel 2024 e dell'1,6% nel 2025.

L'affondo di Salvini

Matteo Salvini
Matteo Salvini (ansa)

Sulle politiche monetarie di Francoforte si è espresso, dall'assemblea della Concooperative, il vicepremier Matteo Salvini. Ha sparato a zero su Lagarde: "La Bce si rende conto che con la sua politica sui tassi riduce dello 'zero virgolà l'inflazione ma danneggia famiglie e imprese. Mi piacerebbe che la politica economica e infrastrutturale non seguisse solo gli algoritmi in banca e al ministero".

Le ragioni della Bce

D'altra parte è lo stesso comunicato della Bce a spiegare le ragioni dell'azione sui tassi. Quanto fatto finora si sta "trasmettendo con forza alle condizioni di finanziamento" e sta "gradualmente influenzando tutta l'economia. I costi di indebitamento sono aumentati bruscamente e la crescita dei prestiti diminuisce. Le condizioni di finanziamento più restrittive sono una ragione fondamentale per la quale l'inflazione dovrebbe ridursi ulteriormente verso l'obiettivo, poiché ci si attende che queste frenino in misura crescente la domanda". Quanto al futuro, la Bce ribadisce che manterrà condizioni sufficientemente restrittive da riportare i prezzi al +2% e che il suo approccio sarà guidato dai dati.

Tra gli altri annunci, anche l'attesa conferma dello stop "ai reinvestimenti nell'ambito del Programma di acquisto di attività a partire da luglio 2023". Per quel che riguarda il Pepp, il programma lanciato durante la pandemia, "il Consiglio direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma almeno sino alla fine del 2024. In ogni caso, la futura riduzione graduale del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l'adeguato orientamento di politica monetaria. Il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire in modo flessibile il capitale rimborsato sui titoli in scadenza del portafoglio del PEPP, per contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria riconducibili alla pandemia".

La Bce conclude il suo comunicato ricordando di esser pronta "ad adeguare tutti i suoi strumenti nell'ambito del proprio mandato per assicurare che l'inflazione torni all'obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l'ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria". E ricordando che lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria (lo scudo anti spread) "può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell'area dell'euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato di stabilità dei prezzi".