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Ancora una fumata nera per l'ex Ilva

Nessun accordo per la cassa integrazione nello stabilimento  di Taranto. In serata, il Consiglio dei ministri approva una norma che consente la proroga della cig in deroga per le aziende in crisi con più di mille dipendenti
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TARANTO - Nessun accordo per la cassa integrazione nello stabilimento ex Ilva di Taranto. I sindacati continuano a considerare irricevibile la richiesta di Acciaierie d’Italia, considerata la situazione di incertezza sul piano industriale e l’assenza di garanzie occupazionali. Il tavolo convocato oggi al ministero del Lavoro, in videoconferenza, si conclude con un verbale di mancato accordo. L’ulteriore periodo di cig in deroga, ipotizzato dall’azienda a partire dal prossimo 20 giugno, al momento non ci sarà. Acciaierie d’Italia non si arrende e ha già presentato ai ministeri delle Imprese e del Lavoro e alla Regione Puglia un’ulteriore istanza, chiedendo l’accesso al fondo straordinario, per il quale esiste una dotazione di circa 150 milioni, disponibile fino a fine 2023 per far fronte alle richieste delle aziende che hanno esaurito la cig. In soccorso dell’azienda arriva, però, il governo. In serata, il Consiglio d…

TARANTO - Nessun accordo per la cassa integrazione nello stabilimento ex Ilva di Taranto. I sindacati continuano a considerare irricevibile la richiesta di Acciaierie d’Italia, considerata la situazione di incertezza sul piano industriale e l’assenza di garanzie occupazionali. Il tavolo convocato oggi al ministero del Lavoro, in videoconferenza, si conclude con un verbale di mancato accordo. L’ulteriore periodo di cig in deroga, ipotizzato dall’azienda a partire dal prossimo 20 giugno, al momento non ci sarà. Acciaierie d’Italia non si arrende e ha già presentato ai ministeri delle Imprese e del Lavoro e alla Regione Puglia un’ulteriore istanza, chiedendo l’accesso al fondo straordinario, per il quale esiste una dotazione di circa 150 milioni, disponibile fino a fine 2023 per far fronte alle richieste delle aziende che hanno esaurito la cig. In soccorso dell’azienda arriva, però, il governo. In serata, il Consiglio dei ministri approva una norma che consente la proroga della cig in deroga per le aziende in crisi con più di mille dipendenti.  “Con questa norma consentiamo di poter ricorrere alla cassa integrazione straordinaria in deroga fino al 31 dicembre 2023 - annuncia il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo - una di queste aziende è l'ex Ilva di Taranto e in questo modo noi creiamo una disposizione che ci consente di gestire la situazione senza ricadute occupazionali".

Mancano le condizioni

La procedura avviata da Acciaierie d'Italia riguarda 2500 lavoratori dello stabilimento di Taranto, per i quali la cig straordinaria scadrà il 19 giugno. "Rispetto alla riunione di alcuni giorni fa non è cambiato nulla - spiegano Roberto D'Andrea, coordinatore nazionale siderurgia Fiom Cgil, e Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil di Taranto -. Non ci sono le condizioni per un accordo. Permane una situazione di incertezza per i lavoratori e per la complessità della vertenza ex Ilva che, in assenza di un quadro chiaro sul futuro occupazionale, industriale e ambientale, rischia di implodere sia dal punto di vista sociale che ambientale".

La Cgil punta il dito contro Acciaierie d'Italia. "È del tutto evidente - insistono D'Andrea e Brigati - che la vertenza ex Ilva è in una fase di stallo per responsabilità della multinazionale, sia nella gestione della cassa integrazione, che di investimenti certi sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie e di rilancio della produzione dello stabilimento di Taranto e degli altri siti e per responsabilità del governo che, ad oggi, non ha fatto chiarezza sui futuri assetti societari, soprattutto nella mancata presentazione di un piano industriale che riguarda anche la transizione ecologica".

Cosa chiedono i sindacati

Le organizzazioni sindacali chiedono che la vertenza si trasferisca al ministero delle Imprese. L'obiettivo è fare in modo che Invitalia, attualmente al 38 per cento di Acciaierie d'Italia, acquisisca il controllo della società. "Qualunque sia la decisione, va tutelato il salario dei lavoratori - spiega Valerio D'Alò, segretario nazionale della Fim Cisl -. Ci aspettiamo che sia finalmente fatta chiarezza da parte del Governo sulla volontà di un cambio di governance dell'azienda che possa restituire serenità e affidabilità alle relazioni industriali, oggi compromesse da questa gestione scellerata". Anche Davide Sperti, segretario della Uil, chiede di invertire la rotta. "Acciaierie d'Italia - dice - non ha mutato posizione, il piano industriale non c'è, la prospettiva del gruppo non è in alcun modo delineata e soprattutto noi riteniamo di non poter più discutere con l'attuale management". 

Questioni che torneranno sul tavolo lunedì prossimo, quando il dossier ex Ilva sarà oggetto di discussione fra il ministero delle Imprese e del made in Italy e le segreterie conferderali dei sindacati di settore.